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Draghi il populista: I tre (grossi) problemi dell’Euro che potrebbero far saltare tutto

Oggi c’è un’interessante analisi su Atlantico Quotidiano dell’ultimo, articolato, discorso di Mario Draghi fatta dal sempre lucido @Musso. L’ex presidente della Banca Centrale ha affrontato una serie di temi economici con un certo approfondimento che lo contraddistingue, perchè, parliamoci chiaro, nella marea di nani malevoli che abitano nelle varie istituzioni europee, lui aveva una preparazione da gigante, ma ha anche messo in evidenza tre punti che, solitamente, passano sotto traccia.

Perchè Draghi, nel suo discorso apparentemente molto filoeuropeo, ha colto diverse “Incertezze semplici” ed “Incertezze destabilizzanti”, che nessun media pone in evidenza, ma che saranno dei veri e propri macigni in grado di far deragliare la farraginosa macchina europea.

Le incertezze di cui nessuno parla sono:

  • il WTO ed il rifiuto del “Green deal” a livello mondiale. Senza che voi ne siate informati la Commissione ed il Parlamento Europeo stando andando avanti a legiferare (male) sul Green Deal, ponendo le basi per l’imposizione di una serie di dazi pesantissimi sui prodotti energetici e di importazione che non risulteranno prodotti con caratteristiche “Verdi”. Se per i prodotti energetici le tasche dei cittadini saranno colpite direttamente, il cosiddetto “Sistema daziale di parificazione al carbonio” da applicare alle frontiere si  viene a qualificare come una vera e propria tariffazione illegittima secondo le indicazioni del WTO. Dato che stoltezza Verde che sta colpendo il nord Europa non è detto che si diffonda nel resto del mondo, Cina India ed USA in testa, il rischio oggettivo che Draghi comprende, ma di cui nessuno parla, è che i nostri prodotti vengano poi colpiti da dazi di ritorsione, come è avvenuto con il caso Airbus-Boeing. Questo ci isolerebbe progressivamente e metterebbe seriamente in forse il nostro import export;
  • l’inadeguatezza del Patto di Stabilità e delle norme di bilancio, che ormai stanno mostrando tutta la loro  pericolosa insufficienza e che, nate per stabilizzare e rendere sicuri i debiti europei, viene invece a mostrare sempre più la sua vera natura di elemento di distruzione dell’affidabilità e di destabilizzazione dei debiti nazionali. Eppure, da questo punto di vista la sensisbilità della Commissione è minima, anzi inesistente, basti pensare che il Vice Presidente Dombrovskis continua imperterrito a sostenere il ritorno, a fine 2021, dell’efficacia di queste norme, quando mezza Europa, e soprattutto tutta l’area mediterranea, avrà ampiamente doppiato il limite sul debito che imporrebbe l’applicazione di un rientro restrittivo.

Perfino l’iper ottimista discorso europeo di Draghi mostra come ci siano le basi per il disfacimento della UE senza un processo approfondito di riforme. Draghi è un europeista perchè vuole salvare la UE, e ne indica la strada. I veri nemici della comunità sono invece i vari super burocrati, alla Timmermans, Dombrovskisi etc, che non vogliono cambiare una virgola, anzi vorrebbero ancora più restrizioni e vincoli.

Il Green Deal non è altro che l’esaltazione del dirigismo Sovietico-Europeo più assurdo, con gente che discute di limiti e valori sulla carta senza nessuna idea delle sue conseguenze. Eppure tutto passa con la massima tranquillità, come se fosse deciso per un mondo parallelo, infischiandosene dei cittadini reali.


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