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Crisi gas: a questi prezzi la chiusura degli impianti industriali europei è solo questione di tempo

 

Mentre Draghi va a baciare la sacra pantofola di Greta, e per amor patrio mi fermo qui, l’Italia e l’intera Europa stanno vedendo prezzi mai visti per il Gas Naturale. Vi piacciono le cifre nette? Bene i future del gas sul mercato olandese hanno raggiunto i 100 euro per MW/ora di gas per poi ridiscendere leggermente a 97

Dato che poi le cose devono essere messe bene in chiaro vi è stato un calo del gas naturale inviato al compressore di Mallnow, da dove poi si diffonde in tutta l’Europa centrale, è calato del 77%.

Secondo i dati, i flussi fisici attraverso il gasdotto Yamal-Europe, che attraversa la Polonia, sono scesi a 5.313 megawattora all’ora venerdì mattina da 22.705 megawattora all’ora giovedì sera attraverso il punto di ingresso di Mallnow. Le forniture tramite il gasdotto hanno oscillato nelle ultime settimane, ma erano in gran parte in diminuzione. Le esportazioni attraverso il gasdotto sono crollate ad agosto dopo un incendio alle strutture di Gazprom, ma non sono mai tornate al massimo. Inoltre le aste per l’occupazione della capacità di invio indica un utilizzo ridotto ad un terzo.

A seguito di questo e del pessimo rendimento dell’eolico del Mare del Nord, con conseguente utilizzo del gas naturale per la generazione elettrica, i depositi di casa europei solo al minimo degli ultimi 10 anni, comprando gli stessi periodi dell’anno.

 

Ora d’Europa subirà anche la concorrenza selvaggia della Cina, che si è detta disposta a pagare qualsiasi prezzo pur di assicurarsi forniture energetiche.

Chi ne paga le conseguenze per primo? Il settore industriale, naturalmente a cominciare dalle attività che utilizzano maggiormente che al naturale, quali la chimica, la produzione di fertilizzanti, ed in generale tutti gli altri comparti energivori. Il miglior moto per distruggere la domanda e aumentare i prezzi fino al punto in cui questa scompare, e questo è quello che sta accadendo, con alcuni giganti industriali, dai produttori di fertilizzanti CF Industries a Yara International ASA e il gigante chimico BASF SE, costretti a chiudere gli impianti o a ridurre la produzione.

Ovviamente, fino a chi è possibile, i governi cercheranno di deviare il gas naturale verso consumi domestici, prima di causare dei movimenti di carattere sociale. La domanda domestica è, ovviamente, molto più rigida al prezzo , e alcuni governi stanno intervenendo in modo più o meno efficiente. Ad esempio la Francia ha deciso di bloccare i prezzi e distribuire gli aumenti nei 10 mesi successivi a partire dalla prossima primavera, mentre l’Italia si è limitata ad un taglio dell’Iva. Queste misure però sono dei palliativi, niente più. Il gas non si accende o spegne con un interruttore.

Non resta che sperare che:

– l’inverno sia molto mite,

– che Gazprom incrementi gli invii dopo l’attivazione di Nord Stream 2.

Altrimenti si prepara un pessimo inverno industriale, con tanti cassa integrati, tante aziende in crisi, e moltissimi consumatori che taglieranno le spese, con una ricaduta a cascata. Tra l’altro il sistema di tassazione delle emissioni non si è ancora interrotto, non è stato fermato, e continua a far sentire i suoi effetti inflattivi. Con la differenza che la distruzione della domanda industriale sta portando a un incremento minore nel valore delle quote vco2 punto del resto se tu non produci, perché chiudi l’impianto, neppure compri le quote carbonio.

Ha l’altro il modo più semplice per ridurre il prezzo dell’Elettricità sarebbe proprio il taglio di queste quote taggate per le emissioni di carbonio, ma questo da un lato farebbe piangere la sacra Greta , dall’altro non fornirebbe alla commissione quei fondi coi quali, attraverso il recovery fund, viene a condizionale i singoli  paesi. Saranno le prossime elezioni, o le eventuali rivolte popolari, a far cambiare idea.

 

 


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