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Emigrazione immigrazione..il legame macroeconomico che passa per le nostre tasche.

 

albanesi

Ho letto un articolo di Leonardo Parmisano (http://www.sulromanzo.it/blog/emigranti-e-immigrati-c-e-un-rapporto) che ben diagnosticava le differenze  tra emigrazione ed immigrazione contemporaneo sfatando le troppe facili semplificazioni   L’articolo metteva  in luce alcune fondamentali differenze tra l’emigrazione di oggi italiana e quella del passato come alcune caratteristiche dell’immigrazione attuale come ad esempio il fatto che c’è un’emigrazione italiana di alto livello che va all’estero alla ricerca di migliori opportunità e che non c ‘entra nente con l’immigrazione..

Tuttavia sono d’accordo solo parzialmente col testo dell’articolo perché esso tiene conto solo di alcune tipologie e non dei fattori macroeconomici che provocano i due fenomeni . Cominciamo con le tipologie basse Non credo che le migliaia di giovani italici che vanno all’estero a far i camerieri o altri lavori non certo qualificati rientrano nella manodopera di alto livello considerata dell‘articolo, ma essi sono diventati una massa notevole e non se ne vanno dall’Italia  volentieri, se si offrisse loro gli stessi lavori con paghe decente. In questo caso  l’immigrazione incontrollata c’entra e come. Faccio un solo esempio gli ex cassaintegrati dell’Alfa furono assunti da cooperative dediche alla manutenzione ed alla polizia della zona Bicocca. Col tempo sono fallite o han perso l’appalto salvo riapparire con gli stessi dirigenti e la manodopera immigrata pagata la metà degli exoperai. Ad ogni sentenza che dava ragione agli operai le cooperative fallivano di nuovo o perdevano l’appalto per riapparire sotto altro nome vincitrici dell’appalto ….
Su altri settori pesa fortemente la politica di austerity che ha tagliato ricerca posti pubblici e qualificati non che l’effetto macroeconomico dell’Euro che ha portato alla delocalizzazione molti settori produttivi con perdita anche di posti qualificati.( Ovviamente se tali posti esistessero ancor a molti Laureati e ricercatori italaini rimarebbero in Italia). Insomma l’Itala rischia di assumere il modello economico della Fabbrica di cacciaviti alla messicana ed è ovvio che in questo modello non c’è molto bisogno di manodopera qualificata, ma piuttosto di manodopera a buon mercato e qui l’immigrazione di massa c’entra eccome se c’entra.

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Rimarrebbe da capire se la nostra classe diligente è consapevole e quindi responsabile di questo. Penso proprio di sì: cito un episodio che fa capire molte cose qualche anno fa in una conferenza stampa il ministro Mauri illustrava ai giornalisti le linee della sua riforma della scuola . Tra le altre cose che aveva presentato c’era l’obbligo di una specializzazione che avrebbe portato il corso di studi di base per insegnare in Italia a 7 anni . Qualche giornalista pose un’obiezione logica se tale corso di studi sarebbe stato superiore a quello che ( allora) dava sbocchi professionali ben più remunerati e socialmente prestigiosi di quello del’insegnante in Italia ci sarebbe stato in futuro un problema di reclutamento. ( il precariato a vita risolve in parte il problema!) l Ministro si grattò la zucca estrasse qualche foglio borbottò che si in alcuni settori ci sarebbe potuto esserci un problema … ma che avevano pensato alla soluzione: importare insegnanti stranieri che avrebbero accettato gli stipendi rifiutati dei docenti italiani. ( se Mauri fosse stato un politico avrebbe evitato di dirlo) ma non essendolo fece l’ingenuità di dire ciò chi comanda in Italia pensa sul mercato del lavoro: naturalmenet ciò non vale per   i figli e parenti della Casta  … c’è bisogno di altro per capire il legame tra la nostra emigrazione e l’immigrazione?

 

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