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Freddo sulla linea Mosca-Pechino: stop all’import di elettricità russa. L’amicizia ha un prezzo, ed è troppo alto
Stop elettricità dalla Russia alla Cina: quando il prezzo rompe l’alleanza. Dal 1° gennaio Pechino chiude i rubinetti per costi troppo alti.

Non sono tutte rose e fiori tra l’Orso e il Dragone, soprattutto quando si tratta di mettere mano al portafoglio. Sembra che l’amicizia “senza limiti” tra Russia e Cina abbia incontrato un ostacolo molto pragmatico e squisitamente economico: il prezzo della bolletta.
Secondo quanto riportato venerdì dal quotidiano economico russo Kommersant e confermato dalle agenzie internazionali, la Cina ha interrotto le importazioni di elettricità dalla Russia a partire dal 1° gennaio 2026. Non si tratta di una rottura diplomatica, ma di un problema commerciale: i prezzi dell’energia russa non sono più competitivi.
La dura legge del mercato
La notizia, sebbene tecnica, è di grande rilevanza geopolitica. Il Ministero dell’Energia russo ha confermato a Reuters di essere in trattative per una possibile ripresa delle forniture, ma la situazione attuale è di stallo. La motivazione è semplice:
- Il sorpasso dei prezzi: Per la prima volta, nel 2026, i prezzi dell’export russo hanno superato i prezzi dell’energia sul mercato interno cinese. Non c’è interesse nell’importazione.
- Convenienza economica: Pechino, sempre attenta ai costi industriali, ha ritenuto antieconomico continuare ad acquistare energia da oltre confine quando produrla in casa (o acquistarla altrove) costa meno.
Fonti vicine al dossier citate da Kommersant ritengono improbabile che l’export riprenda nel corso del 2026, a meno che non si verifichi un drastico riallineamento delle tariffe, cosa difficile nell’attuale congiuntura inflattiva russa.
La posizione di Mosca: priorità interna e porte aperte
La reazione russa cerca di mantenere un equilibrio tra la necessità di valuta pregiata e l’orgoglio nazionale, unita alle esigenze interne. InterRAO, l’operatore russo che gestisce l’export di elettricità, ha chiarito che nessuna delle due parti intende stracciare il contratto, che resta tecnicamente valido fino al 2037.
Ecco i punti salienti della posizione russa:
- Priorità al Far East: Il Ministero dell’Energia ha sottolineato che la priorità attuale è soddisfare la crescente domanda di elettricità nelle regioni dell’Estremo Oriente russo, che spesso soffrono di deficit energetici.
- Disponibilità condizionata: Mosca si dice pronta a riaprire i rubinetti “se riceverà una richiesta corrispondente da Pechino e se saranno raggiunti termini di cooperazione reciprocamente vantaggiosi”.
In sintesi: l’energia ci serve anche a noi, ma se pagate il giusto, ve la diamo.
Non solo elettricità: i precedenti sul gas
Questa disputa non è un caso isolato, ma rientra in un pattern ormai consolidato nelle relazioni sino-russe. La Cina è un partner commerciale fondamentale per la Russia sanzionata dall’Occidente, ma è anche un negoziatore spietato che sa sfruttare la sua posizione di forza.
Un esempio lampante è il gigantesco progetto del gasdotto Power of Siberia 2, che dovrebbe trasportare gas dalla Russia alla Cina via Mongolia. L’accordo finale continua a sfuggire proprio a causa di divergenze sul prezzo: Pechino vuole pagare il gas quasi a prezzo di costo, mentre Gazprom necessita di margini per sostenere la propria economia di guerra.
L’interruzione dell’elettricità è quindi un altro segnale che, nonostante la retorica politica, l’integrazione economica tra i due giganti eurasiatici procede a singhiozzo e solo quando i numeri quadrano per entrambi.
Domande e risposte
Questo stop alle forniture segna una crisi politica tra Russia e Cina? Non necessariamente. Si tratta di una disputa puramente commerciale. Le relazioni politiche rimangono solide in funzione anti-occidentale, ma la Cina distingue nettamente tra alleanze strategiche e affari. Pechino non è disposta a sussidiare l’economia russa acquistando risorse a prezzi fuori mercato. È il classico pragmatismo cinese: amicizia sì, ma i conti si fanno separati.
C’è la possibilità che l’export riprenda a breve? Le probabilità per il 2026 sono basse. Se i prezzi russi rimangono superiori a quelli domestici cinesi, non c’è logica economica per l’acquisto. Tuttavia, l’infrastruttura esiste e il contratto è valido fino al 2037. Se in estate la Cina dovesse affrontare picchi di domanda o ondate di calore che mettono sotto stress la sua rete, potrebbe tornare ad acquistare anche a prezzi maggiorati per evitare blackout.
La Russia subisce un danno economico grave da questo blocco? Il danno è relativo. Sebbene Mosca perda una fonte di entrate in valuta estera, l’elettricità “risparmiata” serve a coprire il fabbisogno delle regioni dell’Estremo Oriente russo, che sono in forte crescita e spesso a corto di energia. Paradossalmente, questo stop evita a Mosca di dover razionare l’energia ai propri cittadini per venderla ai cinesi, riducendo il potenziale malcontento interno.








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