Attualità
ETS e industria Urso porta a Varsavia la battaglia italiana per cambiare le regole europee
La revisione dell’ETS arriva al tavolo dei ministri europei dell’Industria con una richiesta precisa dell’Italia: fermare la progressiva eliminazione delle quote gratuite finché la protezione dalla concorrenza extraeuropea non avrà dimostrato di funzionare. È su questo punto che Adolfo Urso cercherà di raccogliere consensi lunedì 26 ottobre a Varsavia, alla nona edizione dei “Friends of Industry”, alla quale parteciperà il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné.
Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy è una nuova tappa di un’iniziativa che lo ha collocato tra i principali promotori di una correzione delle politiche europee di decarbonizzazione. La posizione italiana parte da una preoccupazione industriale: imporre costi crescenti alle imprese senza rendere disponibili tecnologie sostenibili e fonti energetiche competitive rischia di spostare produzioni e investimenti fuori dall’Unione.
«L’ETS va riformato per difendere l’industria europea: non c’è più tempo da perdere», afferma Urso alla vigilia della missione. «Gli obiettivi climatici devono essere coerenti con le effettive possibilità tecnologiche ed economiche delle imprese. Occorre quindi mantenere le quote gratuite e sospenderne la graduale eliminazione finché il CBAM non avrà dimostrato la propria efficacia».
Il nodo è il coordinamento fra i due strumenti. L’ETS attribuisce un costo alle emissioni degli impianti europei; il CBAM nasce per applicare un onere legato al carbonio incorporato in determinate merci importate. Nella lettura del ministro, ridurre le assegnazioni gratuite prima di avere verificato l’effettiva capacità del meccanismo alla frontiera di riequilibrare la concorrenza esporrebbe le produzioni europee a un aggravio difficilmente sostenibile.
Urso aveva già portato il dossier nel confronto con Séjourné a Roma. Nel bilaterale dell’8 aprile al Mimit erano state affrontate le prospettive di revisione dell’ETS, insieme alle regole sulle emissioni delle automobili e agli strumenti per rafforzare la competitività manifatturiera. Varsavia offre ora l’occasione per trasferire quel confronto su un piano più ampio, cercando convergenze fra i governi dei Paesi industriali.
Il ruolo che il ministro punta a esercitare è quello di un capofila della revisione: trasformare le obiezioni italiane in proposte condivise e, quindi, in modifiche delle regole. La presenza di Séjourné rende il vertice un passaggio utile per verificare quanto spazio esista fra le richieste delle capitali e le disponibilità della Commissione. L’esito resta da costruire, ma Roma arriva con una linea riconoscibile.
La stessa impostazione guiderà il confronto sull’automotive. L’Italia chiederà di rivedere gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2035 assicurando piena neutralità tecnologica e riconoscendo il contributo dei carburanti climaticamente neutri, inclusi i biocarburanti. Per Urso, anche questo dossier riguarda la possibilità di accompagnare la trasformazione produttiva senza disperdere competenze, occupazione e investimenti della filiera.
Accanto alla revisione dei vincoli, il ministro porterà la richiesta di accelerare l’Industrial Accelerator Act e dare concretezza al principio del Made in Europe. L’obiettivo è favorire gli investimenti nelle produzioni europee e proteggere le filiere strategiche dalla concorrenza sleale. La tenuta dell’industria dipenderà infatti anche dalla capacità dell’Unione di sostenere la domanda, rendere convenienti nuovi impianti e ridurre le dipendenze esterne.
A Varsavia si discuterà inoltre di energia, approvvigionamento di materie prime critiche, intelligenza artificiale nei processi produttivi e semplificazione degli obblighi per le imprese. Sono previsti incontri bilaterali, fra cui quello con il ministro polacco delle Finanze e dell’Economia Andrzej Domański, mentre a margine della ministeriale è attesa la firma della Dichiarazione di Varsavia sulle priorità della politica industriale europea.
Sarà soprattutto il contenuto di quel documento a indicare quanto terreno avrà guadagnato l’iniziativa italiana. Per Urso la sfida è ottenere impegni verificabili: tempi diversi per la riduzione delle quote gratuite, maggiore apertura tecnologica nell’auto e strumenti più rapidi per sostenere chi produce in Europa. Il passaggio decisivo sarà tradurre il crescente confronto sulla competitività in scelte capaci di incidere sui costi e sugli investimenti delle imprese.








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