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Don’t look up: la cometa è il virus o il vaccino?

Un  nuovo film con un cast stellare (Di Caprio e Meryl Streep in primis) sta facendo discutere tutti. Si tratta di “Don’t look up” e potete vederlo su Netflix. L’impostazione è da commedia ridanciana nonostante la trama sia da dramma catastrofico: due scienziati scoprono una enorme cometa (un “killer di pianeti”) in rotta di collisione con la terra, e denunciano la faccenda confrontandosi poi con l’effetto che fa. L’aspetto più curioso non è, però, il plot del film, ma semmai le reazioni dal medesimo suscitate nel girone “benpensante” del mainstream: le recensioni sono abbastanza buone, i commenti relativamente favorevoli, le critiche in fondo contenute, ma non del tutto.

È come se qualcosa sfuggisse ai giornaloni e inquietasse gli opinionisti in doppiopetto, custodi del politicamente corretto. Questa sorta di corto circuito logico-emotivo è addirittura più divertente delle battute e degli sketch del “disaster  movie” in questione. E nasce tutto dalla sua evidente cifra allegorica. Perché “Don’t look up” (letteralmente: “Non guardare sopra”) è, in apparenza, una straordinaria metafora della epopea pandemica. Ci sono tutti gli ingredienti e tutti i protagonisti dell’ultimo biennio di deliri da coronavirus: il rischio mondiale (rappresentato dalla maledetta cometa), gli scienziati responsabili  (Jennifer Lawrence, alias Kate Dibiasky, e il suo professore Leonardo Di Caprio, alias Randall Mindy) nei panni degli “esperti” guardiani del mostro, i negazionisti (il popolino bue imbottito di fake news e riottoso a credere all’allarme cosmico lanciato da “La Scienza”), il business privato di Big Pharma (sotto le mentite spoglie di un magnate del Big Tech: un odioso Peter Isherqwell interpretato da un grande Mark Ylance), i politici interessati solo al proprio tornaconto elettorale (la Presidentessa degli Stati Uniti, impersonata da Meryl Streep).

Tutto filerebbe liscio, insomma, e potrebbe essere magnificato dalla grande stampa come una pregevole opera “civica” e una meritoria lezione agli analfabeti no vax. Senonché, a un certo punto, la pellicola prende una piega inaspettata. La politica, e il circus mediatico al suo guinzaglio, cominciano a sostenere una tesi pericolosamente assurda: e cioè che la cometa non è un problema, ma una soluzione. Infatti, il suo nucleo di materiali preziosissimi potrà essere “destrutturato” dai missili della multinazionale di Isherqwell e poi sfruttato a beneficio di tutti gli abitanti del globo.

A questo punto, il Dr. Mindy decide di dire la verità a un popolo ormai troppo rincoglionito dalle menzogne di regime per comprendere.  Ma l’incapacità (coltivata dai media) di ragionare la vince anche sulla dura realtà.  E con essa persino il rifiuto  di voler “vedere” la cometa  intanto apparsa nei cieli notturni con la sua superba scia.  Rifiuto compendiato dallo slogan planetario (e virale) “Don’t look up”; e cioè: “Non guardare sopra”. Praticamente: rifiutatevi di accettare la realtà, credete ai media “ufficiali”, agli astronomi comprati e alla politica corrotta, nonostante sia evidente che essi mentono. E lo scienziato Di Caprio, anziché comportarsi come i nostri virologi da salotto (i quali precorrono e poi avallano lo storytelling governativo in tutte le sue maniacali declinazioni) decide di fare il contrario. Al prezzo di mandare in frantumi la propria immagine pubblica e pure una fresca carriera da vip.

Ecco perché “Don’t look up” non piace (fino in fondo) alla gente che piace. Esso non si presta in toto alla dozzinale equazione “Cometa=Covid”. Ma provate a sostituire tale equivalenza con un’altra: “Cometa=Vaccino”. Vi accorgerete che ogni cosa va al suo posto. Il film acquista un senso perfettamente compatibile con (e adeguato al) “racconto” ossessivo-compulsivo, a tratti isterico, della nostra politica e della nostra “scienza” rispetto alla presunta funzione non solo salvifica, ma addirittura sacrale e taumaturgica, del farmaco provvidenziale. Insomma, ci troviamo davanti a una operazione cinematografica assai sottile. Sembra quasi pensata apposta per far aprire gli occhi foderati di prosciutto a una massa sterminata di salami.

Ma poiché un risveglio è ovviamente impossibile – stante il grado di ipnosi collettiva e il livello di condizionamento sociale in atto –  pare piuttosto una sorta di beffardo sberleffo. Una pernacchia a tutti i renitenti alla leva del pensiero unico, a tutti i bastian-contrari controcorrente. Quelli che seguitano, imperterriti e ignorati, a sgolarsi invano contro le enormi contraddizioni (più macroscopiche di una cometa) del panico virale e del dogma vaccinale. “Don’t look up”: non guardate sopra. L’invito del Sistema e della Matrice ha funzionato, sta funzionando e potrebbe essere anche riformulato così: non guardate proprio! Non aprite gli occhi. Potreste accorgervi, altrimenti, che il vaccino non è la soluzione. È il problema.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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