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Finalmente Grillo propone il referendum contro l’Euro: la promessa grillina mantenuta (con ritardo) fa sperare che le condizioni al contorno stiano cambiando, a scapito della Germania

Grillo aveva promesso fin dal 2012 un referendum contro l’euro per uscire dalla moneta unica: l’Italia era e resta l’unico paese in grado di collassare l’euro – come per altro candidamente ammesso dai tedeschi -, sia per la dimensione del proprio debito, sia per l’enorme risparmio delle famiglie italiane in grado – alla bisogna – anche di ripagare il debito estero (risparmio per altro eroso giorno dopo giorno dalle politiche dei vari governi succedutisi dalla fine del 2011) che soprattutto dal fatto che quasi tutto il debito italiano è tecnicamente ridenominabile in lire dalla sera alla mattina, solo a volerlo….

Bene, ora Grillo si sveglia e fa quello che promise prima delle elezioni politiche del 2013, un referendum contro l’euro, bontà sua… Questo mi fa intendere come le cose stiano cambiando. Premesso che, al di fuori delle convinzioni personali che non voglio commentare, Renzi sembra l’unico primo ministro possibile base numeri di maggioranza e base desiderata del vincolo esterno [certamente presente nella politica italiana, memento il golpe contro Berlusconi ben ordito dall’estero]: sembra che le condizioni al contorno stiano cambiando permettendo – forse – un vero cambiamento che per l’Italia non può che passare per un’uscita dalla moneta unica. Non che Renzi in questo scenario possa aggradare particolarmente, ma questa è la realtà dei fatti e soprattutto dei numeri (41%…). Mi permetto solo di commentare che mi pare meglio l’ex sindaco di Firenze piuttosto di un ipotetico governo Bersani della sinistra quasi antagonista (coagulata attorno al feudo di Primo Greganti, l’unico, vero, reale sopravvissuto di Tangentopoli, c’era nel 1994 e c’è nel 2014 – memento le indagini sulle supposte tangenti su Expo -). Fosse per me sceglierei diversamente ma tant’è…

Anche Grillo sembra non avere comportamenti veramente originali, potrei dire che rispecchia forse una faccia dell’equilibrio dei poteri che sembra riflettersi nella frantumata lista degli schieramenti della politica italiana: da una parte la frangia europea a cui il comico genovese non appartiene, frangia prettamente iper capitalizzata e post nobiliare [Monti/Mattioli, Elkann, le cordate dei vecchi poteri forti e via discorrendo, tutti soggetti interessati a mantenere la moneta unica in cui i grandissimi patrimoni sono stati convertiti da instabili lire 15 anni or sono], dall’altra la connotazione più atlantica, forse meno interessata al potere spicciolo ma orientata invece al soddisfacimento di esigenze dettate dai megatrends globali, che sia la guerra alla Russia o il supporto in medio oriente, un’approvazione a tutto tondo che solo un paese subalterno nell’anima come l’Italia può garantire, certamente non l’imperialista Germania. Nell’angolo i contigui alla Russia o al suo Zar, tra cui il disarcionato Cavaliere e la giovane vittima di una leggerezza pro russa imperdonabile nel contesto attuale, Enrico Letta (fu l’unico leader occidentale a partecipare all’inaugurazione dell’Olimpiade invernale di Sochi prima di essere fatto cadere tanto rapidamente quanto impiegò a diventare immobile primo ministro).

Oggi forse qualcuno a Washington si sta rendendo conto che la Germania, senza strappi e con pazienza, sta giocando la propria partita con la grande Russia, ossia non sta osteggiando veramente Putin, oltre ad accumulare enorme ricchezza grazie all’euro. Parallelamente, il supporto tedesco in Medio Oriente alle politiche USA è pari a zero, possibilmente anche negativo indirizzando probabilmente sottobanco le azioni dell’alleato storico turco contro gli interessi USA. Dico io, magari anche Obama se ne sta accorgendo, anche se – diciamolo – il primo presidente nero degli USA non brilla per lungimiranza e accortezza in politica estera, pur restando l’unico game changer globale. Magari Grillo, sempre vicino a Via Veneto, sta finalmente prendendo posizione in senso anti tedesco e forse questo non è un caso in termini di tempismo. Tale grande novità nel panorama politico italiano (ed europeo), una sfida reale alla moneta unica, sarebbe chiaramente più che benvenuta per chi scrive!

Vedremo, sono curioso di vedere cosa succederà nelle prossime settimane, prima delle elezioni di Mid Term americane [in cui ritengo i democratici potranno prendere una sonora batosta]. Certo che è stato interessante, al primo barlume di sfida reale all’euro, vedere una fitta schiera di italiani che scommettevano – per interesse personale – sulla disfatta italica legata alla permanenza nell’euro imprecare e spiegare con non poca tensione che uscire dalla moneta unica sarebbe stato comunque drammatico. Tutte cazzate, uscire dall’euro per quelli che amano l’Italia è l’unico modo per garantire una vita dignitosa alle future generazioni, e questo non vale solo per l’Italia ma per tutti i paesi europei esclusi quelli del blocco tedesco. Chi dice diversamente sta scommettendo in vario modo sulla disfatta dell’Italia, chi per accaparrarsi le risorse in via di privatizzazione, chi proponendo improbabili vie di uscita personali, chi per invidia della ricchezza storica dei molti italiani che ce l’avevano fatta nel Belpaese fino allo scoppiare della crisi, chi per contiguità agli interessi tedeschi (gli unici a guadagnarci veramente dalla moneta unica, a scapito dei periferici).

Per inciso, deve essere chiaro a tutti che se non si fa qualcosa rapidamente – leggasi approntare una proposta seria per uscire dall’euro passando per una sfida all’austerità euroimposta – nel giro di 5 anni l’Italia finirà in miseria.

Verificate e mi direte.

Tenete da conto la candela che la processione è lunga.


Mitt Dolcino

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