Economia
Dove sono le foreste del mondo? La classifica 2025 e perché (economicamente) ci interessa.
La mappa delle foreste 2025: Russia, Brasile e Canada dominano, ma 5 paesi hanno metà del totale. E gli alberi restano la tecnologia più economica per assorbire CO2.

Spesso ci si riempie la bocca con complesse e costose tecnologie di “carbon capture” (cattura del carbonio). Eppure, la tecnologia più efficiente, economicamente più vantaggiosa ed energeticamente più valida per assorbire la CO2 esiste da sempre: sono le foreste.
Ma dove si trovano questi fondamentali “polmoni” del pianeta? Un nuovo report della FAO, il Global Forest Resources Assessment 2025, ci fornisce una mappa aggiornata e alcuni dati che fanno riflettere, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e geopolitico. L’infografica è frutto di Voronoi-Visual Capitalist
Un “Oligopolio” Verde: Metà del Mondo in 5 Paesi
La prima cosa che salta all’occhio è l’estrema concentrazione. Non stiamo parlando di micro-nazioni, ma di veri e propri colossi che gestiscono, nel bene o nel male, la salute climatica del pianeta.
Il 50% di tutte le foreste mondiali si trova in soli cinque paesi.
La Russia da sola detiene un quinto delle foreste globali. Se aggiungiamo Brasile e Canada, arriviamo al 40%. Con Stati Uniti e Cina, si raggiunge la metà. Questo non è un semplice dato statistico: è un’informazione geopolitica. Significa che le decisioni prese a Mosca, Brasilia, Ottawa, Washington e Pechino possono influenzare il clima globale più di mille conferenze internazionali.
Ecco i dati in dettaglio:
| Rank | Paese | Area Forestale (Milioni di ettari, 2025) | Quota sul Totale Mondiale |
| 1 | 🇷🇺 Russia | 833 | 20.1% |
| 2 | 🇧🇷 Brasile | 486 | 11.7% |
| 3 | 🇨🇦 Canada | 369 | 8.9% |
| 4 | 🇺🇸 Stati Uniti | 309 | 7.5% |
| 5 | 🇨🇳 Cina | 227 | 5.5% |
La tensione tropicale: crescita vs. conservazione
Scorrendo la classifica, troviamo le altre potenze verdi: la Repubblica Democratica del Congo (139M ha), l’Australia (134M ha), l’Indonesia (96M ha) e il Perù (67M ha).
Qui entra in gioco la “tensione tropicale”. Le foreste equatoriali, come l’Amazzonia (Brasile/Perù) o il bacino del Congo (RDC), sono le più vitali per la biodiversità e lo stoccaggio del carbonio. L’Amazzonia da sola immagazzina circa un quarto del carbonio terrestre.
Tuttavia, questi paesi sono anche “hotspot” per l’estrazione mineraria, l’agricoltura intensiva e il taglio di legname. È la classica, e mai risolta, tensione tra la necessità di crescita economica interna e l’esigenza di conservazione globale.
La politica funziona: i casi di riforestazione
Non ci sono solo cattive notizie. I dati mostrano che le politiche attive di riforestazione possono funzionare.
La Cina è al quinto posto non per caso, ma grazie a decenni di iniziative su larga scala come la “Grande Muraglia Verde”.
In Europa, Svezia e Finlandia (entrambe con circa 28 milioni di ettari) dimostrano come un’industria del legno possa coesistere con una gestione sostenibile.
Turchia e Spagna, più in basso nella lista, hanno invertito il declino del XX secolo grazie a massicci programmi di rimboschimento.
Questi esempi dimostrano che strumenti politici—come incentivi alla riforestazione e limiti rigorosi alla raccolta—possono produrre risultati.
Tuttavia, gli esperti sono chiari: la riforestazione (piantare nuovi alberi) è utile, ma non potrà mai sostituire la conservazione delle foreste primarie (quelle originali, mai toccate dall’uomo).
In un’epoca in cui si discute di giganteschi e costosissimi “aspirapolveri di CO2“, forse dovremmo ricordare che la soluzione più efficiente, economica e collaudata come ricorcda anche Statista, e cresce già da sola dal terreno. Basterebbe, semplicemente, proteggerla.
Domande e risposte
- Quali paesi hanno la maggior parte delle foreste mondiali?La stragrande maggioranza delle foreste è concentrata in pochi paesi. La Russia è al primo posto con l’833 milioni di ettari, pari al 20% del totale mondiale. Seguono Brasile (11.7%) e Canada (8.9%). Questi tre paesi da soli controllano il 40% delle foreste globali. Se si aggiungono Stati Uniti (7.5%) e Cina (5.5%), si arriva al 50%. Questo significa che metà del patrimonio boschivo mondiale è gestito da sole cinque nazioni.
- Perché è importante che poche nazioni controllino la maggior parte delle foreste?È un fattore geopolitico cruciale. Le foreste sono i principali “pozzi di carbonio” del pianeta: assorbono CO2 e stabilizzano il clima. Il fatto che siano concentrate in poche nazioni significa che le politiche interne di Russia, Brasile o RDC (per le foreste tropicali) hanno un impatto globale. Una decisione di Brasilia sull’Amazzonia o di Mosca sulla taiga siberiana influenza il clima di tutti, evidenziando una forte tensione tra sovranità nazionale e necessità globali.









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