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#EUCO? MOLTO PIU’ UMILIANTE DEL VIAGGIO DI DE GASPERI NEL ’47 A WASHINGTON. Ed all’epoca eravamo gli sconfitti.

Cosa sono gli amici? Il risultato dell’ultimo Consiglio d’Europa ha rivelato che noi , nella nostra attuale struttura europea, non abbiamo amici. Certo qualcuno, come l’ungherese Orban , si è sbilanciato in un’attestazione di amicizia, gradita, ma piuttosto isolata. Per il resto abbiamo vicini, quando va bene, avversari nella maggior pare dei casi.

Sicuramente l’incapacità diplomatica di Conte ha peggiorato la situazione. Il suo essersi fatto pecora in partenza ha permesso agli altri di farsi lupi, e di luci ce ne sono moltissimi fra i nostri vicini. Un presidente del Consiglio dotato di una diversa dignità personale sicuramente avrebbe ottenuto dei risultati ben diversi, ma, comunque, nessuno può negare che l’Europa è una trappola in cui siamo chiusi con lupi famelici che non vedono l’ora di sbranarci. Il risultato di questo mix deprimente fra un ambiente ostile e l’incapacità della nostra leadership non poteva che causare un’umiliazione mai vista nella storia del nostro Paese, che porta a casa quattro soldi pagati da noi, ma da spendere come vogliono loro e con tanta diffidenza, antipatia ed ostilità come contorno.

Eppure una volta avevamo anche degli amici. Nel 1947 un De Gasperi capo del governo provvisorio di un’Italia sconfitta dalla guerra ed uscita moralmente provata ed economicamente devastata riesce , nel suo viaggio negli USA, ad avere più simpatia e , soprattutto, più aiuti veri, tangibili, dal governo Truman, ma, f atto ancora più importante, riesce a ricostruire un raporto positivo con la pubblica opinione americana. Leggiamo da La Voce del tempo la cronaca del viaggio, anche tecnicamente non facile:

E proprio la figlia, in «De Gasperi ritratto di uno statista» pubblicato da Mondatori nel 1964, racconta il viaggio lunghissimo perché ostacolato dal cattivo tempo e il cambio di aereo a Parigi, «uno Skymaster che fa­ceva un rumore fortissimo, poi la doppia disce­sa alle Azzorre causa il vento troppo forte e il consumo di carburante, ma soprattutto quei let­tini dove dormimmo una prima sera mentre si attraversava l’oceano. L’ap­parecchio soffriva il mo­vimento del vento».

Finalmente l’aereo incomincia a scen­dere su Washington «dove quello che a noi sembrò un esercito, era invece un gruppo in­finito di fotoreporter che gridava a mio pa­dre: “Sorrida, sorrida a sua figlia, sorrida all’amba­sciatore italiano, sorrida al rappresentante del go­verno”. Finalmente approdammo alla Blair House (sede della residenza dell’ambasciatore d’Italia, n.d.r.) pensando di avere superato con di­gnità il primo assalto, senza immaginare i tre­milacinquecento sorrisi che il giorno dopo avremmo dovuto distribuire agli invitati all’ambasciata italiana».

Altre tappe sono: Panamerican Union a Chicago; un congresso a Cleveland organizzato dalla rivista «Time» dove De Gasperi è invitato a prendere la parola; a New York, all’uscita dalla chiesa nella quale assiste alla Messa, la folla entusiasta lo acclama e blocca la circolazione. Ricorda Maria Romana: «I banchetti e i discorsi si seguirono in un carosello faticoso e impressionante rimbalzando tra mazzi di orchidee, adagiati sui tavoli dove senatori, banchieri, giornalisti e uomini dell’industria formavano una variopinta immagine di un’A­merica da noi ancora poco conosciuta».

De Gasperi ha un incontro con James Byrnes, segretario di Stato (ministro degli Esteri) americano, l’unico che il 10 agosto 1946 aveva incoraggiato De Gasperi di fronte ai Ventuno vincitori della guerra e aveva scritto nelle sue memorie «Carte in tavola», pubblicate da Garzanti nel 1948: «Quando De Gasperi lasciò il rostro per tornare al suo posto nell’ultima fila, nessuno gli parlò. La cosa mi fece impressione; mi sembrava inutilmente crudele». Così quando De Gasperi arrivò davanti alla delegazione americana Byrnes gli tese la mano: «Volevo fare coraggio a quest’uomo che aveva sofferto nelle mani di Mussolini e ora stava soffrendo nelle mani degli Alleati».

De Gasperi viene invitato al Congresso dove il presidente Herry Spencer Truman tiene un discorso, onore concesso ra­ramente a uno straniero. Al suo ingresso, senatori e deputati si alzano e lo applaudono. Il dipartimento di Stato 8ministrero degli Esteri) offre un ban­chetto in suo onore e Byrnes beve alla salute dell’Italia che sta attraversando un periodo difficile: «Una situazione che richiede un uomo di grande coraggio per poter essere risolta. E in tutta Italia non vi è uomo di cuore più saldo e di coraggio più grande dell’uomo che qui onoriamo. Se egli non può farlo, nessun altro lo potrebbe e noi siamo ansiosi di aiutare l’Italia».

Nel giorno del banchetto alla Camera di com­mercio di New York – ricorda ancora la figlia – De Gasperi pronuncia un forte discorso: «Non si può volere la libertà di commercio e negare la libertà di lavoro, non si può essere per la libertà della comunicazione economica ed essere contro la libertà di pensiero, delle idee, delle discussioni. Ecco perché una libertà è legata all’altra».

L’ultimo giorno del soggiorno in America arriva la sospirata lettera della banca:  comunica che il prestito richiesto è concesso. Il viaggio negli Stati Uniti frutta risultati superiori alle attese. Oltre al credito della Import Export Bank di 100 mi­lioni di dollari, altre pos­sibilità sono offerte per superare le difficoltà lasciate da una guerra che solo Mussolini e i fascisti avevano voluto e alla quale la popolazione era contraria. De Gasperi incontra John Wesley Snyder, segretario (ministro) del Tesoro con l’incarico di rimborsare all’Italia le spese dell’occupazione americana. Dopo l’incontro con Truman, De Gasperi ritorna con un trattato commerciale, il prestito della Export-Import Bank e l’assicurazione che non sarebbero stati interrotti gli aiuti in cereali e materie prime dell’Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration, Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione) organizzazione costituita dall’Onu per l’assistenza economica e civile alle popolazioni danneggiate dalla guerra.

De Gasperi incontra dei veri amici, magari interessati, ma comunque ben disposti e porta a casa, anche per le proprie capacità, dei risultati importanti e concreti, oltre che alla ricostruzione della simpatia anche personale fra i popoli americano ed italiano. Economicamente quello che portò a casa fu un primo abbozzo del famoso Piano Marshall, che sarà pesato anche politicamente, ma che economicamente fu essenziale per il nostro paese. Perchè possiamo dire tutto il male possibile sugli Stati Uniti, soprattutto quelli degli ultimi 20 anni, ma non possiamo negare che comunque, all’epoca ci furono amici, di quelli veri. Non come gli attuali che ti rubano il portafoglio mentre ti stringono la mano.

Eccovi un video relativo a quel viaggio in cui potrete sentire anche la voce dello stesso De Gasperi, pure in un inglese un po’ tentennante.


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