Economia
Dal Kuwait nuovi investimenti per l’Italia, la missione di Urso rafforza la strategia industriale del governo

Il ministro incontra il fondo sovrano e i vertici della finanza kuwaitiana. Dall’energia all’intelligenza artificiale, dai data center alla farmaceutica, l’obiettivo è attrarre capitali e consolidare la presenza italiana nei settori strategici. Sicilia al centro con Milazzo e la nuova bioraffineria di Priolo.
Non soltanto accordi commerciali, ma una strategia di politica industriale che punta ad attrarre capitali internazionali, rafforzare la sicurezza energetica e fare dell’Italia una piattaforma produttiva e tecnologica sempre più importante nel Mediterraneo e in Europa. È questo il significato della missione in Kuwait del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, impegnato in una serie di incontri ai massimi livelli con i rappresentanti della finanza e degli investimenti del Paese del Golfo. Un’iniziativa che si inserisce nella linea seguita dal governo Meloni in questi quattro anni: trasformare le relazioni diplomatiche in opportunità industriali concrete, favorendo investimenti di lungo periodo e rafforzando le filiere considerate strategiche per l’economia nazionale.
Al centro della visita c’è il confronto con i vertici della Kuwait Investment Authority, uno dei principali fondi sovrani internazionali, interlocutore particolarmente importante per un Paese come l’Italia, che dispone di competenze manifatturiere avanzate, infrastrutture, tecnologie e imiprese competitive, ma ha bisogno di attrarre nuovi capitali per sostenere grandi progett industriali. L’obiettivo è ampliare una collaborazione già consolidata nel settore energetico e aprirla a nuove attività, dalla robotica all’intelligenza artificiale, dall’aerospazio alle materie prime critiche.
La missione assume un valore politico ed economico che va oltre i singoli dossier. Il governo sta cercando infatti di costruire una rete di partnership con Paesi dotati di importanti risorse finanziarie, interessati a diversificare i propri investimenti e a partecipare allo sviluppo delle nuove filiere produttive. Una scelta che consente di rafforzare il posizionamento internazionale dell’Italia, riducendo al tempo stesso il rischio che settori industriali strategici perdano competitività per carenza di investimenti.
È soprattutto il rapporto già esistente con il Kuwait a rendere significativa l’iniziativa. La Kuwait Petroleum Corporation è da trent’anni presente in Sicilia attraverso la raffineria di Milazzo, realizzata in partnership con Eni nel 1996. Una collaborazione consolidata che oggi trova una nuova prospettiva nella riconversione industriale del polo petrolchimico di Priolo, dove Eni e Q8 hanno deciso di realizzare una bioraffineria destinata alla produzione di carburanti a minore impatto ambientale.
Il progetto rappresenta un esempio concreto di come la transizione energetica possa diventare un’occasione di rilancio industriale anziché tradursi semplicemente nella dismissione delle attività tradizionali. Il nuovo impianto avrà una capacità produttiva di 500 mila tonnellate l’anno, destinata alla produzione di HVO, il diesel da materie prime biologiche, e di carburanti sostenibili per l’aviazione, i cosiddetti SAF. Secondo le previsioni industriali, l’utilizzo di questi biocarburanti consentirà una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 65 per cento rispetto al mix fossile di riferimento. La conclusione dei lavori è prevista entro il 2028.
Il piano di trasformazione, concordato nel marzo 2025 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, costituisce uno dei risultati della strategia perseguita da Urso nella gestione delle crisi industriali: salvaguardare il patrimonio produttivo, tutelare competenze e occupazione, accompagnando la riconversione verso attività capaci di competere sui mercati internazionali. Una linea che ha trovato proprio a Priolo un banco di prova particolarmente delicato, considerando il peso economico e sociale del polo petrolchimico per la Sicilia orientale.
Non a caso, annunciando l’investimento lo scorso febbraio, Shafi Taleb Al Ajmi, amministratore delegato di Kuwait Petroleum International, aveva sottolineato come la collaborazione con Eni rappresentasse il secondo grande progetto industriale condiviso in Sicilia, confermando la fiducia del gruppo kuwaitiano nel settore energetico italiano. Una dichiarazione che testimonia quanto il rapporto tra i due Paesi abbia già solide basi economiche sulle quali costruire ulteriori iniziative.
Un altro elemento conferma la rilevanza degli interlocutori scelti dal ministro. Secondo le stime riportate dal Fondo monetario internazionale, la Kuwait Investment Authority gestiva alla fine del 2025 un patrimonio di circa 1.002 miliardi di dollari, oltre sei volte il Pil del Kuwait. Si tratta di una valutazione, non di un dato ufficiale pubblicato dal fondo, ma è sufficiente per comprendere la portata delle risorse potenzialmente mobilitabili. Anche una quota limitata di questi capitali, indirizzata verso progetti industriali italiani, potrebbe contribuire a finanziare infrastrutture, stabilimenti e innovazione tecnologica.
La visita di Urso non si limita però al comparto petrolifero. Il programma prevede anche un incontro con il board della Union of Investment Companies, l’organizzazione che riunisce trenta società del settore finanziario e degli investimenti kuwaitiano. A questi interlocutori il ministro presenterà le opportunità offerte dal sistema produttivo italiano, affiancato da rappresentanti della finanza pubblica e privata nazionale. È un passaggio importante perché punta a creare un collegamento diretto tra capitali disponibili e progetti industriali, superando la dimensione puramente diplomatica delle relazioni economiche.
L’agenda è particolarmente ampia. Nell’energia, oltre alle attività tradizionali, l’interesse riguarda la trasformazione degli impianti e le nuove tecnologie. Sul versante delle materie prime critiche, la possibilità di costruire partnership internazionali risponde all’esigenza di ridurre la dipendenza europea dalle grandi concentrazioni produttive e commerciali. L’intelligenza artificiale, i data center e la robotica rappresentano invece ambiti nei quali la disponibilità di capitali di lungo periodo può accelerare la crescita industriale.
Lo stesso vale per l’aerospazio e la farmaceutica, due settori nei quali l’Italia dispone di competenze avanzate e di filiere produttive riconosciute a livello internazionale. Attirare nuovi investimenti significa non soltanto sostenere le grandi imprese, ma anche offrire opportunità alle piccole e medie aziende che operano nell’indotto, favorendo ricerca, sviluppo tecnologico e occupazione qualificata.
Si tratta di una visione che supera la tradizionale distinzione tra attrazione degli investimenti esteri e difesa dell’industria nazionale. I due obiettivi, se accompagnati da adeguate garanzie, possono rafforzarsi reciprocamente. Il punto non è vendere pezzi dell’economia italiana, ma convincere i grandi operatori internazionali a investire nella capacità produttiva del Paese, realizzando nuovi impianti, finanziando tecnologie, creando lavoro e consolidando attività sul territorio. Naturalmente, nei comparti strategici, questa apertura deve accompagnarsi alla tutela degli interessi nazionali e al rispetto delle regole sugli investimenti esteri.
In questo quadro si inserisce anche un precedente recente e significativo nei rapporti con il Kuwait. Alla fine di settembre Q8 ha aderito all’iniziativa di contenimento dei prezzi dei carburanti avviata da Eni e sostenuta dal governo Meloni. Una decisione che ha mostrato la disponibilità di un importante gruppo energetico internazionale a recepire le sollecitazioni dell’esecutivo italiano per attenuare l’impatto dei rincari sulle famiglie e sulle imprese. Un risultato diverso per natura rispetto agli investimenti industriali, ma indicativo della continuità del dialogo tra Roma e i vertici del gruppo kuwaitiano.









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