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Diritti del lavoro. Come Mattarella mortifica la verità (un corsivo di Giuseppe PALMA)

Sul profilo twitter del Quirinale v’è questa affermazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “#Mattarella: i diritti del lavoro, sorti nella contrattazione, sono divenuti diritti universali e hanno plasmato un modello di Stato sociale che ha rafforzato le misure generali per l’assistenza. Questo sistema di diritti, che mette al centro la persona, si chiama #Europa“.

Un’affermazione, a parere di chi scrive, del tutto non veritiera, e che merita quindi di essere smentita con fatti inconfutabili.

Decenni prima che nascesse l’Unione europea, il Parlamento italiano approvò la Legge n. 300/1970, meglio conosciuta come “Statuto dei Lavoratori”. Un atto di civiltà democratica che consegnò ai lavoratori italiani il fondamento giuridico di rango ordinario alla tutela dei diritti sociali rubricati in Costituzione. Un corollario di diritti che dava attuazione ai principi fondamentali e ai rapporti economici di cui alla Carta costituzionale.

Lo smantellamento di quelle tutele e garanzie che mettevano al centro il lavoratore (la persona) avverrà proprio in quella che Mattarella chiama “Europa“. Eccovi le prove.

Dopo la nascita dell’Unione europea (1992) l’Italia smantellerà – nell’arco di 23 anni – la quasi totalità delle garanzie previste dallo “Statuto dei Lavoratori”. L’attacco ai diritti sociali ha inizio con il centrosinistra al governo (Prodi I), quando fu approvata la Legge Treu (D.Lgs. n. 564/1996), quella che – tanto per intenderci – introdusse il lavoro interinale. Ma poi arriverà l’euro, e il regime dei cambi fissi imporrà una ulteriore e più incisiva svalutazione del lavoro. Sarà infatti la volta della Riforma Biagi (Governo Berlusconi II), cioè della Legge n. 30 del 14 febbraio 2003 (in attuazione venne poi emanato il D.Lgs. n. 276/2003). Se non ve la ricordate, è la riforma che introdusse il “lavoro a intermittenza”, il lavoro “a chiamata” e il “lavoro accessorio”.

La crisi dell’euro del 2010-2011 imporrà infine la Riforma Fornero (Legge n. 92/2012) e il Jobs Act (Legge n. 183/2014 e decreti attuativi del 2015), cioè il colpo di grazia ai diritti dei lavoratori. Col Jobs Act, infatti, la reintegra nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato è divenuta una ipotesi meramente residuale, ponendo fine alla tutela dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori (qui per approfondire il Jobs Act: https://scenarieconomici.it/il-jobs-act-e-i-licenziamenti-la-farsa-del-contratto-a-tempo-indeterminato-di-giuseppe-palma/)

Ciò detto, le parole di Mattarella in merito ai diritti del lavoro (“Questo sistema di diritti, che mette al centro la persona, si chiama #Europa“) rappresentano un vero e proprio pugno nello stomaco nei confronti della verità. Lo smantellamento dei diritti connessi al lavoro avverrà proprio dopo la nascita della Ue (1992), del sistema dei cambi fissi (1997) e della conseguente circolazione materiale dell’euro (2002). La vera tutela del lavoro si realizza dal 1970 (con l’approvazione dello statuto dei lavoratori) fino a tutto il periodo pre-Maastricht. La Storia, quella con la S maiuscola, sarà spietata.

Giuseppe PALMA

(Europa, quo vadis? La sfida sovranista alle elezioni europee, di Paolo Becchi e Giuseppe Palma: https://www.amazon.it/Europa-vadis-sovranista-elezioni-europee/dp/8885939104/ref=mp_s_a_1_1?crid=2M3X79ZWBDRRS&keywords=europa+quo+vadis&qid=1556913754&s=gateway&sprefix=Europa+quo+vadis&sr=8-1)

 

 


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