Economia
Dossier sulla corruzione cinese! Trump potrebbe svelare un rapporto bomba
La vera bomba atomica dell’amministrazione Trump verso la Cina sarebbe portare a termine e rendere pubblica l’inchiesta sulla corruzione nel PCC che il Congresso ha più volte richiesto

La nuova amministrazione Trump si trova di fronte a un’occasione unica: pubblicare un rapporto esplosivo che potrebbe smascherare le pratiche corrotte dei membri di alto livello del Partito Comunista Cinese (PCC).
Questo strumento potente, rimasto inattuato dall’amministrazione Biden nonostante un mandato del Congresso, potrebbe rappresentare una svolta nelle dinamiche geopolitiche con Pechino.
Nel 2022, il Congresso aveva ordinato al Direttore dell’Intelligence Nazionale e al Dipartimento di Stato di redigere un rapporto dettagliato sulla ricchezza e le attività corruttive dei funzionari di spicco del PCC. L’obiettivo era di far luce sui patrimoni nascosti di figure chiave, compreso lo stesso Xi Jinping. Tuttavia, l’amministrazione Biden non ha rispettato la scadenza imposta dai legislatori, lasciando il rapporto nel cassetto.
“Se il popolo cinese conoscesse la verità,” ha commentato Gordon Chang, esperto di Cina, “probabilmente ci sarebbe una rivoluzione.” Secondo Chang, l’esistenza di ingenti fortune personali accumulate dai leader cinesi all’estero rappresenta una “minaccia esistenziale” per il regime.
Nonostante il mancato rilascio da parte dell’amministrazione Biden, l’iniziativa non è del tutto tramontata. Il Rep. Andrew Ogles ha tentato di riproporre la richiesta di un rapporto, fissando una scadenza di 90 giorni, ma senza successo legislativo.
La storia ci insegna quanto il regime cinese tema la trasparenza sulle finanze dei suoi leader. In passato, rivelazioni come i “Panama Papers” del 2016, che svelarono la ricchezza offshore di esponenti del PCC, o inchieste giornalistiche di Bloomberg e del New York Times nel 2012, furono immediatamente censurate in Cina. Queste reazioni dimostrano il potenziale impatto di un rapporto ufficiale statunitense, con la differenza che un documento ufficiaale e diffuso dal Governo sarebbe più difficilmente censurabile.
Un’indagine approfondita, condotta con le risorse dell’intelligence USA, potrebbe non solo imbarazzare il PCC, soprattutto nel contesto della campagna anti-corruzione promossa da Xi Jinping, ma anche fornire agli Stati Uniti una leva negoziale significativa. La stessa campagna anti-corruzione di Xi, che ha portato alla punizione di migliaia di funzionari, testimonia quanto la corruzione sia una piaga persistente nel sistema cinese.
Come ha sottolineato Grant Newsham, analista del Center for Security Policy, “questo rapporto colpisce direttamente i vertici del PCC.” A differenza di sanzioni economiche, difficili da far ricadere sull’élite, l’esposizione pubblica della ricchezza personale dei leader cinesi è una minaccia diretta al loro potere e alla loro narrativa interna. Spiegare ai cittadini cinesi la ricchezza smisurata dei loro leader, mentre il governo chiede sacrifici, è una sfida “pericolosa” per il regime.
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