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Droni contro mercantili: il progetto “Pulling Guard” per salvare le catene di approvvigionamento
DARPA e Raytheon presentano “Pulling Guard”: l’innovativa piattaforma a rimorchio per difendere le navi cargo dagli attacchi dei droni e salvare le rotte del commercio globale senza costi esorbitanti.

Se osserviamo il traffico navale nel Mar Nero attraverso le applicazioni di tracciamento commerciale, noteremo subito una curiosa anomalia. Le navi non seguono più le rotte dirette, le classiche ortodromiche. Al contrario, si stringono timorose lungo le coste meridionali, in particolare a ridosso del litorale turco, nel tentativo di evitare spiacevoli incontri. L’Ucraina, pur essendo sprovvista di una flotta militare convenzionale, ha infatti dimostrato al mondo come l’impiego massiccio di droni, sia aerei che di superficie, possa paralizzare il traffico marittimo.
Purtroppo, questo scenario non è confinato a un singolo scacchiere. Dal Mar Rosso allo Stretto di Hormuz, con alcune eco persino nel Mar Baltico, le rotte commerciali sono diventate un tiro al bersaglio. Le marine militari globali, per quanto tecnologicamente avanzate e gloriose, non dispongono semplicemente dei numeri necessari per scortare ogni singola imbarcazione civile.
Dal punto di vista macroeconomico, l’impatto di questa insicurezza è devastante. La paura si traduce in deviazioni chilometriche, ritardi logistici endemici e, soprattutto, in un’esplosione dei premi assicurativi. Tutti costi extra che si scaricano inesorabilmente sui prezzi al consumo, alimentando strozzature dell’offerta e pressioni inflazionistiche che minacciano la stabilità dei mercati.
Armare direttamente i mercantili per l’autodifesa potrebbe sembrare la mossa più razionale, ma si scontra con una serie di ostacoli difficilmente sormontabili:
- Veti politici internazionali e labirinti legali insidiosi.
- Costi esorbitanti e tempi di cantiere troppo lunghi per modificare strutturalmente navi nate solo per trasportare container.
- Difficoltà nel reperire e addestrare personale specializzato per ogni singolo cargo.
Per aggirare queste inefficienze burocratiche e tecniche, DARPA (l’agenzia del Pentagono per i progetti di ricerca avanzata) e il colosso della difesa Raytheon hanno unito le forze lanciando il progetto Pulling Guard. L’intuizione è pragmatica: se non puoi armare la nave, attacca loro un sistema di difesa a rimorchio.
Si tratta di una piattaforma semi-autonoma progettata per essere trainata direttamente dal cargo ospite, fungendo da vero e proprio scudo retroguardia. Il sistema è concepito come una soluzione difensiva a più livelli, composta da:
- La piattaforma galleggiante trainata.
- Un drone vincolato, che fa da “occhio” sopraelevato.
- Una suite di sensori elettro-ottici e a infrarossi (EO/IR) ad altissima precisione.
I dati raccolti da questi sensori vengono elaborati da un software capace non solo di identificare le minacce in avvicinamento, ma anche di resistere ai sempre più frequenti tentativi di interferenza e attacco informatico. Il vero risparmio operativo risiede nella gestione: un singolo operatore umano, comodamente da remoto, potrà supervisionare contemporaneamente più unità Pulling Guard, mantenendo sempre l’autorità finale per decidere se ingaggiare o meno il bersaglio.
Sebbene DARPA mantenga un certo riserbo, le contromisure impiegate potrebbero spaziare dalla guerra elettronica alle armi a energia diretta, fino all’impiego di piccoli missili intercettori. Il progetto è attualmente nella prima fase di sviluppo (che durerà 18 mesi per affinare software e sensori), a cui seguiranno i test operativi in mare aperto.
Come ha ben sintetizzato Colin Whelan, alto dirigente di Raytheon, l’obiettivo è fornire una soluzione scalabile ed economica per minimizzare i rischi per le merci. In un’epoca in cui il commercio globale rischia il collasso a causa di attori asimmetrici, proteggere le arterie logistiche con soluzioni ingegnose non è solo un esercizio militare, ma una necessità economica assoluta per difendere il benessere e per la tutela della sicurezza.








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