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L’economia dei dati in movimento: la telematica come asset strategico per la competitività industriale

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Automobile
Automobile (© Pexels)

In un quadro macroeconomico caratterizzato da una persistente volatilità dei costi energetici e da una catena di approvvigionamento globale che cerca nuovi equilibri, la logistica ha smesso di essere una mera commodity operativa per trasformarsi in un KPI finanziario.

Per le aziende italiane, la sfida odierna non riguarda più solamente la mera movimentazione delle merci, ma la capacità di estrarre valore informativo da ogni chilometro percorso. È qui che la telematica avanzata assume un ruolo preponderante, agendo da cuscinetto contro l’inflazione dei costi operativi.

L’adozione di tecnologie per la connettività dei veicoli si inserisce in un trend più ampio di Industry 4.0, dove il dato diventa materia prima. Le imprese che gestiscono flotte, siano esse composte da mezzi pesanti o veicoli commerciali leggeri, si trovano di fronte alla necessità imperativa di monitorare il TCO (Total Cost of Ownership) in tempo reale. Non si tratta solo di risparmio carburante — voce che comunque incide pesantemente sui bilanci — ma di manutenzione predittiva, sicurezza del conducente e ottimizzazione dei percorsi per ridurre l’impronta di carbonio, fattore che sta assumendo rilevanza anche nei rating ESG.

In questo scenario di trasformazione digitale, il mercato delle soluzioni tecnologiche sta vivendo una fase di forte consolidamento e standardizzazione verso l’alto. Le piattaforme isolate stanno lasciando il posto a ecosistemi globali capaci di gestire moli di dati complesse. Un esempio emblematico di questa evoluzione del mercato è il percorso compiuto da Geotab, che ha recentemente completato l’integrazione del marchio Visirun sotto il proprio brand globale, unendo così la capillarità e l’esperienza locale alla potenza di calcolo di una multinazionale. Questo tipo di sinergie industriali evidenzia come il settore richieda sempre più investimenti strutturali in ricerca e sviluppo per garantire standard elevati.

L’efficienza, dunque, passa attraverso l’intelligence. L’utilizzo di un evoluto software per la gestione del parco veicoli permette ai fleet manager e ai CFO di avere una visione granulare delle spese. Attraverso la reportistica avanzata, è possibile identificare inefficienze latenti, come l’eccessivo tempo di inattività a motore acceso (idling) o stili di guida che accelerano l’usura della componentistica. In termini economici, questo si traduce in una protezione diretta del margine operativo lordo.

Inoltre, la telematica rappresenta l’architrave su cui poggia l’inevitabile transizione verso l’elettrico. La conversione delle flotte aziendali non può basarsi su ideologie o intuizioni, ma richiede un’analisi fattuale della fattibilità: l’analisi dei dati storici di percorrenza permette di capire quali veicoli a combustione interna possano essere sostituiti da veicoli elettrici (EV) senza impattare sull’operatività, garantendo al contempo un ROI calcolabile.

In conclusione, la gestione della mobilità aziendale non è più un settore verticale a sé stante, ma un elemento trasversale che impatta sulla resilienza economica dell’impresa. In un mercato sempre più data-driven, la capacità di interpretare i f lussi di mobilità diventerà, nei prossimi anni, uno dei principali vantaggi competitivi per il tessuto produttivo italiano.

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