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Cristiano Ronaldo non è un chirurgo ma guadagna di più di Davide Amerio

 

Cristiano Ronaldo è approdato a Torino grazie a un generoso contratto stipulato con la Juventus, quantificato in 30 milioni di euro in quattro anni. Molti di più i soldi sborsati dal Club per aggiudicarsi il giocatore portoghese, e un’infinità di altri soldi pioveranno nelle tasche di Ronaldo grazie agli sponsor che già si sono prenotati.

La notizia ha generato un bel po’ di sdegno sui Social. In molti di domandano se sia giusto che un giocatore guadagni cifre simili; altri fanno paragoni tra il lavoro di un chirurgo e quello di prendere a calci una palla: è possibile che chi salva vite guadagni cifre relativamente molto modeste rispetto a un tizio che corre dietro a un pallone?

In tempi di recessione, precarietà, incertezza, queste notizie suonano come un ceffone in faccia a quanti faticano a mettere insieme il pranzo con la cena; a mandare avanti un’impresa; a trovare un lavoro degnamente retribuito; a vivere una vita dignitosa con una pensione irrisoria rispetto al costo della vita.

Se vogliamo farci male sino in fondo, possiamo anche considerare che l’Italia, grazie alla legge di Stabilità del 2017 (per merito dei politici, quelli “esperti”), permetterà a Ronaldo di pagare tasse per una cifra forfettaria di 100mila euro, mentre in Portogallo il giocatore ha dovuto patteggiare una cifra milionaria ben consistente. Come spiegano su corriere.it:

Si tratta della nuova normativa fiscale introdotta dalla legge di Stabilità del 2017 che permette a chi si trasferisce nel nostro Paese (o comunque a tutti quelli che non hanno avuto la residenza fiscale in Italia in 9 delle ultime 10 annualità) di optare per il regime sostitutivo per i guadagni conseguiti all’estero. In pratica Ronaldo pagherà un forfait di 100mila euro annui sui redditi extra-italiani (la cifra quindi non riguarda l’ingaggio percepito dalla Juventus), mentre i suoi familiari pagherebbero un forfait di 25mila euro cadauno.

E se si calcola che secondo Forbes i suoi guadagni extrasalario sono stati pari nel 2017 a oltre 54 milioni di euro, è chiaro che lo sbarco in Italia per Cristiano Ronaldo è piuttosto conveniente.In Spagna del resto era stato condannato a due anni di carcere e a pagare 18,8 milioni di euro di multa per evasione fiscale. In Italia potrà stare molto più tranquillo.

Rendiamo grazie ai nostri politici “esperti”. Situazioni come queste sono quelle che spingono verso l’evasione fiscale e verso l’illegalità: come può sentirsi un libero professionista, o un imprenditore, tassato per 100mila euro, a fronte di un guadagno consistentemente inferiore ai milioni di euro di Ronaldo? E lavorando con responsabilità sociali, amministrative e penali non paragonabili?

Sorvoliamo sui cospicui flussi di denaro che viaggeranno tra diritti televisi, sponsor, e le società calcistiche. Questo diritto di straguadagnare è lecito? È moralmente accettabile? Ci sono, o ci dovrebbero essere, dei limiti imposti?

Queste domande ricorrono di fronte alle notizie di questi ingaggi. Non accade solo da noi; i casi più eclatanti provengono dagli Stati Uniti. Proprio qui, nell’ottica del libero mercato e del pensiero libertario, si possono trovare spiegazioni ragionevoli (il che non significa che siano accettabili o condivisibili) sull’orgine di questi meccanismi, e sul pensiero filosofico che li sostiene.

Prendo spunto dal filosofo Michel Sandel, docente all’Università di Harward, che da anni tiene un corso di introduzione alla filosofia denominato “Justice – What’s the right think to do?”, da cui deriva l’omonimo libro (in Italia con il titolo “Gustizia – il nostro bene comune”). In una parte del corso, quella che riguarda proprio la filosofia del Libertarismo, viene esaminato il pensiero di Robert Nozick, filoso e autore del libro “Anarchia, stato e utopia”.

Nozick è sostenitore dello “stato minimo”, ovvero uno stato nel quale gli unici compiti assegnati al governo riguardano la sicurezza del cittadino, proteggendolo dalla sopraffazione, dal furto e dalla frode. Tutto il resto viene regolato dalle leggi del mercato, e dalle relazioni contrattuali che si stabiliscono tra soggetti liberi. L’idea del pensiero libertario (che annovera tra le sue fila economisti come F. von Hayek e M. Friedman), esclude qualsiasi interferenza nella libertà individuale, a partire da quella economica.

Essa giunge a considerare illecita la redistribuzione delle ricchezze attraverso la tassazione, in quanto questa lederebbe la libertà degli individui di gestire in autonomia (e liberamente) i propri beni – e guadagni; tassare i redditi è paragonabile a rendere schiavi gli individui.

All’interno di questo tema (molto vasto, qui solo accennato per definire il perimetro del discorso), è presente la considerazione sulle ampie ricchezze acquisite grazie al mercato: il caso menzionato è riferito a Michael Jordan, ma vale per qualsiasi altro soggetto dell’attualità. Se la ricchezza acquisita da un giocatore pare sproporzionata, Nozick, per giustificare la teoria, mette in campo un esempio, non di poco conto:

supponiamo che al giocatore (Jordan/Ronaldo) non venga corrisposto un reddito, ma, all’inizio della stagione, le persone che vogliono vederlo in campo, versino in una cassetta cinque euro per assistere alla partita. Il contenuto di questa cassetta verrà interamente devoluto al giocatore.

Nel giro di breve tempo, il contenuto di quella cassetta, grazie all’elevato numero di persone disposte a pagare per vederlo giocare, avrà eguagliato proprio gli importi degli stipendi erogati alle società a questi professionisti

Questo espediente è utile a Nozick per dare risalto allo scambio volontario che avviene tra tifosi e giocatori, nella realtà mediato dalle società sportive.

Ora poniamoci un’altra domanda: quante persone sarebbero disposte a pagare cinque euro per vedere un chirurgo operare? Pochine…direi.

La questione, allora, va posta all’interno della logica dei grandi numeri che vige nell’ambito del libero mercato. Può non piacere, ma di fatto è così. Non si può fare un paragone in termini assoluti.

Sarebbe oltremodo assurdo (nel raffronto tra Ronaldo e un chirurgo), pretendere che il secondo abbia una retribuzione superiore a quanto guadagna, sul mercato, il primo: quanto ci verrebbe a costare una semplice operazione di appendicite?

Per capire meglio la questione dei grandi numeri, facciamo un altro esempio semplice. Prendiamo in considerazione l’ipotesi di una App molto conosciuta e utilizzata: se il costo di installazione è basso, o irrisorio, tipo 99 centesimi (arrotondiamo ad 1 euro, una cifra alla portata di tutti), ma l’applicazione è molto amata e molto scaricata sui cellulari (per esempio 1 miliardo di volte), ecco che ottengo un ricavo – per l’azienda che la vende,- di 1 miliardo di euro. È un ricavo eccessivo? Ingiusto? Su quali basi lo possiamo criticare, se il download è volontario e libero, non obbligato da nessuno.

La questione, quindi, non si può dirimere paragonando Ronaldo a un chirurgo, perché se siamo, come siamo, nell’ambito di un libero mercato, la logica dei numeri, e l’interesse dei consumatori a compiere una libera scelta, è il comandamento primario.

Rimangono due possibili azioni.

La prima riguarda i singoli: o rinuncio a guardare lo sport, e quindi a pagare abbonamenti televisivi che finanziano questo circolo di denaro; oppure, se sono sdegnato, mi informo sulle aziende che sponsorizzano questo mercato ed evito magari di comprare i loro prodotti.

La seconda riguarda lo Stato: contrariamente a quanto è stato fatto (anche se riguarda i guadagni provenienti dall’estero), e considerando che siamo uno stato di economia mista, il giocatore dovrebbe essere costretto a pagare tasse in maniera proporzionale ai guadagni. Diversamente dalla logica libertaria, il nostro sistema prevede politiche di redistribuzione della ricchezza.

A me non resta che considerare alquanto bizzarra, e strana, la coincidenza della Legge di Stabilità promulgata nel 2017, e l’acquisto di Ronaldo, nel 2018. Valutando che un’operazione del genere non può essere stata pianificata dall’oggi al domani da parte del management. Come sul dirsi, a pensare male, si commette peccato (ma a volte ci si azzecca)… e confesso di essere un gran peccatore.

Davide Amerio

Tgvallesusa.it


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