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DDL Zan e dittatura sanitaria: trova le differenze. Se ci riesci

In un’era di cavoli amari, un cucchiaino di zucchero fa bene. Uno ogni tanto, anzi ogni tantissimo, ma fa bene lo stesso. Svegliarsi e scoprire che è stato bocciato il DDL Zan è come assistere al gol della bandiera di una squadra del cuore durante la goleada avversaria. Dà conforto, non dico speranza, ma conforto sì. Ora, c’è da chiedersi se vi sia un nesso tra quanto accaduto in parlamento con la cocente sconfitta delle truppe arcobaleno, dei cosiddetti paladini dei “diritti” e la sospensione permanente dello stato di diritto dell’epoca pandemica.

Il nesso c’è, eccome, anche se in apparenza la bocciatura del DDL Zan c’entra con il Covid e i vaccini come i cavoli a merenda. Sono cavoli dolci, però, questa volta, come dicevamo in apertura. Infatti, il disegno di legge in oggetto era perfettamente in sintonia con la medesima logica falsaria, censoria e propagandistica della “ideologia” sottesa alla dittatura sanitaria. Analizziamo partitamente i tre aggettivi.

“Falsaria”: il DDL Zan pretendeva di sostituire il dato biologico costitutivo e naturale della differenza tra i sessi con quello puramente soggettivo, emotivo, intimistico del “genere”, affidato al desiderio individuale. Proprio come, in era Covid, si sono ripetutamente alterati i dati reali oggettivi sostituendoli con quelli “desiderati”, di volta in volta, dal potere costituito. Benvenuti nel mondo in cui la realtà non esiste, ma viene di volta in volta orwellianamente “creata” con le parole. E così il genere sostituisce il sesso, allo stesso modo in cui il green pass è uno “strumento di libertà”. Oppure si grida a un’emergenza inesistente (il presunto apartheid contro i bisessuali, i transessuali e gli omosessuali) proprio come, a Covidlandia, si strilla a un’emergenza sanitaria (anche dopo la fine della stessa) per giustificare un giro di vite liberticida.

“Censoria”: il  DDL Zan faceva salva, bontà sua, la libertà di opinione, ma solo nella misura in cui un giudice non vi avesse ravvisato una istigazione a commettere atti discriminatori e violenti; proprio come, nell’Evo Vaccinale, si può parlare liberamente dei vaccini, ma solo nella misura in cui non si mettano in dubbio i vaccini. Nel primo caso, la repressione del pensiero, e della sua manifestazione, era affidato all’insidiosissimo arbitrio di un giudice; nel secondo caso, alla gogna mediatica del mainstream. Ma l’impronta da regime “poliziesco” è la stessa.

“Propagandistica”: il DDL Zan pretendeva di imporre una giornata annuale di sensibilizzazione, nelle scuole, alle tematiche gender con la scusa ufficiale di combattere l’omofobia, ma con l’obbiettivo (tanto più ipocrita quanto meno dichiarato) di fare indottrinamento tra i giovani. Con il paradosso di imporre un’ora di educazione pansessuale in un sistema didattico dove è giustamente esclusa l’educazione sessuale. Allo stesso modo, nel corso dell’epopea vaccinale, i più giovani sono stati (sono) sottoposti a un vergognoso martellamento mediatico per assumere un farmaco sperimentale contro un morbo (per i medesimi) assolutamente innocuo.

Quelle testè citate sono solo alcune delle straordinarie affinità tra due faccende apparentemente sconnesse. La cosa ancora più interessante, su cui meriterebbe discutere, è che la cosiddetta “sinistra” (in teoria democratica, progressista, popolare) in entrambi i casi si è schierata dalla parte sbagliata della storia: contro i diritti veri e la libertà (calpestata) e a favore dei diritti inventati e della libertà (vigilata). Ma forse è un problema insolubile, come per Jessica Rabbit. Loro non sono “cattivi”. È che li hanno disegnati, fin dall’inizio, così.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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