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Dalla censura dei media tradizionali alla manipolazione di massa.

di Robert Seidel
15.10.2018

Chiunque voglia farsi un’idea degli attuali eventi politici è spesso ostacolato da rapporti parziali. Le notizie emotive, la demonizzazione di tutte le situazioni o le omissioni mirate stanno diventando sempre più comuni. È sempre più difficile ottenere informazioni accurate. Guardare al passato può contribuire a una visione più sobria della situazione attuale.

Condividiamo questo articolo tratto dal sito internet svizzero
https://www.zeit-fragen.ch

 

Libertà di espressione.

Il segno distintivo di una democrazia e una delle sue basi è la libertà di espressione. Fa parte dei diritti inalienabili dell’uomo. Tutti sono liberi di esprimere la propria opinione e discuterne. È solo attraverso uno scambio aperto di opinioni, idee, soluzioni proposte o diversi punti di vista che una selezione di possibilità fornisce la base per formare il proprio punto di vista.
Chiunque desideri partecipare al dibattito ed alle decisioni è invitato ad analizzare i vari approcci, ad esaminarli per conto proprio, al fine di poter prendere una decisione politica, se necessario. Questo è il motivo per cui le “cacce all’uomo” dei media sono profondamente antidemocratiche, perché invece di rafforzare la pluralità di opinioni, attaccano le basi stesse della democrazia, permettendosi di determinare ciò che è “giusto” e “falso”.

 

Un risultato importante della nostra democrazia moderna è l’abolizione della censura. La libertà di stampa basata sulla libertà di espressione è un fondamento della democrazia. Per mantenere il loro potere, le élite politiche hanno spesso cercato di sopprimere le opinioni dissenzienti. Funzionari statali hanno censurato la stampa selezionando le informazioni per il pubblico. I tentativi attuali di influenzare Internet vanno nella stessa direzione. Quali sono gli attuali modi di influenzare l’opinione pubblica? Una breve retrospettiva su come le élite e i media lavorano insieme può essere istruttiva.

Dato che molti archivi sono attualmente accessibili, è diventato più facile comprendere i tentativi tradizionali delle élite di influenzare il pubblico attraverso i media. Ad esempio a partire dal 1917 i cittadini americani furono sistematicamente ingannati durante la prima guerra mondiale (vedi Andreas Elter, “Die Kriegsverkäufer“). Fu l’inizio della moderna “propaganda”, oggi chiamata con l’eufemismo “Pubbliche relazioni”.
La manipolazione delle masse con tecniche psicologiche si diffuse rapidamente (vedi Edward Bernays, “Propaganda, Come manipolare l’opinione nella democrazia“).

La macchina della propaganda dei nazionalsocialisti tedeschi adottò molte di queste tecniche prese dagli Stati Uniti, le perfezionò sistematicamente e spinse così la popolazione tedesca ad entrare nella seconda guerra mondiale. Dopo la seconda guerra mondiale e durante la guerra fredda tali tecniche di manipolazione furono utilizzate per convincere i cittadini della necessità di determinate azioni militari e politiche.

 

Le bugie che preparano le guerre.

Il ruolo dei media nella guerra dei Balcani (1991-1995) è oggi da considerare sulla base di una distanza storica relativamente breve. La coscienza pubblica di questa guerra è ancora interamente sotto l’effetto della nebbia dei media degli anni ’90.
I Serbi” e “Milosevic” sono ancora “i colpevoli“.
Jörg Becker e Mira Beham hanno analizzato in dettaglio i meccanismi utilizzati da alcune agenzie di pubbliche relazioni internazionali, generosamente pagate per iniziare questa guerra influenzando in modo specifico l’opinione pubblica attraverso i media.
(Vedi “Operazione Balcani: Werbung für Krieg und Tod“).

Nel 1999, le “informazioni” sulla guerra in Kosovo di Jamie Shea, portavoce della NATO, sono state tutte trasmesse dai nostri media senza alcun filtro. Nella televisione pubblica si propagava quotidianamente in modo vistoso questa guerra contraria al diritto internazionale. Questa guerra è stata presentata ai cittadini come un atto umanitario. Attualmente, la rappresentazione degli eventi per quello che sono è ancora distorta a causa di queste attività mediatiche. Tuttavia vi furono anche dei contributi critici, tra cui il programma “Es begann mit einer Lüge“, trasmesso nel 2001 dalla rete televisiva pubblica tedesca WDR.

Le guerre successive, anche fatte in violazione del diritto internazionale, contro Iraq (2003), Libia (2011) e Siria (2011) sono state presentate dai media alle popolazioni dell’Europa Occidentale in modo così parziale che Internet viene utilizzato sempre più spesso come fonte di informazioni aggiuntive.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che anche oggi siamo disinformati su tutto ciò che riguarda la guerra e la pace.

 

Anche da noi.

Ogni cittadino premuroso si rende conto che siamo mal informati sulle guerre. In Svizzera i media svolgono anche un ruolo decisivo nel voto o in periodi di importanti decisioni politiche.
Come siamo informati?
In che modo vengono segnalati i contenuti per esercitare l’influenza voluta?
Quali sono i contenuti omessi?

 

Le relazioni pubbliche in Svizzera

Anche in Svizzera le agenzie delle pubbliche relazioni lavorano per clienti svizzeri e stranieri (aziende, associazioni, stati, partiti politici, privati, ecc.). In quest’area l’influenza delle agenzie di pubbliche relazioni sui media gioca un ruolo considerevole (vedi Judith Barben, “The Spin Doctors at the Federal Palace“).
Basti ricordare come gli argomenti dei politici vengono esposti prima delle votazioni, o senza metterli in discussione oppure denigrandoli in modo mirato.
Altri strumenti di manipolazione di massa sono l’occuparsi o il non occuparsi di determinati temi. Questa “agenda degli argomenti“, a volte viene portata avanti per diversi anni, per mettere in evidenza determinati argomenti, per creare un certo clima o spezzettando le notizie al fine di raggiungere un determinato obiettivo, è cosa che fa parte della vita quotidiana dei media.

L’attenzione è rivolta ad alcuni argomenti, e di conseguenza sviata da altri.
Ciò è particolarmente evidente nel campo della politica estera svizzera (ad esempio i rapporti con ONU, UE, la politica di neutralità o i flussi migratori), ma anche a livello nazionale, ad esempio nei settori dell’istruzione, della formazione e delle politiche agricole.

Altre tecniche di manipolazione sono la selezione arbitraria di dichiarazioni da parte di personaggi pubblici o il collegamento di determinati contenuti con associazioni mentali positive o negative.
Altri meccanismi di influenza manipolativa sono la preparazione di “tappeti informativi“, gli “spin, i “nudging. [Vedi gli spin doctors].
I media stanno diffondendo sempre di più notizie inaudite, “mozzafiato” o intrise di “profonda indignazione”, che spesso consente loro di andare oltre i limiti della decenza. In tal modo, suscitano paure e pregiudizi.

 

Far finta che sia di interesse pubblico.

In tempi recenti l’uso frequente di strumenti di manipolazione per presentare certe opinioni (politiche) come fondamentalmente “cattive” per denigrarle è evidente.
Le persone che esprimono una visione che devia dal mainstream ufficiale vengono ignorate, ridicolizzate o rovinate. Il vero dibattito nel merito dei fatti viene sistematicamente evitato. Spesso esiste una stretta collaborazione tra i principali media e le grandi agenzie mediatiche finanziate con fondi pubblici. Portano accuse infondate, spesso citandosi a vicenda e trascurando qualsiasi voce dissenziente.
Una campagna mediatica contro delle singole persone è “orchestrata” da pubblicazioni che sembrano comparire “per caso”. Dopo avere analizzato dei libri e delle interviste con i cosiddetti “specialisti” dei mass media sul soggetto, viene simulato un grande interesse pubblico. Gli “esperti”, gli intervistatori e gli autori, troppo spesso provenienti da case editrici amiche, sono sempre e comunque della stessa opinione.

 

La caccia all’uomo

Alcuni mesi fa, ad esempio, alcuni giornali della domenica hanno tentato di denigrare Daniele Ganser, storico e autore di varie pubblicazioni.
I diversi articoli si basavano sulla pubblicazione di un “imprenditore dei media” ben radicato nel pensiero unico dominante, il quale aveva ricevuto anche dei fondi pubblici.
Costui cercava di screditare Ganser senza affrontare nel merito le questioni serie.
Allo stesso tempo le sue accuse venivano rilanciate da diverse altre stazioni radiofoniche.
In questo modo ancora una volta un evento mediatico è stato creato di sana pianta e trasmesso da tutti i media, senza alcun dibattito sui contenuti, ma con ripetute condanne in serie della persona in oggetto.
Lo scopo ovvio di questa azione è stato di danneggiare il più possibile la reputazione di Ganser.
Quali sono i suoi “misfatti”? Nelle sue numerose conferenze e pubblicazioni, Ganser sottolinea in ogni occasione, e senza essere intimidito, che qualsiasi guerra aggressiva è illegale, spiegandone le ragioni.
(Vedi Daniele Ganser, “Le guerre illegali della NATO).
Le sue spiegazioni lucide, logiche e appassionanti, la sua grande popolarità e il suo successo, specialmente con le nuove generazioni, sembrano aver oltrepassato una linea rossa segreta.
Ganser si è inoltre preso la libertà, durante un programma molto ascoltato dai telespettatori svizzeri di lingua tedesca, di difendere i suoi argomenti contro il sistema e di chiedere al moderatore una maggiore imparzialità.

Tali “cacce all’uomo” hanno lo scopo di mettere a tacere la persona e di avvisare i potenziali imitatori. Spesso portano alla distruzione di un’esistenza privata o professionale.
Chiunque osi difendere opinioni troppo divergenti dal mainstream deve aspettarsi una reazione del genere da parte dei media.

 

Un sistema globale di pilotaggio dei media.

Negli ultimi anni è stato comprovato che le élite americane esercitano un’influenza diretta sulla politica europea attraverso i media.
Nel 2014, il canale televisivo satirico tedesco “Die Anstaltha presentato la ricerca dello specialista dei media Uwe Krüger a un vasto pubblico. Krüger ha analizzato attentamente una organizzazione “transatlantica” in cui i principali editori e giornalisti europei (Spiegel, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Die Zeit e altri) trasmettono contenuti provenienti dagli Stati Uniti senza sottoportli ad alcuna analisi critica.
(Vedi Uwe Krüger, “Mainstream Warum wir den Medien nicht mehr trauen“, Perché non dobbiamo fidaci dei media, e “Meinungsmacht“, La costruzione dell’opinione).
Il modo in cui la Svizzera viene coinvolta in questa organizzazione è descritto sul sito Web www.swprs.org.

Nel frattempo la cooperazione internazionale tra élite e media è diventata evidente, a seguito di organizzazioni come il Bilderberg.
(Vedi F. William Engdahl, “Die Denkfabriken“, La fabbrica dei pensieri).
Le analisi mostrano che la loro influenza non è casuale. È quindi ovvio che le “informazioni” e le “notizie” per i diversi paesi e regioni vengano diffuse in modo ben mirato.

 

Il troppo è troppo: la demonizzazione della Russia

Dopo il colpo di stato di Maidan a Kiev nella primavera del 2014, la copertura mediatica occidentale della Russia è ancora più parziale del solito. Queste dure critiche sono rivolte anche a noti giornalisti di canali pubblici (vedi Bräutigam, 2014).
Era ovvio che i media allineati dell’Europa occidentale seguissero ciecamente, nelle loro trasmissioni sulla Russia, la versione americana: era assolutamente necessario sviluppare la demonizzazione della Russia (Hannes Hofbauer, Feindbild Russland).

 

I media allineati perdono il controllo: l’elezione di Donald Trump

Se guardiamo al passato recente, siamo, per così dire, nel mezzo di una rivelazione dei media. Poiché il blocco dell’élite americana attorno a Hillary Clinton ha comunque perso le elezioni presidenziali nel novembre 2016. La lotta di queste élite per il potere è più o meno palese e va oltre l’Europa. I media tradizionali affermati (“Washington Post”, “New York Times”, CNN, ABC, ecc.) non sono riusciti a far vincere il loro candidato. Quindi ora sembra che per loro tutti i mezzi siano leciti per sbarazzarsi del presidente democraticamente eletto Donald Trump.
Nella loro frustrazione i media mainstream affrontano da soli il problema della “manipolazione”. Pensano naturalmente alle manipolazioni dei loro avversari e non alla propria.
Questo è un meccanismo interessante. I media allineati stanno attualmente vivendo una grave perdita di credibilità, anche in Europa. Uno dei fattori importanti è l’influenza di Internet con le sue (ancora esistenti) possibilità di informazione al di fuori del mainstream.

 

Verificare i fatti

Di fronte a tutto questo è lecito concludere che molti eventi attuali non hanno luogo nel modo in cui ci vengono presentati dai media e che l’influenza a cui sono soggette le nostre opinioni e azioni non è una coincidenza.
Oggi non è necessario ricorrere alla censura aperta delle notizie per rimuovere le contraddizioni tra richieste democratiche e potere reale. Una strategia ingegnosa realizzata attraverso i media allineati si occupa di influenzare i sentimenti, gli stati d’animo e le opinioni.
Chi non si adatta deve stare in silenzio.
Chi non sta zitto è messo a tacere.

Una presa di distanza critica sta nel sapere che le bugie e le distorsioni del passato sono molto utili nel giudicare con grande cautela tutto ciò che sta accadendo ora.
Gli eventi potrebbero essere stati molto diversi da ciò che ci viene presentato” oppure “Perché queste notizie vengono trasmesse proprio ora e in questa forma?” – queste sono domande utili da porre ogni volta che un evento “scioccante” viene presentato dai media. Fortunatamente abbiamo molte altre fonti di informazioni alternative disponibili.

Gli sconvolgimenti e le guerre sociali iniziano quasi sempre con una bugia.
Perché non iniziare, ogni volta, dandoci il tempo di verificare i fatti, setacciandoli sino alla fine dell’analisi?

Robert Seidel

 

Tratto da:
https://www.zeit-fragen.ch/fr/editions/2018/n-23-15-octobre-2018/de-la-censure-au-courant-dominant-medias-et-manipulation-de-masse.html

Traduzione< a cura di Mario Grisorio


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