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IL DEBITO, LE RIFORME E IL BIS-LINGUAGGIO: TUTTO IL “PICCOLO” CONFLITTO DI INTERESSI DEI BANCHIERI

Da orizzonte48

 scimmiette

Forse qualcuno potrebbe non scorgere la connessione tra questo post, propostomi dall’ineffabile PoggioPoggiolini, e quello precedente (sull’ipotesi frattalica, legata al TTIP e alla sacrificabilità condizionata dell’euro). 
Ma se non la scorgete, vuol dire che siete lettori distratti del blog. (O non ne siete affatto lettori).
 
ASSONNATI, AVIDI, SPENSIERATI & LE RIFORME
 
1. Frequentare i sotterranei di vecchi e nobili palazzi non è pratica salubre per via delle umidità che nel corso del tempo hanno intriso muri vecchi di muffe mefitiche e per la strana popolazione diventata commensale: blatte, piattole, scarafaggi, topi, sorci, ratti, pantegane, surmolotti, zoccole, variamente denominati per la specializzazione che hanno assunto nel tempo, dall’idioma locale e dal diverso grado di pericolosità nella trasmissione “malarica”.
 
 
Nel mese di novembre – quello che nonna Ambrosina avrebbe inaugurato con la recita delle poesie dialettali di Delio Tessa[i], certamente cominciando da “L’è il dì di mort, alegher!” per proseguire con la satira del ventennio “Alalà al pellerossa” – si sono celebrati una nutrita serie di forum, convegni, convivi del mondo finanziario internazionale attorno al problema del DEBITO che – a quanto pare e non poco  – sta preoccupano molti e attorno al quale, da tempo, si snocciolano una serie di scenari proponibili, ipotesi di svolta, di soluzioni per passare, confezionato il “pacco”, all’incasso.
 
Iniziando da quella di Beijiing (Pechino per gli “zotici”) l’International Finance Forum 2014 Annual Global Conference nel corso della quale Jaime Caruana, DG della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), rivela in un “geniale” speech[ii]  che il sistema monetario internazionale post-Bretton Woods non sembra garantire efficacemente la stabilità monetaria e finanziaria, né sembra avere la capacità di controllare l’espansione della finanza con le esigenze dell’economia reale e che  l’origine e responsabilità dello “schianto” finanziario nel 2008 – e per farlo si appoggia sulle autorevole ed efficace sintesi di un editoriale del Financial Times:
·       Assonnate istituzioni di regolazione (chissà come mai?)

 

·        Avidi banchieri                                      (”  “)

 

·        Spensierati debitori mutuatari           (”  “)
 
 
2. La cosa diviene “intrigante” entrando – ma c’è “bisogno di un pensare profondo” – nell’interrogativo di quale sia il LIMITE DELLA SOSTENIBILITA’ DEL DEBITO, riabilitando C Reinhart e Rogoff K[iii]  – della serie “Attenti a quei due” nella puntata “L’excel tarocco”:
                             
“ .. A livello globale, il debito – famiglie, imprese non finanziarie e governi – è passato da circa il 210% del PIL alla fine del 2007 a circa il 235% del PIL, secondo le ultime cifre disponibili nel 2014.
Questo è un aumento di oltre 20 punti percentuali nel corso di poco più di sei anni. L’aumento è stato più veloce nelle economie di mercato emergenti, pur partendo da un livello iniziale più basso, ma il debito è anche aumentato nelle economie avanzate.”
“ .. Nelle economie avanzate, il debito pubblico è aumentato di quasi 40 punti percentuali del PIL dalla fine del 2007, arrivando ad oltre il 110% del PIL, mentre il debito del settore privato è sceso di circa 10 punti percentuali.
Nelle economie emergenti, l’immagine è invertita, con il  debito privato crescente di oltre 40 punti nel corso dello stesso periodo, assommando ad oltre il 120% del PIL, mentre il debito pubblico è aumentato solo leggermente.
I livelli di debito totale nelle economie emergenti sono per lo più ancora significativamente inferiori a quelli economie avanzate.”
 

3. Volteggiando, con un carpiato alla Cagnotto, sopra l’alchemico e algebrico passaggio da debito privato a pubblico – specialmente nelle “economie avanzate –, è in grado di rivelare (come se fosse un dato positivo…):   
“ .. la leva tra le principali banche – almeno se misurata in relazione al loro patrimonio netto – è diminuita dal 2007. In particolare, le banche di tutto il mondo si sono meglio capitalizzato, grazie a una maggiore regolamentazione e disciplina del mercato..”
 
Con qualche malumore, preso sottobraccio, lo speech prosegue la sua passeggiata spensierata, prima di rilevare il messaggio da ritrasmettere agli “zotici”:
 
·        L’accumulo degli squilibri finanziari conduce a nuovi “schianti” finanziari e ad un relativo aumento del debito mentre l’indebitamento estero produce effetti devastanti sulle economie debitrici (qualcosa che richiama al “ciclo di Frenkel”[iv]); 

 

·        L’accumulo del debito favorisce l’errata allocazione degli investimenti verso attività più remunerative nel breve periodo compromettendo lo sviluppo produttivo a medio-lungo termine;

 

·        Il facile accesso al credito maschera carenze dell’economia reale che mostra una diminuzione tendenziale della produttività nelle economie avanzate
 
4. Queste, allora, le chicche del “frame”(cornice per gli “zotici”):
 
·        Rivedere il modello di crescita a debito
·        Interventi del settore pubblico per rispistinare l’affidabilità del settore finanziario (…?)
·        politiche economiche che sostengano l’economia reale con flessibilità e produttività (ciò pare…inevitabile, visto che il debito “estero” ha “effetti devastanti” e che il rimedio non può certo essere – ci mancherebbe!- una regolazione della circolazione dei capitali!)
 
La “chiusa”:  
“In altre parole, è necessario un PROGRAMMA DI RIFORME  più ampio, ma spefico per ogni paese”.
 
5. Qualcuno avrebbe da far notare che “nulla di nuovo dal fronte occidentale” se non si avesse da annotare il rafforzamento  – con qualche “slides” presto riprese dalle rotative del main-stream e in qualche “direttorio” governativo  – nello speech[v] di Hervé Hannoun, general manager del BIS, che promoziona il tema del DEBITO e il ruolo delle BANCHE CENTRALI.
L’imputare sequenze di dati, ordinarli in grafici è “robba” che anche uno studente normal/mente dotato sarebbe in grado di compiere, ma la progettazione delle STRATEGIE richiede fantasia e capacità digestione della comunicazione per una semplice ed efficace trasmissione (pop).
 
Naturalmente viene confermata l’unanime convergenza attorno al NEW CONSENSUS,  relativo TAYLOR RULE[vi] e il ruolo delle POLITICHE MONETARIE “INDIPENDENTI”…di “regolazione” del conflitto sociale in atto. Con qualche piccolo inconveniente:
 
 
 
 
 
6. Superati questi…INSUPERABILI inconvenienti di una politica monetaria accentrata per Paesi con politiche fiscali paralizzate dal vincolo (e prive di un governo centrale di “trasferimenti“, che costerebbe troppo ai paesi “Core”!), lo speech della “BRI-governance” si trova “stranamente” limitato  alla regolamentazione tra capitale solvibile e capitale insolvente.
Ergo, saltando  a piè pari ogni problema sulle cause della instabilità finanziaria – cioè ignorando quelle monetarie-valutarie e connesse a problemi di domanda-  si passa veloci alle RICETTE e COMPITI A CASA che i governi “democratici” sono responsabilmente chiamati a “scegliere” per risolvere il problema del DEBITO tra:
 
·        CRESCITA ECONOMICA attraverso programmi di RIFORME STRUTTURALI e POLITICHE FISCALI;
 

 

·        RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO o DEFAULT, inevitabile se crescita e riduzione della spesa pubblica risultassero insufficienti o inapplicate ma conducesseero ad una inaccettabile redistribuzione della ricchezza senza risolvere la “radice” del problema della finanza pubblica: spesa > entrate;
 

 

·        TASSE PATRIMONIALI: una imponente (ed immancabile) “una tantum” ridurrebbe in modo consistente il debito “pubblico” corrente senza intaccare i titoli obbligazionari (con la controindicazione di erodere una base imponibile per future tasse);
 

 

·        AUMENTO DELL’INFLAZIONE: inaccettabile perché colpirebbe i creditori, eroderebbe credibilità delle banche centrali “indipendenti” per infine diventare una “tassa sui poveri”;
 

 

·        REPRESSIONE FINANZIARIA, cioè riduzione del tasso di interesse reale, inferiore a quello del “libero” mercato internazionale, che però porterebbe ad una erronea allocazione delle risorse verso gli impieghi a maggiore redditività a breve termine;

 

·        PRIVATIZZAZIONI, riduzione del debito (con perdita de possibili future entrate);
 

 

·        Last but non least, l’opzione finale per la riduzione del debito , “(probably the best”) sta nella AUSTERITA’, riprendendo la celebre serie di Reinhart e Rogoff.
 
Ma il “banchiere di riferimento dei banchieri“, a questo quadro così limpidamente esposto a tutela…dei banchieri, aggiunge:
Ma forse questo termine (austerità!) è quello sbagliato (ndr, per la serie “il neo-linguaggio”). Nel caso del debito pubblico, questa opzione dovrebbe essere preferibilmente chiamato “l’esecuzione di un avanzo primario“. Più in generale, per tutte le categorie di operatori economici indebitati (domestici, aziende e governi), equivarebbe a un graduale aumento dei tassi di risparmio mantenuto nel tempo“: abbastanza “graduale” per ridurre al minimo gli effetti negativi sul reddito complessivo degli agenti economici e contemporaneamente aumentando i loro risparmi; da “mantenere nel tempo” per garantire che debito rimanga in una traiettoria discendente. Questa opzione porta inevitabilmente a una crescita media più lenta per qualche tempo. Ma ha il merito di essere la più ragionevole, evidenziando (reclamizzando) che il risparmio “producibile“ trova consenso politico.

 

Default e inflazione (modo furtivo di insolvenza) sono soluzioni ben peggiori al problema eccesso di debito.”
 
7. Verrebbe da commentare che più che la proposta “tecnica” di un istituzione internazionale per la regolazione della finanza, è una vera “lectio magistralis” di “tele/comunicazione” che nulla racconta e poco spiega sui risultati conseguiti dalle manovre di “austerità” e sui GRANDI DUBBI delle BANCHE CENTRALI “INDIPENDENTI” in materia di:
 
·        RIDUZIONE DEL DEBITO
·        RISCHIO DI SPIRALI DEFLAZIONISTICHE con il richiamo ad un  nuovo neo-linguaggio “… il messaggio appropriato è: l’inflazione è sotto il  target piuttosto che l’inflazione è troppo bassa
“.. So the appropriate message is “inflation is below target”rather than “inflation is too low”. It is critical to avoid transforming “inflation targeting” into “targeting more inflation”.
·        DISTRUBUZIONE DELLA RICCHEZZA e AUMENTO DELLE DISUGUAGLIANZE
·        INFLUENZA SULLE POLITICHE FISCALI NAZIONALI
·        DINAMICA DEI TASSI DI INTERESSE
 
8. Anch’io vorrei concludere l’intervento riproponendo un commento di P.Krugman: “certe volte gli economisti che occupano cariche pubbliche danno cattivi consigli; altre volte danno pessimi consigli; altre ancora lavorano all’OCSE.”
 
Altre volte, aggiungiamo, diventano ministri dell’economia di un governo che anziché fare uscire il paese dalla crisi rischia di affondarlo definitivamente mentre alti rappresentanti e funzionari di istituzioni internazionali per la regolamentazione finanziario tentano di dare risposte credibili di una “realtà aumentata”, la cui immagine più recente e certa si chiama GRECIA.

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