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Da quando possiamo far decorrere la decadenza del sistema economico italiano? Da tangentopoli con l’omicidio di Gardini. L’inizio dell’ingerenza estera in Italia. E tutto sembra tornare

Scorrendo i commenti su Scenarieconomici.it ho notato uno spunto interessante sull’impero ex Gardini e sul vero inizio della crisi italiana dei nostri giorni. Si, il Contadino, come sprezzantemente lo chiamavano i suoi detrattori, certamente per invidia.

Bene, Gardini era intelligente. E pure molto sveglio, aveva capito prima degli altri che l’agroalimentare era una fonte per lo sviluppo industriale, bastava integrarla verticalmente con l’industria. Bene, lui aveva denaro, denaro sposato, quello della persona probabilmente più liquida d’Italia ai tempi, il tesoro di Serafino Ferruzzi. Una fortuna costruita appunto nell’agroalimentare primario e nel trading di materie prime da dopo la guerra, soprattutto soia (una delle maggiori multe al CBOT fu comminata proprio al gruppo Ferruzzi). E poi nel cemento. Grande imprenditore il Ferruzzi, schivo e anonimo per i media ma ricchissimo. Morì come da tradizione italiana in un incidente, i grandi imprenditori o i figli scomodi degli stessi che se ne vanno troppo spesso così, o suicidi (Olivetti, Tchou, Gardini, il figlio comunista degli Agnelli, Cagliari, …).

Quando Gardini prese in mano il gruppo Ferruzzi aveva a disposizione una enorme liquidità. E fece shopping in Italia ed in Europa: si comprò Eridania, il gruppo saccarifero italiano, a cui va aggiunto il gruppo francese Beghin Say (arrivò addirittura a possedere il più grande produttore di formaggio Roquefort francese, ndr). Poi di fatto acquistò Montedison, la principessa dell’industria italiana, ancora ai tempi la più grande azienda privata del Belpaese, l’erede del gruppo che fece grande – e ricca – l’Italia con la chimica del polipropilene isotattico negli anni ’50 e ’60, con radici che affondavano alla fine dell’ottocento nella chimica di base (Montecatini). Assieme c’era l’energia (Edison), necessaria per la produzione industriale e resa monca dalla nazionalizzazione di fine anni ’50-inizio ’60 che portò alla nascita di ENEL.

Pochi ricordano ormai che dopo la guerra, grazie al Politecnico di Milano e del prof. Natta, la chimica italiana era tra le prime al mondo, gran parte della fortuna economica italiana parte da lì assieme allo sviluppo delle infrastrutture necessarie per sostenerla, energia in primis (forse dovremmo ricordare a tutti che la vera ricchezza si fa con le grandi industrie e non con gli agriturismo come qualcuno a Berlino vorrebbe farci credere, ndr). La Montedison acquisita dai Ferruzzi venne fusa con le proprie attività agroalimentari creando un un colosso, con aziende leader nella chimica e nell’energia, nell’agroalimentare (Eridania, tutto l’impero mondiale ex Serafino Ferruzzi), nelle assicurazioni (La Fondiaria), nel cemento (Calcestruzzi), nell’editoria (Il Messaggero), nelle televisioni (La7, ex Telemontecarlo) e certamente sto dimenticando qualcosa vista l’enormità del Gruppo. In più il grande progetto e visione del Contadino, visione avveratasi con 20 anni di ritardo (anche grazie dietro al suo spunto, da cui trassero profitto altri, proprio come nel caso dei personal computer di Olivetti) di produrre bioetanolo con le eccedenze agricole dell’UE da usare come combustibile, ossia quello che è accaduto anni dopo e che molte aziende multinazionali hanno utilizzato per arricchirsi enormemente. Dunque la visione di Gardini era appunto il “futuro attuale”, visione azzeccata, l’integrazione processistica tra agricoltura ed industria, un progetto che avrebbe potuto creare enorme ricchezza a se stesso ed al Paese. Il primo passo fu sbarazzarsi della chimica tradizionale, ormai arrivata al capolinea, aggregando le attività chimiche di Montedison coon quelle di ENI in Enimont (per altro gettando le basi per la creazione del leader mondiale del polipropilene quale retaggio degli antichi splendori italiani nel settore). Il resto è storia relativamente recente: Gardini andò a leva, il gruppo era indebitato. Ma aveva trovato le fonti di finanziamento con le banche internazionali, fatto che però non rendeva giustizia secondo la filo francese Mediobanca, grande amica di Lazard. Quello che successe lo sappiamo, lo scandalo di Tangentopoli si incrociò anche [molto stranamente e con un tempismo eccezionale] con l’attacco a Gardini che aveva bisogno di soldi, Cuccia bloccò le fonti di finanziamento estere, Montedison crollò sotto il peso dei debiti ed alla fine – dopo la morte violenta del proprio proprietario – il gruppo italiano venne acquisito da un’azienda ai tempi di proprietà diretta del Ministero della difesa francese (EDF, oggi “solo” al 70% di proprietà dello Stato francese). Fate finta di non sapere come è andata a finire: se uno straniero si impadronisse di un ganglio strategico industriale straniero cosa ne farebbe? Semplice, lo dissolverebbe a proprio vantaggio, leggasi anche lo spezzetterebbe, delocalizzerebbe etc.. Magari assieme al solito collaborazionista locale…

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Infatti fu cupio dissolvi: la grande Montedison fu fatta a pezzi da EDF, ricordo quando Ausimont fu venduta a Solvay, quando i cantieri che costruirono il Moro di Venezia (prima barca non USA a sfidare gli americani nell’America’s Cup) vennero anch’essi venduti, quando i giacimenti di gas egiziani vennero venduti a Petronas, Antibioticos liquidata, mentre la vecchia Selm dei servizi energetici diventò la Edison che conosciamo oggi, una comprimaria rispetto ad ENEL (ed infatti scommetto che ENEL sarà oggetto di dichiarato interesse estero nel giro di un annetto al massimo, sempre nel solco dell’economicamente interessata ingerenza straniera in Italia). E appunto oggi si parla del fatto che i francesi, fatto il lavoro sporco e giunto il momento di investire, vorrebbero disfarsi di quel che resta della principessa di Foro Buonaparte, Edison, quasi per ironia della storia con sede nella via dell’eroe nazionale d’oltralpe che francese non è, si sa che Chateaubriand cambiò le date di nascita in quanto Napoleone era genovese e non francese (per altro il cognome giusto era proprio Buonaparte, come la via di Milano, il Generale dovette cambiarlo in quanto avendo un cognome italiano non poteva essere ammesso all’alta scuola militare, infatti diventò Bonaparte).

Dopo questa piccola digressione storica possiamo arrivare all’epilogo. Come ben spiegato dal giudice Almerighi nel suo libro*, Gardini non fu suicida, fu ucciso, come Cagliari molto probabilmente. Il motivo non lo conosciamo ma dicono per tangenti e per quello strano intreccio tra Cagliari, Gardini e Castellari. La verità non la sapremo probabilmente mai. Ricordiamo in particolare quel Castellari implicato non solo nelle tangenti di Stato ma anche nello scandalo che portò alla morte di un primo ministro belga se ricordo bene per questioni di armi, infatti Castellari secondo Almerighi può non essere morto nel fantomatico suicidio nelle campagne romane, probabilmente è stato tolto dalla circolazione con un cambio di indentità (è proprio da leggere il libro citato…).

Detto questo, manca la parte più importante, la prova del nove: il ’92 è una data cruciale per l’Italia, dopo la caduta del muro tante cose successero. Infatti l’Italia a seguito anche di Tangentopoli, essa stessa determinata da un abuso della custodia cautelare in carcere da parte dei giudici (lo disse anche il decano della Corte Suprema USA, Justice A. Scalia, metti una persona normale in carcere assieme a papponi e lacchè fino a quando non parla a vedrai che ammette colpe anche non sue pur di uscire di galera), iniziò a battere in testa con la propria economia, la pubblicità negativa all’estero sul fatto tangentizio milanese – per altro necessario al ricambio politico voluto da oltreoceano – fece deragliare la costruzione dello SME e dell’ECU, alla fine l’Italia dovette svalutare. A ruota anche la Francia fu costretta a fare altrettanto e quello fu l’ultimo sussulto economico del paese drogato da una lira da esportazione (svalutata). A seguito di tangentopoli – o a causa di tangentopoli secondo chi scrive, un colpo di stato giudiziario secondo molti – ci fu poi l’errore più grande, la svendita del patrimonio anche di Stato di fine millennio (ossia oltre alla liquidazione di Montedison anche quello delle aziende di Stato): non si sa come, non si sa perchè (bisognerebbe chiederlo a Di Pietro, semmai avesse il coraggio di dirci la verità per una volta) Mani Pulite come per magia si fermò e le incarcerazioni si bloccarono. Questo coincise con l’arrivo del nuovo Ambasciatore Usa R. Bartholomew il quale si dice considerò ancora strategica l’Italia per gli USA. Non bisogna dimenticare che lo stesso Bartholomew alla fine del suo mandato ambasciatoriale divenne plenipotenziario di Merrill Lynch in Italia, contribuendo – guadagnandoci – alla svendita di fine millennio del patrimonio industriale italiano. La crisi dell’Italia parte appunto (statisticamente, dati alla mano) da fine secolo scorso, quando alle privatizzazioni ed all’annientamento di Montedison si aggiunse la fissazione della parità con l’euro, tropo alta secondo molti. Un doppio/triplo colpo: oltre alla perdita di gran parte del patrimonio industriale a causa di Tangentopoli, l’Italia perdeva anche la possibilità di recuperare i propri squilibri con la svalutazione della moneta (e questo non è un reato come ce lo dipinge qualcuno, è una normale valvola di sfogo economica, il dollaro ad esempio sta facendo su e giù tra 0,87 e 1.55 con l’Euro da 15 anni ma nessuno ci dice che non si può, che non si deve….).

Bene la domanda è questa: visto che l’inizio della crisi italica si può far coincidere con la fine anticipata di Tangentopoli – fatto mai chiarito in merito a come e perchè avvenne – non è che la crisi sistemica italiana dipende anche dal fatto che aziende importanti che prima occupavano, producevano, creavano indotto e pagavano tasse in Italia sono state liquidate e/o vendute allo straniero post tangentopoli e poi continuando il trend? Appunto, oggi il trend in Italia è far pagare le tasse solo ai dipendenti, non alle grandi aziende, solo alle PMI che vengono regolarmente tartassate (Luxleaks insegna, e poi Fiat, Lottomatica e Ferrari con sede in Olanda/UK): così facendo non si crea ricchezza, al limite ci si mantiene “vivi” per un po’, si uccide anzi il substrato che conta, quello imprenditoriale e soprattutto quello industriale. E chiaramente uno straniero in un periodo di crisi globale è proprio quello che vorrebbe, annientare un competitor straniero a proprio vantaggio, magari accaparrandosi le aziende che valgono, vedi per distruggerle per far maggior spazio alle proprie, vedi per prendersi i pezzi che interessano, vedi per delocalizzare. Solo per fare un esempio, oggi Eridania ex Montedison è in forte crisi, prima deteneva anche Beghin Say francese che grazie all’avvento di EDF in Montedison venne rivenduta chiaramente ai francesi…. Oggi la Francia con Beghin Say ha spiazzato quel che resta di Eridania, come ha fatto con Lactalis per Parmalat. E prima con Galbani ed Invernizzi.

Un paese che non sa fare i propri interessi è destinato a diventare schiavo.

Siete avvisati.

Mitt Dolcino

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* “Suicidi? Castellari, Gardini, Cagliari” , M. Almerighi – Ed. Università La Sapienza, 2011

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