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FCAS: L’Industria Aeronautica Tedesca verso l’estinzione? Dassault vuole tutto (con i soldi di Berlino)

Un documento riservato svela le pretese “dogmatiche” di Dassault: Berlino deve pagare, ma Parigi vuole comandare. L’industria tedesca si ribella.

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L’industria aeronautica militare tedesca è a un passo dal baratro? La risposta, purtroppo, pende decisamente verso il “sì”, specialmente se il progetto FCAS (Future Combat Air System) dovesse implodere o, peggio, se passassero le pretese totalizzanti dei “cugini” francesi.

Stando a un documento riservato della BDLI (l’Associazione delle industrie aerospaziali tedesche) recentemente trapelato e citato da fonti specializzate come Hartpunkt, la situazione dei negoziati sul Next Generation Weapon System (NGWS) cioè il FCAS,  è critica. Il motivo? La Dassault Aviation sembra aver deciso, dal dicembre 2024, di voler giocare da sola, o meglio, di voler comandare da sola utilizzando però il portafoglio dei partner, ai quali vuole lasciare solo le briciole. All’industria tedesca dell’aviazione resterà il nulla.

Idea del FCAS 

La “Grandeur” industriale e il rischio di vassallaggio

La posizione di Dassault viene descritta nel documento come “dogmatica”: l’azienda francese richiede il controllo esclusivo sulla progettazione del velivolo (il New Generation Fighter – NGF) e, fatto ancora più grave per gli equilibri industriali, la sovranità assoluta sulla selezione dei fornitori. In pratica, Parigi deciderebbe chi lavora, come si lavora e quanto si guadagna, mentre Berlino (e Madrid) si limiterebbero a firmare gli assegni.

Secondo l’allarme lanciato dalla BDLI, se queste richieste venissero accettate, il contributo tedesco si ridurrebbe a un ruolo di vassallaggio tecnologico, nettamente inferiore per qualità e quantità rispetto a quanto avviene oggi con il programma Eurofighter. Non è solo una questione di assemblaggio di lamiere, ma di know-how strategico. Sono a rischio settori chiave in cui la Germania eccelle:

  • Tecnologia dei sensori avanzati e radaristica;

  • Reti intelligenti e data-link sicuri;

  • Sistemi d’armamento integrati e gestione del “Cloud” di combattimento.

L’associazione industriale tedesca non usa mezzi termini: un cambiamento unilaterale della sovranità sul sistema esporrebbe la Germania ai “capricci” di Dassault per decenni. Il risultato? Il denaro dei contribuenti tedeschi verrebbe utilizzato per finanziare il consolidamento del quasi monopolio aerospaziale francese in Europa. Un suicidio industriale assistito, giustificato da una retorica di cooperazione che sembra funzionare a senso unico.

Il bluff tecnico: Dassault è davvero così superiore?

Mentre l’industria tedesca cerca di resistere a questo tentativo di “takeover” ostile mascherato da cooperazione, sorge spontanea una domanda che in pochi osano fare ad alta voce: Dassault ha ancora le competenze per fare tutto da sola?

La narrazione francese è sempre impeccabile, costruita su decenni di marketing di stato, ma i dati tecnici raccontano una storia diversa, forse meno lusinghiera. L’ultimo vero caccia manned (con pilota) progettato interamente da nuovo da Dassault è il Rafale. Il suo primo volo risale al 1991. Parliamo di un progetto concepito durante la Guerra Fredda, quasi un quarto di secolo senza che gli ingegneri francesi abbiano dovuto sviluppare da zero una nuova cellula ad alte prestazioni destinata alla produzione di massa.

Certo, ci sono stati aggiornamenti costanti (spesso grazie all’eccellente elettronica di Thales, che è un’entità distinta) e il drone sperimentale Neuron. Tuttavia, quest’ultimo è un dimostratore subsonico, privo di armamenti reali e con una manovrabilità limitata. Sviluppare un caccia di sesta generazione è un salto quantico rispetto all’aggiornamento di una cellula degli anni ’90.

Al contrario, la tanto vituperata industria tedesca, guidata da Airbus Defence and Space e dai suoi partner, non è rimasta a guardare i cantieri.

Tabella: Competenze a confronto

Settore TecnologicoDassault (Francia)Industria Tedesca (Airbus & Co.)
Ultimo Caccia NativoRafale (progetto anni ’80/’90)Eurofighter (sviluppo continuo condiviso)
Guerra ElettronicaAggiornamenti su piattaforma RafaleTornado ECR (unico nel suo genere in Europa) & Eurofighter EK
RadaristicaThales RBE2Hensoldt AESA (nuova generazione)
Sviluppo AerodinamicoDrone Neuron (sperimentale, subsonico)Kit Modifica Aerodinamica (AMK) per Eurofighter
PropulsioneSafranMTU Aero Engines (partner in Eurojet e in FCAS)

Mock up di un FCAS SCAF

La resistenza tedesca: Airbus e il Bundestag si muovono

Airbus e i suoi partner della catena di fornitura (tra cui giganti come Hensoldt, Liebherr, Diehl, MTU, Rohde & Schwarz) hanno mantenuto e sviluppato competenze di livello mondiale. Non siamo di fronte a un deserto industriale, ma a un ecosistema che rischia di essere sacrificato.

A dimostrazione della vitalità del settore, solo poche settimane fa il Bundestag tedesco ha approvato una proposta da 25 milioni di euro per lo sviluppo del “Kit di modifica aerodinamica” (AMK) per l’Eurofighter.

Come dichiarato da un portavoce di Airbus:

“L’AMK migliorerà le prestazioni di volo e ottimizzerà l’integrazione dei carichi esterni… Ciò comporta modifiche significative all’architettura del velivolo.”

Inoltre, la Germania è l’unica nazione europea a mantenere viva la capacità di soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD) con il Tornado ECR, un ruolo che verrà trasferito a una versione specializzata dell’Eurofighter dotata del sistema di autoprotezione Arexis di Saab (integrato dall’industria tedesca). Se la Francia dovesse prevalere nel FCAS, tutto questo know-how verrebbe marginalizzato, portando a licenziamenti di massa in un momento economico già delicatissimo per la Germania.

L’amicizia Franco-Tedesca o sottomissione?

Resta da stabilire se la fine del progetto FCAS danneggerebbe davvero l’amicizia franco-tedesca, come spesso sostengono i sostenitori dell’integrazione europea a tutti i costi. Questa argomentazione, tuttavia, presuppone implicitamente una logica perversa: solo la Francia ha il diritto di essere contrariata. Se la Germania difende i suoi interessi, è “anti-europea”; se la Francia pretende il monopolio, è “strategia”.

In realtà, i fatti mostrano che Berlino sa guardare altrove quando serve:

  1. L’acquisto degli F-35 dagli Stati Uniti per il ruolo nucleare;

  2. L’acquisizione del sistema di difesa missilistica Arrow 3 da Israele;

  3. Il lancio dell’iniziativa European Sky Shield, che ha irritato Parigi proprio perché escludeva sistemi francesi a favore di soluzioni pragmatiche.

Le richieste di Dassault violano accordi di divisione del lavoro già firmati, per cui sono inaccettabili per Berlino. Una vera amicizia tra nazioni deve essere in grado di resistere a tali attriti e basarsi sul rispetto reciproco, non sulla sottomissione industriale di un partner all’altro. Se il FCAS deve diventare un Rafale “Plus” venduto dalla Francia con i soldi tedeschi, forse per Berlino è arrivato il momento di guardare verso Londra (programma GCAP, che però è già al completo) o di rafforzare ulteriormente la propria sovranità tecnologica.

Domande e risposte

Perché Dassault insiste così tanto sul controllo totale (“sovranità”) del progetto?

Dassault vede il FCAS non solo come un progetto cooperativo, ma come l’unica scialuppa di salvataggio per garantire la sopravvivenza autonoma dell’industria bellica francese per i prossimi 50 anni. La Francia, per dottrina strategica (eredità del gollismo), rifiuta di dipendere da “Black Box” straniere. Temono che una gestione paritaria con la Germania, che ha processi decisionali parlamentari più lenti e complessi, possa impantanare lo sviluppo. Pertanto, mirano a ridurre i partner a meri finanziatori e subfornitori, mantenendo il “cervello” del sistema a Parigi.

Quali sono le reali alternative per la Germania se il progetto FCAS dovesse fallire?

Se il tavolo saltasse, la Germania avrebbe due strade principali. La prima è bussare alla porta del programma GCAP (Global Combat Air Programme), guidato da Regno Unito, Italia e Giappone. Questo progetto ha una struttura di condivisione industriale più equilibrata e paritaria rispetto al modello francese. La seconda opzione è un rafforzamento dell’asse atlantico, acquistando più F-35 e sviluppando un “Super-Eurofighter” per colmare il divario fino al 2050, mantenendo viva la filiera nazionale attraverso aggiornamenti radicali come l’AMK e nuovi droni gregari (Loyal Wingman) prodotti localmente.

È vero che il Rafale francese è tecnologicamente vecchio come suggerisce l’articolo?

Bisogna distinguere tra la “piattaforma” (aerodinamica e cellula) e i “sistemi” (elettronica). La cellula del Rafale è figlia degli anni ’80 e, per quanto eccellente, ha limiti fisici non superabili (non è un vero stealth nativo). Tuttavia, l’elettronica, i radar e la suite di guerra elettronica sono stati aggiornati costantemente allo stato dell’arte (standard F4 e futuro F5). Il dubbio degli esperti tedeschi riguarda la capacità di Dassault di progettare da zero un sistema di sistemi di sesta generazione (invisibilità totale, AI, gestione sciami di droni) non avendo creato una nuova cellula pilotata da 25 anni.

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