Economia
Evasione, tre anni di record: recuperati 80 miliardi dal 2023 al 2025

Il record del 2025 acquista ancora più valore se si guarda alla sequenza degli ultimi anni. Il recupero dell’evasione fiscale è passato dai 20,2 miliardi del 2022 ai 24,7 miliardi del 2023, per salire a 26,3 miliardi nel 2024 e raggiungere 29 miliardi nel 2025. Tre massimi consecutivi nei primi tre anni interi del governo Meloni. Rispetto al 2022, l’aumento è di 8,8 miliardi: circa il 43,6% in termini nominali. Una progressione che documenta una capacità crescente dell’amministrazione finanziaria di riportare nelle casse pubbliche risorse dovute e non versate.
Sommando i risultati del triennio 2023-2025 si arriva a 80 miliardi di euro recuperati. È il totale degli incassi dei tre anni, non una stima dell’evasione eliminata definitivamente. Ma dà la misura economica di un’attività che contribuisce alla tenuta dei conti e rende più concreta la prospettiva di distribuire meglio il carico fiscale.
Il primo salto è avvenuto nel 2023: 24,7 miliardi, 4,5 miliardi in più sul 2022, con una crescita di circa il 22%. Nel 2024 sono arrivati altri 1,6 miliardi, pari al 6,5%; nel 2025 l’incremento è stato di 2,7 miliardi, circa il 10,3%. Il miglioramento prosegue dunque anche dopo il forte aumento del primo anno.
Accanto al recupero dell’evasione tributaria, esiste poi una seconda componente: le somme riscosse per conto di altri enti, fra cui istituti previdenziali ed enti locali. Comprendendo anche questi importi, il risultato complessivo passa da 31,4 miliardi nel 2023 a 33,4 miliardi nel 2024 e a 36,2 miliardi nel 2025. Nel 2024 i recuperi per altri enti ammontavano a 7,1 miliardi; nel 2025 a 7,2 miliardi. La distinzione è necessaria per leggere correttamente il record: i 36,2 miliardi rappresentano il totale complessivo, mentre 29 miliardi sono attribuiti alla lotta all’evasione fiscale.
Per comprendere la qualità dei risultati bisogna però andare oltre il totale. Nel 2023, dei 24,7 miliardi recuperati, 19,6 provenivano dall’attività ordinaria e 5,1 dalle misure straordinarie, comprese le definizioni agevolate. Nel 2024 il recupero ordinario è salito a 22,8 miliardi, circa l’87% del totale, mentre la componente straordinaria si è attestata a 3,5 miliardi. L’attività ordinaria è quindi cresciuta di 3,2 miliardi, oltre il 16%, mentre diminuiva il contributo degli strumenti straordinari. È uno degli elementi più significativi: il miglioramento del 2024 poggia soprattutto sul funzionamento corrente del fisco.
La composizione degli incassi rende il quadro ancora più chiaro. Nel 2024, nell’ambito dell’attività ordinaria, 12,6 miliardi sono stati versati dopo la ricezione di atti dell’Agenzia delle Entrate, 5,7 miliardi sono arrivati attraverso le cartelle e 4,5 miliardi dalla promozione dell’adempimento spontaneo. Quest’ultima voce riguarda il lavoro con cui l’amministrazione segnala anomalie e invita il contribuente a correggere la propria posizione.
È un canale che ha assunto un peso crescente: gli incassi da compliance erano pari a 3,2 miliardi nel 2022, sono saliti a 4,2 miliardi nel 2023 e a 4,5 miliardi nel 2024. In due anni l’aumento è stato di circa il 41%. Recuperare prima che si apra un contenzioso significa rendere più rapido il pagamento e impiegare meglio le risorse dell’amministrazione.
Il servizio del Sole 24 Ore del 7 ottobre descrive anche il contributo degli strumenti di controllo più mirati. Nel triennio 2023-2025, l’utilizzo dei dati dell’Archivio dei rapporti finanziari ha consentito di emettere 27.197 avvisi di accertamento, intercettando quasi un miliardo di euro di imposte evase. A questi si aggiungono circa 3.500 ravvedimenti operosi. Sono risultati da distinguere dagli incassi già realizzati, ma indicano il valore dell’incrocio delle informazioni bancarie per individuare situazioni di rischio.
La stessa ricostruzione segnala, per il 2025, 3,19 milioni di lettere di compliance e 11.266 indagini della Guardia di Finanza che hanno portato a sequestri per 3,75 miliardi. Anche in questo caso, sequestri e riscossioni sono grandezze differenti. Il dato mostra comunque come l’invito alla regolarizzazione si accompagni all’azione contro frodi e crediti inesistenti.
I progressi non autorizzano a considerare chiusa la questione. La relazione del ministero dell’Economia richiamata dal Sole stima, per il 2023, un divario di gettito tributario compreso fra 98,7 e 100,1 miliardi, che sale a 107,9-112,8 miliardi includendo i contributi. La propensione all’evasione scende dal 17,5% del 2022 al 17,3% del 2023, ma aumentano gli omessi versamenti. È quindi necessario proseguire sia nell’emersione dei redditi nascosti sia nel recupero delle somme dichiarate e non pagate.
Sul piano politico, questi risultati rendono poco convincente la rappresentazione di un governo disinteressato al contrasto dell’evasione. Il merito dei progressi appartiene anche al lavoro delle Agenzie, della Guardia di Finanza e a strumenti costruiti nel corso di più legislature. All’attuale esecutivo va riconosciuto che durante il suo mandato la crescita è proseguita, fino ai nuovi massimi.
Ora il compito è consolidare il recupero ordinario e ridurre la formazione di nuova evasione. Gli 80 miliardi incassati nel triennio rappresentano una base concreta da cui partire. Una maggiore fedeltà fiscale protegge le imprese regolari dalla concorrenza sleale, rafforza i conti pubblici e crea margini per alleggerire il peso su chi paga. È su questo passaggio, dai record di riscossione a un sistema più equo ed efficace, che si misurerà il valore duraturo dei risultati.







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