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Crisi Russia-Ucraina: stiamo andando in guerra comandati da dei Cadorna

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Le notizia ormai si accavallano e non sono positive. Riassumiamo.

  • Putin ha inviato soldati nelle repubbliche di Donesk e Lugansk dopo il loro riconoscimento oggettivamente occupandole. L’aione è stata a coto militare quasi pari a zero ed a costo umano zero;
  • di fronte a questa mossa  Biden e Blinken hanno cancellato i previsti incontri con Putin e Lavror. Praticamente siamo alla rottura dei colloqui, per ora, e al limite delle relazioni diplomatiche;
  • Stati Uniti, UK e UE hanno deciso di applicare delle sanzioni alla russia, di carattere politico ed economico, dal congelamento dei beni dei membri della Duma, al loro divieto di movimento, ad altre sanzioni non ancora ben specificate. Quindi è stato interrotto il processo di omologazione di

Dal punto di vista diplomatico la situazione è grave, anche se, dal punto di vista pratico, poco è cambiato: le repubbliche del Donbass erano già, praticamente, state strappate all’Ucraina e il fatto che, invece delle milizie filorusse, vi siano i russi veri, cambia poco. Diplomaticamente è una questione completamente diversa.

In Siria i militari turchi sono a stretto contatto con quelli russi e siriani, e, per ora, lo status quo ha retto. Se la Russia non avanza ulteriormente si potrebbe giungere ad uno stallo simile anche nel Donbass. Bisogna dire che l’Ucraina, per Putin e per una parte dei russi, è un “Non stato”, o meglio uno stato fantoccio in mano agli occidentali e questo rende un “Appeasement” molto più complesso.

Perché vi è stata questa escalation? Perché la UE è apparsa disarmata, completamente nelle mani dell’estero:

  • la politica del Green Deal ha messo in crisi il sistema energetico e industriale europeo, perché lo spingere verso il gas senza alternative di fornitura disponibili ci ha reso dipendenti da Mosca;
  • la “Guida tedesca” ha dato l’impressione di essere acquiescente verso Mosca, con Nord Stream 2, per cui Putin ha pensato, non a torto, che comunque la reazione europea sarebbe stata minima e superficiale;
  • nonostante il test del taglio del gas attraverso Yamal nessuno ha pensato seriamente ad alternative energetiche.

Se oggi si decide di prendere una posizione più forte, di deterrenza, verso la Russia non si può fare a meno di cambiare radicalmente tutta la politica economica, industriale ed energetica. Non si può andare verso una guerra economca. pensando di unire una politica di contenimento degli investimenti pubblici, un aumento degli interessi, con il boom dei prezzi energetici, ammesso che questa vi sia.

Nella Grande Guerra inizialmente Cadorna fece cadere il peso el conflitto sui fantaccini, con la politica degli attacchi a ondate umane, di giorno, contro le fortificate postazioni austriache, su un fronte enorme. Il risultato fu un massacro dei soldati inaudito senza che vittorie significative, anzi si preparò la situazione tattica per la sconfitta di Caporetto. Dopo la disastrosa sconfitta che ci costò praticamente un’armata fu presa la decisione di cambiare radicalmente l’approccio. Si chiamò Diaz che aveva un approccio completamente diverso, valutando importanti le vite e il benessere dei soldati, oltre che il lato industriale e logistico della guerra. Si passò da un approccio ottocentesco alla guerra moderna, e fu una scelta vincente. Oggi siamo di fronte alla stessa necessità: non possiamo permetterci di affrontare una politica di dissuasione strategica con una classe dirigente vetero-liberista e fondamentalmente liberale. Sinora governo europeo e italiano si sono comportati come Cadorna, evitando investimenti significativi, cambiamenti strategici e sacrificando i consumatori. Così si va verso una nuova dolorosa recessione, con lo strascico di fallimenti, disoccupazione e miseria. Si fa pagare il prezzo della scelta politica ai consumatori che si rifaranno alle urne contro governi insensibili ai loro bisogni. Inoltre chi ha preso scelte disastrose in passato non ha più nessuna credibilità per continuare a farle in futuro. Vi fidate voi della Von Der Leyen? Di Scholz? C’è bisogno di un radicale cambiamento politico, di idee e di persone, che metta il benessere delle popolazioni come elemento essenziale della politica nazionale. Perché la Guerra Fredda è stata vinta assicurando ai cittadini occidentali un benessere incredibilmente superiore a quello delle controparti orientali, e questa dovrebbe tornare ad essere la vera sfida ora. I governi devono riuscire a dimostrare che il benessere e la libertà non si hanno con Putin, ma con un sistema occidentale, una sfida che i nostri governi stanno perdendo. 


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