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EconomiaVenezuela

Da “Capitale degli omicidi” a nuova frontiera per gli investimenti: il paradosso della sicurezza a Caracas

Il crollo verticale degli omicidi a Caracas trasforma l’ex “capitale del crimine” in una nuova meta per gli investimenti petroliferi esteri, ma il prezzo pagato tra esodo di massa e repressione fa discutere.

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C’era una volta una città in cui fermarsi al semaforo rosso significava rischiare la vita. Una metropoli dove, solo un decennio fa, in media tre cittadini perdevano la vita ogni ora. Oggi, a Caracas, le piazze un tempo deserte si riempiono di famiglie, i bar all’aperto tornano a prosperare e i pedoni camminano senza il terrore costante che il rombo di una motocicletta preannunci una rapina.

“Questa potrebbe essere Madrid, o Parigi”, ha scherzato Cesar Peña, un barbiere di strada intervistato dal Wall Street Journal, mentre taglia i capelli lungo l’arteria principale di un quartiere un tempo in mano alle gang. “Qui è diventato molto più tranquillo”.

Il miglioramento della situazione sul fronte della sicurezza in Venezuela è un fenomeno complesso e, per certi versi, macabro, ma innegabile. Un cambiamento radicale che fa da preludio a un massiccio ritorno degli investimenti esteri, stimolato anche dalla cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e dalla spinta dell’amministrazione Trump per rimettere in moto l’industria petrolifera locale.

I numeri di un crollo (criminale ed economico)

Per comprendere la portata del fenomeno, è sufficiente osservare la contrazione del tasso di omicidi, un crollo che dal punto di vista macroeconomico accompagna la distruzione della domanda interna e del tessuto produttivo del decennio passato. Il numro di omicidi era già in calo prima della caduta del governo Maduro e il subentro della Rodriguez.

AnnoOmicidi TotaliTasso (per 100.000 abitanti)Contesto
201628.47992,0Seconda nazione più letale in America Latina.
2023< 7.00026,8Calo del 70%, esodo di massa in corso.
2025/26N/D3,0 (dato governativo)Nuovo governo Rodríguez, ritorno capitali esteri.

Il governo di Delcy Rodríguez dichiara oggi un tasso di 3 omicidi ogni 100.000 abitanti, un dato guardato con scetticismo dai criminologi, ma che riflette un innegabile mutamento di percezione. Nel 2018, solo il 17% dei venezuelani si sentiva sicuro a camminare di notte. Oggi, secondo il Global Safety Report di Gallup per il 2025, la percentuale è balzata al 59%, sfiorando i livelli italiani (60%).

Le cause del miracolo: esportazione del crimine e repressione

Come ha fatto uno Stato fallito a pacificare le sue strade? La risposta degli analisti non risiede in raffinate politiche di welfare o in un miracolo keynesiano di piena occupazione, ma in una combinazione di fattori strutturali e repressivi:

  • L’esodo criminale: Con un’economia al collasso e un’iperinflazione devastante, i margini di profitto per estorsioni e rapimenti si sono azzerati. Oltre otto milioni di venezuelani sono emigrati, portando con sé, purtroppo, anche frange criminali che hanno generato allarme in città come New York, Bogotà e Santiago del Cile.
  • Il pugno di ferro dello Stato: Per arginare le gang armate, spesso dotate di motociclette cinesi a basso costo, il precedente regime ha utilizzato operazioni di polizia indiscriminate. Organizzazioni per i diritti umani segnalano migliaia di presunte esecuzioni extragiudiziali nei barrios. “In Venezuela, i malandros (i criminali) sono la polizia”, ha dichiarato amaramente Lina Rivera al WSJ, ricordando l’uccisione di cinque familiari da parte delle forze dell’ordine.
  • Il calo nel numero dei sequestri di persona: Andy Chelini, ex negoziatore di ostaggi, è ormai disoccupato da oltre un anno. “È il cambiamento nelle dinamiche del crimine”, ha spiegato l’uomo, 74 anni. “Questa è la ragione principale per cui non riesco a trovare lavoro”.

L’economia che riparte e i nuovi rischi

Il ritorno alla normalità civile è il prerequisito per qualsiasi ripresa degli investimenti in capitale fisso. A San Agustín, i locali notturni tornano a servire rum e cibo di strada. Le ambasciate, inclusa quella statunitense recentemente riaperta, hanno abbassato i livelli di allerta: non è più sconsigliato viaggiare nel Paese, né si suggerisce macabramente di “preparare un testamento” prima di atterrare.

Eppure, l’ottimismo è frenato dalla prudenza. Nelle prossime settimane, i talent scout degli investimenti globali arriveranno a Caracas per capitalizzare le opportunità legate all’industria petrolifera. L’assenza di un sistema giudiziario solido spinge le aziende a investire massicciamente in sicurezza privata. Le richieste di auto blindate e guardie del corpo sono in forte aumento, ma almeno l’impiego nelle forze di sicurezza private diminuisce la disoccupazione di molti che, altrimenti, prenderebbero una brutta strada.

Il rischio inflattivo e il ritorno dei capitali potrebbero, paradossalmente, far gola alla criminalità emigrata. Come avverte l’ex negoziatore Chelini, riflettendo sul possibile rimpatrio di chi era fuggito: “Cosa pensate che succederà quando queste persone torneranno? Vi assicuro che non diventeranno calzolai”. Il Venezuela si trova a un bivio: trasformare questa pace armata in una vera ripresa economica, o prepararsi al ritorno dei vecchi fantasmi.

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