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FCAS: L’industria tedesca e i sindacati premono per lo “scisma”. Meglio due caccia diversi che uno stallo eterno

FCAS al bivio: industria e sindacati tedeschi chiedono di sdoppiare il caccia europeo per salvare posti di lavoro e sovranità tecnologica.

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Il sogno di un unico caccia europeo di sesta generazione sembra scontrarsi, ancora una volta, con la dura realtà degli interessi nazionali e industriali e avviarsi a un futuro complicato e nebuloso. L’Associazione delle Industrie Aerospaziali Tedesche (BDLI) e il potente sindacato IG Metall hanno lanciato un messaggio chiaro alla politica: per salvare il programma FCAS (Future Combat Air System), potrebbe essere necessario sdoppiarlo, il che significa annullarlo.

L’idea, che fino a qualche mese fa sarebbe stata considerata un’eresia, è ora sul tavolo come una soluzione pragmatica: sviluppare due velivoli distinti per garantire che la Germania non diventi un semplice pagatore passivo delle tecnologie altrui.

Dallo stallo alla proposta: la soluzione a due velivoli

Attualmente, il cuore del programma FCAS prevede lo sviluppo di un unico caccia di nuova generazione (NGF – Next Generation Fighter), destinato a operare in sinergia con sciami di droni (“Remote Carriers”) e un’infrastruttura di combattimento cloud. Tuttavia, la realtà industriale racconta una storia diversa.

Il progetto è impantanato in una disputa ormai cronica tra la francese Dassault e la divisione Defence and Space di Airbus (che rappresenta gli interessi tedeschi e spagnoli). Il nodo del contendere è la divisione dei compiti:

  • La pretesa francese: Dassault, forte della sua esperienza con il Rafale, richiede una quota di lavoro significativamente superiore al 50% sul caccia vero e proprio, relegando i partner a ruoli di subfornitura.
  • La resistenza tedesca: Airbus rifiuta questo schema, che violerebbe gli accordi originali di parità tra le nazioni.

Di fronte a questo vicolo cieco, che secondo fonti del settore può essere risolto solo con un intervento politico diretto della Cancelleria, BDLI e IG Metall propongono di tagliare il nodo gordiano: sviluppare due piattaforme aeree distinte, mantenendo comune l’architettura dei sistemi (cloud e droni).

Una questione di sovranità industriale e posti di lavoro

Se lo Stato tedesco investe miliardi di euro dei contribuenti, il ritorno in termini di know-how tecnologico, valore aggiunto e occupazione deve ricadere sul territorio nazionale.

Jürgen Kerner, secondo presidente di IG Metall, ha sintetizzato perfettamente il concetto:

“Sosteniamo espressamente le partnership cooperative nell’industria della difesa in Europa. Tuttavia, deve essere chiaro che se il governo tedesco investe il denaro dei contribuenti in un progetto transfrontaliero come FCAS, una quota equa del valore aggiunto deve essere generata in Germania e qui devono essere garantiti posti di lavoro”.

Secondo il sindacato e l’industria, la soluzione a due velivoli garantirebbe:

  • Certezza nella pianificazione: eliminando i veti incrociati tra Parigi e Berlino.
  • Tutela della filiera: dalle grandi aziende alle PMI tedesche, che rischierebbero di essere escluse da un progetto a guida totalmente francese.
  • Indipendenza strategica: permettendo alla Germania di mantenere le proprie capacità di progettazione aeronautica.

FCAS SCAF

Una “maturazione” o la strada per nessun caccia=

Marie-Christine von Hahn, CEO del BDLI, ha cercato di disinnescare le critiche di chi vedrebbe in questa mossa la fine della cooperazione europea. “Una soluzione con due velivoli non è un fallimento, ma piuttosto la maturazione del FCAS”, ha dichiarato, sottolineando come questo approccio ridurrebbe gli attriti, permettendo la cooperazione solo “dove ha senso dal punto di vista economico e tecnologico”.

In sintesi, la Germania possiede una struttura industriale solida e un bilancio federale che, seppur sotto pressione, permette ancora investimenti coraggiosi. L’idea è semplice: collaborare sui sistemi, ma costruire le macchine in autonomia se non c’è accordo sulla leadership.

Realizzare due macchine però può anche voler dire nessuna macchina. Il costo per sviluppare un caccia di sesta generazione è enorme, ma Dassault può contare su possibili ordini da altri paesi. Airbus arte, in questo settore, da zero. Forse l’offerta di Crosetto di aderire al GCAP sarebbe più conveniente.

Il pallino passa a Merz

La decisione su come procedere doveva arrivare entro la fine dell’anno scorso, ma il silenzio è stato assordante. Ora la palla passa alla Cancelleria federale. Berlino dovrà decidere se accettare il dominio tecnologico francese in nome di un’unità politica di facciata, o se difendere la propria base industriale optando per la soluzione dei due caccia. Una scelta costosa e anche complessa, che allungherà comunque i tempi di consegna degli aerei.

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