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Domani si chiude l’Italia, tranne colpi di genio dell’ultimo minuto

 

Per far capire quanto sia demenziale la situazione in cui Speranza e gli accoliti della sinistra ci abbiano buttato, con la mancata sorveglianza del PdC, basta fornire una manciata di numeri:

  • numero di lavoratori ancora senza il Green pass: dai 2,5 milioni ai 3 milioni;
  • numero di test effettuati nella giornata del 12 ottobre: 278 mila
  • numeri di test medi giornalieri per mantenere attivo il green pass: da 1,25 milioni a 1,5 milioni

Quindi come per miracolo, dall’oggi al domani, il numero dei test in Italia dovrebbe aumentare da 4,5 a 5 volte. Siamo sicuri che, dando per scontato che tutti i lavoratori vogliano mettersi in regola, ci sia una capienza sufficiente per far fronte alle domande di test? E se non ci fosse, chi sarebbe responsabile della mancata emissioni-rinnovo del Green pass? Chi pagherebbe i danni al lavoratore e all’azienda? Il governo che non ha predisposto, ad hoc verrebbe da pensare, un’offerta di vaccini sufficiente? ùCi sono poi innumerevoli problemi specifici per la logistica ed i trasporti:

  • a Trieste i portuali sembrano decisi ad andare fino in fondo sullo sciopero contro il green pass;
  • si calcola che 1/3 dei trasportatori non abbia il pass e che quelli stranieri neppure vogliano farlo. Bell’idea quella di delocalizzare i trasporti all’estero..
  • nella sola Tper di Bologna, l’azienda autonoma per  il trasporto pubblico urbano, mancano 88 autisti che non hanno il Green  pass. Quindi la società non potrà garantire i servizi. Cosa succederà nelle altre grandi città?

Un governo  dovrebbe proporre leggi che siano applicabili senza eccessivi disagi per i cittadini. Invece la scelta fatta in Italia, sulla spinta di pessimi  consiglieri come Lamorgese, Speranza e delle varie associazioni imprenditoriali (ora in piena retromarcia) è stata quella di imporre un green pass demagogico, senza neppure pensare alle conseguenze.

Si rischia un arresto di numerose attività imprenditoriali, ma non per motivi economici, semplicemente perché così vuole lo Stato, in una sua esplicita scelta. Nessuno , ovviamente, ne pagherà i danni, anzi si sta cercando di aizzare una fetta di società contro l’altra. Nulla più di questo indica gli errori dei nostri tempi, e sarebbe ora che i responsabili, a qualsiasi livello, dalla burocrazia alla comunicazione, iniziassero a pagarne il prezzo.

 


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