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FINIAMOLA CON QUESTO SISTEMA BANCARIO: DIVIDIAMO LE MEGA BANCHE.

Tre protagonisti della battaglia per la separazione bancaria al Parlamento Europeo, Marco Zanni, Philippe Lamberts e Fabio De Masi (in rappresentanza dei gruppi EFDD, Verdi e GUE) hanno scritto questa lettera aperta che riproduciamo integralmente. Essa è stata pubblicata in Germania sul Frankfurter Rundschau del 29 giugno e riportata in italiano sul sito di Movisol.org

 

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Solleviamo il problema. Sette anni dopo la più grande crisi finanziaria ed economica che abbia mai colpito l’Europa dal 1920, una sostanziale maggioranza dei governi UE e degli eurodeputati sono pronti a seppellire ciò [che] potrebbe essere stata la più coraggiosa riforma bancaria nella storia dell’Unione. Parliamo della “riforma bancaria strutturale”, sotto la quale sta una idea molto semplice: separare le attività bancarie speculative da quelle caratteristiche.

Il settore bancario europeo è ancora dominato da una manciata di banche cosiddette “sistemiche” che sono così complesse e interconnesse che nemmeno i loro boss, i loro supervisori e nemmeno i legislatori riescono a capire quale sia il rischio che pongono al sistema finanziario e all’economia. Così, la promessa di leader mondiali come quelle della cancelliera tedesca Angela Merkel che i contribuenti non pagheranno più il conto per le speculazioni delle banche è disonesta o folle. Salvare dalla crisi le banche “troppo grandi per fallire” è semplicemente impossibile, come ci ha insegnato malamente il collasso di Lehman Brothers.

Negli ultimi trent’anni, le mega banche sono cresciute grazie alla deregolamentazione a tassi molto superiori a quelli dell’economia che avrebbero dovuto servire. Questa crescita naturalmente non è frutto dell’attività nell’economia reale, ma è conseguenza di una enorme espansione delle attività speculative nei debito, equity, cartolarizzazione e mercati derivati. Le dimensioni contano: ci sono evidenze empiriche schiaccianti che dimostrano come un settore finanziario ben sviluppato e fondato su di un sistema bancario basato sulle relazioni e supportato da corrette attività sul mercato dei capitali possa essere di sostegno alla crescita.

Le mega banche costituiscono gruppi di attività miste distribuite su centinaia di sussidiarie che uniscono i cosiddetti “servizi bancari caratteristici” utilizzati dalla gente comune e dalle piccole aziende, dorsale dell’economia – conti correnti e servizi di pagamento, risparmi e assicurazioni, consulenza e gestione finanziaria e prestiti – con le attività di “investimento bancario” – come la capitalizzazione di grandi imprese attraverso l’emissione di azioni e obbligazioni e la negoziazione di tali titoli così come servizi più complessi come i derivati. Tutto ciò porta a una esposizione in mercati dei capitali estremamente volatili.

Questo modello di “banca universale” ha una serie di effetti collaterali perversi. Uno di questi è che i depositi, per i quali le banche pagano interessi molto bassi, abbassano il costo di finanziamento delle banche al di sotto dei livelli di un tipico investitore non bancario nei mercati finanziari, concedendo così alle banche di investimento un vantaggio competitivo e un incentivo a elevare il rischio di mercato. Un altro è che le divisioni di investimento delle banche possono essere utilizzate per “pacchettizzare” prestiti poco affidabili e scaricarli nei mercati finanziari, riducendo così il bisogno di criteri prudenti per la concessione del credito e aumentando il rischio sistemico come successo per i “sub-prime”. Inoltre, la più grande di queste Banche Universali sa che le sue divisioni di investimento possono fare scommesse rischiose che altri non possono permettersi perché sanno che nel caso dovesse loro andar male, i governi sarebbero obbligati a farsi avanti per proteggere i servizi bancari di base e i correntisti. Così, i veri nemici dell’economia di mercato sono Deutsche Bank e soci.

In breve, consentire alle mega banche di continuare a utilizzare i loro servizi bancari tradizionali per finanziare, direttamente e indirettamente, la crescita dei bilanci attraverso attività altamente volativi che non hanno niente a che fare con l’economia reale, è andare a cercarsi rogne. È un po’ come finanziare un negozio di fuochi d’artificio con un negozio di legname … e mettere entrambi sotto lo stesso tetto! È per questo che le autorità dovrebbero semplificare, focalizzare e migliorare la sicurezza dei sistemi bancari separando le mega banche. Questa misura dovrebbe richiedere una effettiva separazione tra i servizi quotidiani essenziali alla vita economica delle persone comuni e delle imprese, e quelli molto più critici (e in molti casi economicamente disastrosi) di negoziazione. I primi – gestiti da una banca commerciale chiaramente identificata – continuerebbero naturalmente a beneficiare delle assicurazioni sui depositi mentre i secondi dovrebbero essere in grado di sostenersi autonomamente, impedendo alle banche di derubare i contribuenti.

Nel gennaio 2014, la Commissione europea ha proposto un regolamento esattamente su queste linee. In effetti, l’esecutivo dell’Unione ha introdotto una importante falla nel sistema rinunciando timidamente all’automatismo della regola, in favore di una discrezionalità dei supervisori. Ciononostante, invece di cercare di riparare questa falla, la maggior parte dei membri del Parlamento europeo e dei governi si sono affrettati a soffocare l’idea stessa di separazione bancaria.

Gli argomenti che i primi hanno portato per giustificare l’inerzia sono noti: “la separazione ucciderebbe la competitività internazionale delle nostre banche” (ma non veniva prima la sicurezza?), “troppi limiti ucciderebbero il flusso del credito e rallenterebbero la ripresa dell’economia” (ma non è stata proprio la fragilità delle banche a scatenare il testa coda dell’economia?) e così via.

Il fatto che la maggior parte dei legislatori siano così felici di difendere gli interessi delle maggiori banche si deve al fatto che la pressione dei media e dell’opinione pubblica sembra essere ridimensionata dallo scoppio della crisi nel 2008. Pochi avrebbero osato opporsi alla separazione bancaria e alla speculazione bancaria allora, sarebbe costato loro un sacco di voti.

Il tempo sembra essere il peggior nemico della regolamentazione bancaria. Abbiamo dimenticato che per finanziare le mega banche in crisi sono stati persi sette anni di crescita nella UE e mobilizzati 1,6 miliardi di euro dei contribuenti? … che l’impennata dei debiti pubblici e deficit pubblici che ne è derivata ha costretto i governi a tagliare la spesa pubblica, il che ha condotto a una depressione economica, paralizzato l’investimento privato e lascia una enorme liquidità ai mercati finanziari mentre il credito all’economia reale si contrae?

La buona notizia è che non tutto è (ancora) perduto. Il 26 maggio, una coalizione di liberali e conservatori non è riuscita a raggiungere la maggioranza necessaria per far approvare una versione molto annacquata della proposta della Commissione che avrebbe archiviato ogni speranza di una riforma efficace. Così, gli eurodeputati dovranno ricominciare i negoziati dall’inizio. Lavoreremo più duramente che mai per costruire una maggioranza su questa riforma ambiziosa ma così necessaria.

Per riuscire, dovremmo convincere la maggioranza dei socialisti, specialmente quei deputati di paesi come la Francia, la Germania e il Regno Unito che hanno le principali banche la cui riluttanza all’azione ha protetto il sistema finora. Dovrebbero agire, così come noi, nell’interesse dei cittadini e non dei privati costringendo le banche a investire nell’economia reale e non in quella finanziaria.

Fabio De Masi (GUE)

Marco Zanni (EFDD)

Philippe Lamberts (GREENS)

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