attualita' posted by

DA AUSTERITY AL MASSIMO SI VA VERSO MENO AUSTERITY! VOLETE CAMBIARE PARADIGMA? MEGLIO, ALTRIMENTI SARA’ WW3!

Quello che osserviamo in questi giorni non rappresenta affatto un cambio di paradigma, al massimo un più forte battipugnettismo in UE finalizzato ad una minore austerity. Dice: “come mai tutto questo pessimismo?”. Molto semplice. Se ci rifacciamo alll’economista polacco KALECKI,

scopriamo che, a suo avviso (ed erano gli anni ’70), non esiste possibilità di mantenere la piena occupazione continuando con politiche offertiste tese ad incentivare gli investimenti privati. La flessibilità verso il basso dei salari non ha mai consentito né consentirà mai di recuperare disoccupazione.

Ma è ovvio! Manca il mercato di sbocco, se invece crescono i salari, crescono sia la domanda aggregata che la saturazione degli impianti produttivi, con essi cresce anche il profitto. In situazione di crisi, salari e profitti non sono tra loro avversari (pensate ad una data ricchezza che più ne prende uno dei due e meno ne prende l’altro) ma alleati.

Pertanto, l’aumento dei salari non comprime i profitti ma (invece) aumenta l’occupazione (vedi http://tempofertile.blogspot.com/2016/12/michal-kaleki-aspetti-politici-del.html).

In questo quadro, vanno inseriti i principi degli economisti di matrice Keynesiana, per i quali, finché vi sono operai disposti a lavorare e fabbriche ferme ma pronte a lavorare, lo stato deve indebitarsi (raccogliendo liquidità sui mercati) per fare investimenti (scuole, strade, ospedali e altro), finanziarli senza sottrarli ad altri elementi della domanda aggregata (quindi senza nuove tasse o ulteriori tagli) fino a che la “domanda effettiva” è incrementata al “pieno impiego”. In questo modo, la domanda aggregata cresce sia per “l’effetto diretto di spesa”, sia per quello indiretto del moltiplicatore.

Ma se queste cose sono vere, e lo sono, perché Confindustria non si batte affinché vengano messe in campo azioni finalizzate ad un tale circolo virtuoso?

Semplice, in prima battuta perché se lo stato dimostrasse di conoscere la strada per uscire dalla crisi e creare occupazione, imprenditori, intellettuali ad essi legati e giornalisti vedrebbero indebolito il loro controllo sulla politica del Governo. Se lo stato non ha armi per combattere la disoccupazione, può solo pregare a mani giunte questa gente affinché provveda col proprio impegno (vedi il caso Acciaierie di Taranto). In secondo luogo, poiché, alla fine, lo stato potrebbe arrivare a competere contro quello stesso privato i cui profitti, inizialmente, intende agevolare col suo intervento (pensate alle nazionalizzazioni, esse erodono profitti privati, e spesso, sono operate contro lo strapotere dei big business del mercato).

Secondo Kalecki, poi, anche i sussidi vanno contro l’agire del capitalismo darwinista, per il quale, se non sei ricco, vige il principio morale: “ti guadagnerai il tuo pane con il sudore”. In pratica, non devono esistere pasti gratis affinché il lavoro dell’uomo, essendo una merce sottoposta anch’essa alle leggi della ragione e della natura, pressato dal pungolo della fame, trovi il suo prezzo di equilibrio.

Chiaramente, ogni forma di sussidio interferisce con questo particolare meccanismo no?

Eppure il più grande dei problemi per gli imprenditori è un altro: è il rischio del mantenimento del pieno impiego!

In caso di politiche di pieno impiego, magari protratte per lungo tempo, il licenziamento non avrebbe più un potere disciplinante (che invece ha con alta disoccupazione). Ne conseguirebbe che le imprese rischierebbero di doversi litigare gli operai o gli impiegati a suon di carezze e aumenti di salario. La gerarchia nel luogo di lavoro non si baserebbe più sulla paura di perdere il posto, il potere di dominio del capo sarebbe enormemente ridotto. Anche se i profitti sarebbero maggiori, si sciuperebbe l’intero sistema di relazioni industriali ottocentesche a cui ambiscono i capitalisti. Questo effetto danneggerebbe inoltre i rentier producendo, di fatto, un tendenziale e costante aumento dei prezzi (inflazione) e si sa, chi produce e chi lavora si può facilmente adeguare aggiustando listini e compensi, ma i rentiers si vedono i propri capitali erosi dall’inflazione nel corso del tempo.

Quindi, e da qui il mio appunto personale all’attuale governo in essere, senza un cambio generale di paradigma, i gialloverdi dovranno sempre garantire disciplina delle fabbriche e stabilità politica, i beni più apprezzati dagli uomini di affari, perfino più degli stessi profitti. La disoccupazione, pertanto, dovrà considerarsi naturale, al fine di non creare inflazione e aumentare il potere della classe lavoratrice sul capitalista. La carne da macello serve e ne serve tanta, e serve per scardinare 2 secoli di conquiste sociali. Al massimo, i gialloverdi potranno ritoccare le leggi di INCLUSIONE SOCIALE (RDC) quale gentile concessione delle Elites al potere onde evitare rivolte stile MARIA ANTONIETTA! Ma mai toccare la disoccupazione strutturale garante di inflazione nulla.

Come si inquadra, quindi, una WW3 quale elemento necessario per riportare al PIENO IMPIEGO l’occupazione industriale?

Perché in quel caso, vedi quanto accadde sotto il regime Nazista, la disciplina si sposta dalla paura di perdere il posto di lavoro allo stato di necessità da guerra o all’autoritarismo di un regime fascista, di quelli che non ammettono discussioni e portano gli impianti al massimo della loro produttività attraverso spesa militare finalizzata alla guerra.

Chi ha visto Schindler’s List rammenterà che gli ebrei venivano fatti lavorare in fabbriche (all’esterno o all’interno dei lager), sottocosto e costantemente sotto pressione, per produrre tanto materiale 24 ore al giorno.

Fuori da una guerra (di occupazione o liberazione) i capitalisti possono accettare momentanei investimenti congiunturali (periodi di crisi) tali da NON mettere il privato in competizione con un potere assoluto come lo stato, e solo con l’obiettivo di stimolare gli investimenti privati. In linea di massima, la classe imprenditoriale accetta i Q.E. volti a ridurre il tasso di interesse, la riduzione delle tasse e i contributi agli investimenti privati (ad esempio togliere i contributi sulle nuove assunzioni o contribuire all’acquisto di macchinari moderni per aumentare la produttività industriale).

In pratica, secondo gli offertisti, l’imprenditore deve restare, sempre e comunque, il solo ad avere potere di regolare l’economia, persona  la cui fiducia deve essere cercata e asseverata da qualunque governo vada al potere.

Adesso poniamoci una domanda.

Ma se con le politiche offertiste la crisi non passasse, oppure se ne presentasse un’altra dopo pochissimo tempo, cosa accadrebbe?

Kalecki dice che “Nella nuova fase recessiva sarà necessario ridurre di nuovo o il tasso di interesse o le imposte sui redditi, e cosi via. Così, in un futuro non troppo remoto, il tasso di interesse dovrebbe diventare negativo e l’imposta sui redditi dovrebbe essere sostituita con sussidi ai redditi. Lo stesso risultato si otterrebbe se si tentasse di mantenere il pieno impiego stimolando gli investimenti privati: il tasso di interesse e le imposte sui redditi dovrebbero essere ridotte continuamente”.

Capite? Gli imprenditori ridurranno progressivamente la loro “fiducia” e, dunque, in un quadro di aspettative negative, risponderanno sempre meno agli stimoli!

NON FUNZIONANO! QUESTI MECCANISMI NON FUN-ZIO-NA-NO! NESSUNO DI ESSI POTRA’ MAI FUNZIONARE!

Il problema è che rentier e grandi imprese hanno da un lato interesse a saldarsi per avere stabilità dei prezzi o deflazione, il popolo dei lavoratori e delle PMI hanno l’interesse che l’economia funzioni al massimo delle sue potenzialità!

Tutto l’opposto.

Volete voi allora avere una politica che crei occupazione?

O date loro una guerra mondiale, o non l’avrete mai!

A meno che……..a meno che non facciate molti investimenti pubblici (che facciano da volano a quelli privati) senza toccare altri punti della domanda aggregata (senza tagli o tasse).

Non avete intenzione di fare quese cose? Avete paura del debito pubblico? Non volete cambiare paradigma?

Prima o poi, la somma di deflazioni e perdita di fiducia faranno si che vi ritroverete con un regime totalitario …. e si tornerà a qualche riga sopra: WW3.

 

 

 

 


Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito


Comments are closed.

comments powered by Disqus
RSS Feed

Archivi

Ebuzzing - Top dei blog - Economia e finanza
Ebuzzing - Top dei blog