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EUROZONA E SCHINDLER LIST 2.0

Cerchiamo di rileggere il famoso film di Steve Spielberg in chiave macroeconomica, con gli occhi di un economista ed aziendalista, perché davvero si arriva a comprendere sino in fondo la natura profonda di Euro ed Eurozona.

Era il 1930, l’anno successivo al crollo di Wall Street. In Germania, viene eletto il Cancelliere Bruning, un tale seguace dell’economia ortodossa che ebbe la brillante idea di adottare le politiche SUPPLY-SIDE: politiche economiche deflattive per ridurre i costi salariali, al fine di seguire il calo dei prezzi e permettere una ripresa dei profitti ed il rilancio degli investimenti.

BRUNING

Il cancelliere ridusse le spese pubbliche, riportando in attivo il bilancio dello stato, e impose la riduzione dei salari di operai e funzionari, oltre alla riduzione dei disincentivanti aiuti ai disoccupati. Le grandi società beneficiarono di sovvenzioni e di riduzioni d’imposta e le banche in difficoltà furono salvate dallo stato. Bruenning intendeva rilanciare le aziende dedite all’export, attraverso una riduzione dei costi di produzione, qualunque fossero state le conseguenze sociali. Le sue misure erano talmente impopolari che portarono Adolf Hitler a diventare nuovo Cancelliere nel 1933 in un paese con oltre 6 milioni di persone disoccupate e al limite della sopravvivenza per malnutrizione.

Il genio dell’inventore dei Mefo (l’ebreo Schacht) consente di ridurre dopo un anno a 3,7 milioni di euro i disoccupati, sino ai 400.000 del 1938. Egli aveva compreso l’importanza della moneta fiduciaria e dei settori a più alto moltiplicatore Keynesiano (quelli che consentono di sviluppare lavoro, eliminare la disoccupazione e, soprattutto, di lavorare anche con sistemi alternativi all’indebitamento estero sintanto che all’interno del paese vi sono materie prime e manodopera).

 

Grafico 1: LA RIDUZIONE DELLA DISOCCUPAZIONE SOTTO HITLER

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Fonte: http://seconda-guerra-mondiale.historiaweb.net/doc/economia-terzo-reich.html

 

Il paradosso della Germania era una grande ricchezza in carbone e, quindi, di una gigantesca industria pesante, anche bellica, in grado di produrre decine di migliaia di veicoli, di aerei, di navi, di carri armati, di cannoni, ma di non aver il combustibile liquido per farli camminare. L’energia che alimentava l’economia tedesca proveniva al 90% dal carbone e solo il 10% dal petrolio. Il petrolio serviva però per muoversi e il piano economico  quadriennale per rendere autonoma la Germania,   grazie ai carburanti sintetici, insufficiente, (i 14 impianti per il combustibile sintetico coprivano quasi il 46% dei bisogni petroliferi della Germania ed altri 6 impianti erano in costruzione) ma ne mancava ancora una metà coperto dalle importazioni russe sancite con il Patto Ribentropp Molotov del 1939. Hitler si era soltanto cospicue forniture di petrolio in cambio  della spartizione della Polonia e di grossi quantitativi di macchinari industriali e di armamenti bellici. Le forniture sovietiche di petrolio alla Germania continueranno fino al 22 giugno 1941. Il giorno dell’invasione nazista della Russia.

I Blitzkrieg servivano proprio per evitare di cadere nella micidiale trappola della mancanza di carburante esattamente come Federico II il Grande fece per evitare di rimanere senza foraggio per i cavalli e cibo per i soldati.

E così i tedeschi entrano in Polonia e si insediano a Cracovia. Siamo nel 1939 e la Germania si organizza per produrre merci anche in questo paese. Agli ebrei venne vietato svolgere attività commerciali, cancellando di fatto 600 anni di storia. L’imprenditore tedesco Oskar Schindler, come tanti altri industriali tedeschi, approfitta di tale divieto per reperire tra gli ebrei il denaro necessario a riattivare un’azienda metalmeccanica ovviamente chiusa.

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Gli imprenditori tedeschi, ogni volta che l’esercito tedesco occupava una nazione si appropriavano delle fabbriche per produrre merce sfruttando impianti esistenti e usando la manodopera locale come personale sottopagato. Schindler preferisce gli ebrei agli operai polacchi perché i secondi costavano un salario maggiore rispetto ai primi.

Trovati i soldi. egli riesce a riattivare la fabbrica per produrre pentole e tegami per l’esercito tedesco e ad assumere oltre mille ebrei e il numero di assunti riesce a soddisfare la sua voglia di intraprendere. Infatti ad un certo punto egli afferma:

“mio padre nello splendore della sua attività è arrivato a 50 persone, io sono già a 300”.

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Grazie alle forniture all’esercito, impegnato su vari fronti di guerra, tra cui quello ad est limitrofo alla sua azienda, Schindler riesce a guadagnare tantissimo denaro in breve tempo anche muovendosi da vero corruttore grazie a merce acquistata al mercato nero con la quale si compra il consenso degli alti vertici locali dell’esercito tedesco.
 
Ad un certo punto della storia, le cose cambiano in modo considerevole.

Per colpa degli italiani, superdisorganizzati e neanche tanto desiderosi di fare sino in fondo i tedeschi, le battaglie in nord-africa e Grecia spezzano le reni all’organizzazione economica tedesca specialmente dal punto di vista della BENZINA. Urge riorganizzarsi.

Ops! Sta a vedere che la colpa di quel che verrà è nostra!

L’uomo che si occuperà della riorganizzazione fu Albert Speer, l’architetto personale di Hitler, un manager capace di spingere al massimo la macchina bellica tedesca.

SPEER

La produzione industriale continuò ad aumentare, nonostante i massicci bombardamenti alleati e raggiunse paradossalmente il massimo nel luglio del 1944. La produzione di aerei , munizioni e armi era stata moltiplicata per tre, quella dei carri armati per sei in raffronto al 1° anno di guerra.

Già da questo comprendiamo come la natura tipica dei tedeschi sia quella di INDUSTRIA CON LO STATO INTORNO, un po’ come per gli Assiri si soleva dire UN ESERCITO CON LO STATO INTORNO. Ma l’apparato tecnico-scientifico-industriale tedesco riesce a stupire e a fare ancora di più, la ricerca della produttività e dell’efficienza, spinta al limite, per sostenere una competizione mondiale portata all’estremo, ossia tramite la guerra, condurrà il mondo verso la più aberrante delle azioni: RIDURRE IN SCHIAVITU’ INTERI POPOLI (in una sorta di riedizione dell’Impero Egiziano dei Faraoni).

Per produrre la benzina sintetica necessaria a far funzionare la macchina bellica inizia la superproduzione presso le fabbriche chimiche (125mila barili al giorno nei primi mesi del 1944), produzione raggiungibile solamente tramite l’impiego di “schiavi”. L’idea era quella di rastrellare ebrei, slavi e altre minoranze etniche, destinati alla morte nei campi di concentramento, sfruttarli nella produzione di benzina sintetica nelle grandi fabbriche prima che questi vengano uccisi.

Ad essi viene inoltre rubato ogni bene e ricchezza, nel film si vede chiaramente l’estrazione di denti d’oro e il prelevamento di gioielli e stoviglie preziose, attentamente contabilizzati, con precisione certosina, per trasformarli in risorse necessarie a sostenere lo sforzo bellico (che, ricordiamo, oltre ad aver incrementato gli utili delle aziende aveva anche condotto il paese a disoccupazione zero).

Un altro importante particolare che fa capire il funzionamento di un GOLD STANDARD è il tentativo di corruzione tra funzionari statali per il tramite di diamanti con il pronunciamento della frase seguente: “in tempi difficili servono beni preziosi facilmente trasportabili e scambiabili”.

Auschwitz, dove più di due milioni di ebrei trovarono la morte, era per i direttori della I.G. Farben, il colosso chimico integrato nello Stato Nazista, un sito molto favorevole alla produzione di benzina sintetica, grazie alle ricche e vicine miniere di carbone e ad una numerosa “ manodopera”. La I.G. Farben si adattò perfettamente nella gestione dei campi organizzata dalle SS. Poiché la fabbrica era distante sei chilometri da Auschwitz, i deportati arrivavano sfiniti dopo queste marce quotidiane e lavoravano male. La I.G. Farben decise allora di costruire una “dependance” del campo di concentramento più vicino agli impianti: il lager di Monowitz.

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In “Se questo è un uomo”, Primo Levi (chimico in quella fabbrica) la ricorda in questo modo: “ Al suo interno non cresce un solo filo d’erba, e il suolo è impregnato dalle linfe velenose del carbone e del petrolio, e l’unica cosa viva sono le macchine e gli schiavi- le prime più dei secondi.” Nel 1944 più di un terzo della forza lavoro nelle fabbriche della benzina sintetica erano schiavi.

E’ proprio allora che arriva a Cracovia un militare incaricato di costruire un campo di concentramento in cui detenere gli schiavi una volta separata la manodopera utile alla produzione da quella che nel film viene definita ECCEDENZA DI MANODOPERA (anziani e malati, personale non specializzato come cantanti o attori, ecc.). Questi si prende anche tutti gli operai di Schindler perché ovviamente necessari a fini superiori. Schindler riesce a riprendersi i suoi uomini (OPERAI METALMECCANICI PROVETTI) e a mantenere in vita l’azienda fuori dal campo. Ma questo gli costerà del denaro (e qui torna la famosa capacità corruttiva dell’imprenditore tedesco e la dubbia moralità del funzionario statale).

Per l’imprenditore, inoltre, è necessario effettuare una vera e propria ristrutturazione aziendale, cambiare prodotto e mercato, al fine di mantenere e/o incrementare i propri utili: convertire la fabbrica da civile a militare producendo armamenti quali munizioni e granate.

In questo modo, passando da semplici stoviglie alla produzione di materiale utile nello sforzo bellico finale, rammento che era oramai già avvenuto lo sbarco in Normandia, egli riesce ad avere ancora il sostegno delle SS e la loro protezione, ed allo stesso tempo reclutando ulteriore personale ebraico, tra i quali i figli degli internati, per preservarli dalle deportazioni.

Poco tempo dopo la Germania crolla e, con essa, il committente della fabbrica. L’imprenditore fuggirà assieme alla moglie in quanto:

“criminale di guerra ricercato per lo sfruttamento di schiavi al servizio del Partito Nazista”.

Non serve neanche che vi dica che sino alla salita al potere di Hitler il sistema monetario in auge era il Gold Standard e che sino al 1929 in Europa vi erano:

–  l’EURO dell’800 (L’UNIONE MONETARIA LATINA);

– l’Unione Monetaria Scandinava;

– il Gold Mark.

E per cosa si caratterizza oggi l’Eurozona se non di misure di austerity, di salvataggi bancari, di misure che smantellano le PMI a tutto vantaggio dei colossi internazionali, del rastrellamento di lavoratori preparati per servire la capitale, di lavoratori extracomunitari chiamati a svolgere lavori al limite della sopportabilità fisica per salari di semplice sussistenza?

Se avete avuto la pazienza di leggere tutto il pezzo, vi sarete accorti che OGNI MOMENTO E’ FORTEMENTE IMPREGNATO DI ELEMENTI DI MACROECONOMIA: le monete, i beni preziosi facilmente scambiabili, l’austerity, la moneta fiduciaria, l’indipendenza energetica, il costo della manodopera, la saturazione degli impianti, la produttività e il possesso di pozzi petroliferi.

La storia, tende a ripetersi all’infinito! Non dimenticatelo mai…..per ora siamo alla fase dell’austerity, ora attendiamo l’ascesa di leader populisti e l’attuazione di manovre di colonialismo estremo ….ma sarà meglio che intanto qualcuno prepari la Schindler List 2.0

 

Maurizio Gustinicchi

Socio Sostenitore Lega Nord – Riscossa italiana – Economia5Stelle

 

 

 

 

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