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DE NOBIS FABULA NARRATUR

Gli innumerevoli articoli sulla Grecia hanno una caratteristica in comune: sono noiosi. E tuttavia continuano ad imperversare. La spiegazione l’ha data Orazio: “De te fabula narratur”. Si parla della Grecia e ognuno pensa che la cosa lo riguardi personalmente. Infatti i Paesi che hanno una situazione economica pericolante (come l’Italia) si chiedono se un giorno o l’altro non potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni, e quelli che non corrono nessun pericolo pensano che potrebbero trovarsi a pagare per gli altri. La stessa Germania (che tutti considerano in una botte di ferro) si chiede se l’uscita della Grecia dall’euro non potrebbe provocare la fine della moneta unica, facendo poi risorgere quella concorrenza che oggi le è risparmiata e la cui assenza è causa della sua prosperità.
Attualmente lo scenario della fine dell’euro non è di moda e dunque bisogna porsi un diverso interrogativo: un Paese come la Grecia ha la semplice possibilità di ritrovare l’equilibrio economico e di avere un surplus per cominciare a pagare i debiti?
La risposta è vitale anche per noi. Con la Grecia infatti non abbiamo in comune soltanto uno strabiliante debito pubblico, ma anche alcune pessime abitudini. Anche noi soffriamo di corruzione, di sperpero del denaro pubblico, di inefficienza e in una parola di sinistrismo. Un sinistrismo che non si traduce nell’utopia marxista di un mondo in cui tutti lavorano di buona lena per la collettività, ma nella realtà sovietica, dove ognuno cerca di ottenere il massimo dallo Stato e poi cerca di restituire a questo stesso Stato il minimo che può. E infatti si dà malato solo per non lavorare, timbra il cartellino e va a spasso, si fa magari pagare dagli utenti per fare il proprio dovere o, peggio, per violare la legge.
Il grande problema della Grecia e dell’Italia non è da ricercare nelle leggi, che potrebbero anche essere ottime: è da ricercare nel livello morale dei cittadini. Soltanto da noi ci sono migliaia di titolari di una pensione di invalidità cui non avrebbero diritto. Soltanto da noi si trovano decine di autisti per guidare un paio di automobili blu. Soltanto qui abbiamo più forestali nella sola Calabria di quanti ne abbia l’intero Canada. Per simili Paesi non è sufficiente un rimedio legislativo.
Ecco perché il caso della Grecia è interessante. Il Parlamento greco ha approvato le leggi che gli hanno imposto le autorità europee, ma quelle leggi cambieranno qualcosa? Secondo il detto attribuito ai Borboni di Napoli, e che invece va applicato all’intero Paese: “Agli amici tutto, ai nemici la legge”. E in Italia siamo quasi sessanta milioni di amici.
Non c’è da confidare nei provvedimenti votati ad Atene. L’aumento dell’Iva, ad esempio, dovrebbe far aumentare il gettito fiscale. Ma questa è una misura recessiva. Se un poveraccio è disoccupato, non è rendendo più care le merci che deve comprare (inclusi gli alimentari) che si risolve il problema. In secondo luogo, è vero che i greci devono rassegnarsi ad un livello di vita inferiore a quello cui si erano abituati, ma con le riforme volute dall’Europa il reddito diminuirà in pari misura per chi già si rompeva la schiena per guadagnarsi da vivere e per chi beneficiava di qualche comodo reddito “statale”. Questo sistema non contribuisce certo alla prosperità del Paese. Non bisogna far sì che lo Stato guadagni di più, bisogna far sì che lo Stato spenda di meno. È da quel lato che si risolve il problema, non da quello delle entrate. Soprattutto quando la nazione è allo stremo.
E c’è anche un dubbio tremendo. Non vorremo che, aumentando la pressione fiscale con la scusa di “moralizzare il Paese” e rastrellare risorse per cominciare a pagare i debiti, in realtà il governo, quando si trovasse in mano più denaro di prima, lo spendesse per sé o per i propri amici. Come tutti i governi hanno tendenza a fare.
Per cambiare veramente le cose, in Grecia, bisognerebbe che quel Paese non fosse abitato dai greci attuali. E quel ch’è peggio, lo stesso può dirsi dell’Italia. Infatti condividiamo con Atene una situazione in costante degrado. Basti vedere la curva del nostro debito pubblico. Il peggioramento è catastrofico per la Grecia, è più lento per noi, ma se il cedimento del terreno fa inclinare due torri – una velocemente, l’altra lentamente – in fin dei conti rovineranno tutt’e due.
A meno che tutto ciò non sia smentito dai fatti: ed è per questo che – pieni di speranza – seguiamo le vicende greche. Se ci fosse il happy end, ci sarebbe da stappare qualche buona bottiglia. Soprattutto perché l’Europa ha potuto salvare la piccola Grecia ma non potrebbe salvare l’Italia, in un caso analogo. Dunque è un bene, per noi, che le Borse credano solidi l’euro e la stessa Unione Europea.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
17 luglio 2015

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