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E SE ALLA FINE I TEDESCHI S’INCAZZANO CON LA MERKEL? (di A.M. Rinaldi)

 

 

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Ormai la decisione della Merkel di accogliere i profughi al ritmo di 500.000 all’anno è chiara: comprimere il costo del lavoro per rendere ancora più competitiva l’economia tedesca e sostenere il sistema pensionistico condannato altrimenti nei prossimi anni a revisioni radicali.

Ma i tedeschi, il cittadino della strada cosa ne pensa? Non parliamo di quelli prontamente immortalati dai media compiacenti alla stazione ferroviaria di Monaco di Baviera che aspettavano i profughi sotto i treni per rifocillarli con vestiario e panini, ma della stragrande maggioranza silenziosa che ha appreso la decisione del proprio governo in modo certamente meno entusiastico e in modo scettico.

Passata l’emotività del gesto “umanitario”, inizieranno anche in Germania ad emergere i reali problemi correlati con quella che si sta prospettando come una vera e propria “invasione” di massa. Il popolo tedesco a quel punto come reagirà? Quello stesso popolo che ha riconfermato per tre volte a furor di popolo la Cancelleria Merkel è pienamente d’accordo sulla repentina decisione di aprire le porte della Germania ai rifugiati?

Se inizierà ad essere turbato il loro equilibrio raggiunto dopo decenni e decenni di lavoro e di sacrifici dopo il disastro della II Guerra Mondiale, siamo sicuri che non reagiranno anche in modo forte?

La Merkel ha già fatto sapere che si aspetta che chi raggiunge il paese deve imparare rapidamente il tedesco ed integrarsi velocemente nelle regole, costumi e modo di vivere dei tedeschi, ma sappiamo perfettamente, specialmente noi italiani, che questo non avverrà con facilità. Certo i profughi provenienti dalla Siria sono ben altra cosa di quelli che arrivano con i barconi in Italia da tutto il bacino mediterraneo, ma illudersi che raggiungano subito lo stesso livello e standard del luogo credo che sia una pia illusione.

Quando inizieranno ad emergere problemi di ogni genere nelle tranquille città tedesche, il cittadino medio come la prenderà? Continuerà a fare il tifo per accoglierne altri profughi o inizierà a difendere con le unghie e con i denti il suo orticello? Oppure la Sig.ra Merkel ha già nel cilindro la carta di concedere la cittadinanza tedesca anche ai rifugiati in modo da compensare l’emorragia di voti che potrebbe perdere proprio dai suoi compatrioti?

Quando la competizione del lavoro si concretizzerà presto con ulteriori abbassamenti dei salari che neanche le passate riforme Hartz sono riuscite a compiere, i giovani tedeschi come reagiranno? Faranno anche loro le valige per trovare fortuna all’estero (chiedendo magari consigli ai giovani italiani) con la speranza di adeguate remunerazioni che tengano conto delle loro aspettative dopo anni di studio e sacrifici o preferiranno rimanere sul suolo patrio sgomitando con il figlio del migrante accontentandosi di uno stipendio dimezzato? Quando nelle scuole fra poco ci saranno più figli di migranti che di tedeschi, siamo sicuri che i benpensanti e bigotti di stirpe teutonica digeriranno la decisione di aver aperto le porte del paese e non metteranno la Merkel sul banco degli imputati?

Gli altri partner europei, quando si troveranno presto nelle condizioni di dover liberamente far circolare anche sul proprio territorio i milioni di profughi accolti dalla Germania ormai regolarizzati avendo riconosciuta la residenza comunitaria, sospenderanno Schengen o chineranno la testa come sempre?

Insomma la Merkel questa volta ha fatto i conti senza l’oste: il proprio elettorato!

Antonio M. Rinaldi

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