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EURO SI…EURO NO… EURO FORSE (di Fabio Dragoni)

“Euro si, euro no. La parola agli italiani” ma soprattutto ad Alessandro Marenzi il conduttore di SKY TG24 che lunedì 9 luglio ha condotto lo speciale dedicato a cosa pensano gli italiani della moneta unica. La trasmissione si è contraddistinta -nonostante le dichiarate buone intenzioni- per la solita grossa e grassa disinformazione un tanto al chilo. 

La parte del leone come era lecito aspettarsi l’hanno fatta i mutui. 

Viene intervistata una famiglia con cinque figli ed un mutuo da pagare erogato nel 2005 con una rata di 750 euro mentre oggi è di circa 600 euro. Si comincia subito con la panzana dei tassi di interesse. Grazie al calo degli interessi in tutti questi anni (vero) la famiglia intervistata ha avuto un beneficio sulla rata che è diminuita (altrettanto vero). Con il ritorno alla lira i tassi aumenterebbero (e perché mai?) ed il bilancio della famiglia salterebbe per aria. Marenzi ovviamente non spiega perché il Giappone con un debito pari al 230% rispetto al PIL paghi un -0,10%. Vale a dire chi investe in titoli nipponici a 10 anni paga lo stesso Governo per il disturbo. E non spiega perché ad esempio il tasso di interesse sui titoli di stati inglesi in sterline sia pari alla metà di quelli italiani. O perché la rata del mutuo della famiglia intervistata nel 2005 era più alta del 25% rispetto ad oggi. Eppure c’era l’euro allora come oggi. Per spiegare tutto questo sarebbe stato sufficiente che Marenzi avesse pronunciato 15 parole non declamare Guerra e Pace di Tolstoji. “I tassi di interesse li decide la banca centrale e non c’entra nulla la moneta”. Punto. Andrebbe contemporaneamente ricordato a Marenzi che la rata del mutuo la si paga con il reddito. E quando in Italia avevamo tassi al 12% non avevamo 6 milioni di disoccupati -inclusi i cosiddetti “scoraggiati” non contati dall’Istat- come oggi (più degli abitanti della Sicilia) o 5 milioni di italiani in povertà assoluta (più degli abitanti del Veneto). Tant’è che la gente acquistava case, pagava mutui. Insomma cose così. Puoi pure avere tassi di interesse pari a zero. Ma senza un lavoro non sarai in grado di rimborsare alcunché.

La disinformazione prosegue sovrana chiedendo ai giovani adolescenti in casa “che effetto vi fa pensare a 1.000 lire” lasciando intendere ai telespettatori che in caso di ritorno alla lira torneremo ad avere le vecchie 1.000 o 10.000 lire. Niente di più falso. Potremmo chiamare la nuova moneta lira o fiorino. Quanto al valore, sarebbe ovviamente convertita secondo il rapporto 1 a 1 con l’Euro. Non ci sarebbero problemi per fare i conti, come invece ci furono quando si passò all’Euro con quel famigerato rapporto di 1.936,27. Attenzione, la conversione non indica il “cambio” e può essere decisa come preferiamo: 1 a 1 è semplice, ma se si volesse si potrebbe fare anche 10 a 1, 10.000 a 1 o 1.547 a 1. Poi, dopo la conversione, il valore della nuova moneta nei confronti delle altre lo deciderà il mercato. 

E qui veniamo alla terza mistificazione del servizio. La lira svaluterebbe ed i benefici effetti sulla bilancia commerciale -del resto oggi già in attivo- non sono minimamente considerati. In compenso si paventano devastanti effetti sui costi delle materie prime e quindi sull’inflazione con tanto di intervista ad un non meglio precisato consulente bancario che ci propina questa balla sesquipedale. Sarebbe stato ad esempio sufficiente chiedere a lui come a Marenzi cosa diavolo è successo alla nostra inflazione quando l’euro è passato in poco più di un anno da 1,4 dollari ad 1,05 dollari. Una svalutazione del 25% che il buon Marenzi ovviamente all’epoca salutava come una formidabile spinta alle nostre esportazioni. Mentre l’inflazione rimaneva così al palo da costringere la BCE ad inaugurare il famigerato Quantitave Easing pur di far ripartire economia e prezzi. Per prevedere il futuro cari colleghi di SKY TG24 è sufficiente studiare il passato. Quello stesso passato che avete raccontato fino all’altro ieri. Con le vostre stesse parole.


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