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Energia

Cuba al buio: blackout totale dell’isola tra sanzioni USA e collasso infrastrutturale

Il sistema elettrico cubano cede sotto il peso di infrastrutture fatiscenti e dello stop al petrolio dal Venezuela. Undici milioni di persone senza corrente, ma l’Avana cerca ora un accordo con gli Stati Uniti.

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Cuba è letteralmente al buio. Nelle ultime ore, il Ministero dell’Energia e delle Miniere dell’Avana ha segnalato una “disconnessione completa” del sistema elettrico nazionale, lasciando circa 11 milioni di cittadini senza corrente elettrica. Un collasso che si inserisce in una crisi economica ed energetica di proporzioni storiche per l’isola caraibica, esasperata da un mix letale di infrastrutture obsolete e rigidi embarghi geopolitici.

La situazione, già precaria, è precipitata in seguito al blocco navale de facto imposto sulle forniture energetiche. L’Avana non riceve carichi di petrolio da oltre tre mesi, una carenza che ha paralizzato il Paese fino a costringere le autorità a posticipare decine di migliaia di interventi chirurgici. Il governo cubano punta il dito contro le politiche degli Stati Uniti, in particolare dopo le dichiarazioni di gennaio del presidente Trump, che ha minacciato dazi severi contro qualsiasi nazione esporti greggio verso l’isola.

Per comprendere a fondo la genesi di questo blackout, è utile sintetizzare le attuali fonti di approvvigionamento di Cuba:

Fonte EnergeticaStato AttualeImpatto sulla Rete
Produzione interna (petrolio)Copre circa il 40% della domandaDel tutto insufficiente a sostenere il carico di base.
Forniture dal VenezuelaCompletamente azzerateDecisive fino allo stop causato dall’intervento USA e dall’arresto di Maduro a gennaio.
Solare e gas naturaleAttive a regime massimoNon riescono a compensare i buchi della rete termoelettrica, ormai fatiscente.

Il problema strutturale è evidente: un’economia non può reggersi senza un’offerta energetica stabile e programmabile. Sebbene Cuba riesca a produrre autonomamente quasi la metà del proprio fabbisogno petrolifero, la sua rete elettrica continua a sbriciolarsi sotto il peso degli anni e della mancata manutenzione. Una settimana fa, un massiccio guasto aveva già lasciato al buio le province occidentali, un chiaro preludio al collasso totale di questi giorni.

Il colpo di grazia è arrivato dal crollo dell’asse con Caracas. Le spedizioni vitali di greggio venezuelano si sono interrotte bruscamente all’inizio dell’anno, in seguito all’intervento militare statunitense in Venezuela e al conseguente arresto di Nicolas Maduro. Senza il fornitore di ultima istanza, le centrali termoelettriche cubane sono andate rapidamente in riserva.

Di fronte a un’emergenza che rischia di bloccare non solo l’economia, ma la sopravvivenza stessa della popolazione, il pragmatismo sembra farsi strada. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha infatti confermato che sono in corso trattative dirette con il governo degli Stati Uniti. L’Avana si rende conto che la retorica non accende le lampadine, e che un compromesso diplomatico è ormai l’unica via per evitare il collasso definitivo. Nell’ambito di queste trattative sono stati liberati 51 prigionieri politici, ma sembra che Trump non abbia tutta questa fretta di concludere le trattaive, pur avendo annunciato prossime novità.

Immagine illustrativa Unsplash

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , Fabio Lugano è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia.

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