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Crisi FCAS: scontro totale tra Airbus e Dassault. La Germania verso il proprio caccia di sesta generazione

I dipendenti Airbus in Baviera si ribellano alle pretese di Dassault. Sindacati e vertici aziendali chiedono al Cancelliere Merz un caccia di sesta generazione tedesco per salvare i posti di lavoro.

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Il grande sogno europeo della difesa comune si infrange, ancora una volta, sugli scogli degli interessi industriali nazionali. Il progetto FCAS (Future Combat Air System), il programma multimiliardario destinato a creare il caccia di sesta generazione franco-tedesco, rischia un vero e proprio collasso. A lanciare l’allarme non sono solo gli analisti, ma i dipendenti di Airbus dello stabilimento bavarese di Manching, preoccupati per la tenuta occupazionale e tecnologica del polo, insieme ai vertici dell’industria aerospaziale tedesca.

In una massiccia manifestazione che ha visto scendere in piazza quasi 4.000 lavoratori, supportati dal potente sindacato IG Metall e dall’Associazione tedesca dell’industria aerospaziale (BDLI), è emersa una richiesta inequivocabile rivolta a Berlino: ristrutturare radicalmente il programma. Il motto scelto, “FCAS – ma meglio!“, sintetizza un malessere diffuso verso un accordo che sembra pendere quasi esclusivamente a favore di Parigi.

Il dramma Dassault e la tutela dell’industria nazionale

Al centro della disputa c’è la convivenza, ormai logora, con i francesi di Dassault Aviation. Thomas Pretzl, Presidente del Consiglio di Fabbrica di Airbus Defence and Space, ha esortato apertamente il Cancelliere Friedrich Merz a porre fine a quello che ha definito senza mezzi termini il “dramma Dassault“. Secondo fonti di settore, l’azienda d’oltralpe pretenderebbe una quota di sviluppo del New Generation Fighter sproporzionata e in aperta violazione degli accordi originari. Un approccio inaccettabile per Airbus.

Dall’altra parte del Reno, la risposta non si è fatta attendere. Éric Trappier, amministratore delegato di Dassault, ha accusato i tedeschi di ostruzionismo, respingendo fermamente l’ipotesi di compromesso avanzata dalla controparte.

La “soluzione a due caccia”: pragmatismo contro l’impasse

Di fronte a questo stallo, e in una logica tipicamente keynesiana di tutela degli investimenti statali e della base manifatturiera ad alta tecnologia, l’industria tedesca ha messo sul tavolo una proposta pragmatica: la “soluzione a due caccia”. Le posizioni dei protagonisti tedeschi delineano un fronte compatto:

  • I lavoratori (Thomas Pretzl): Rivendicano la necessità di una vera sovranità aerea, che sia indipendente dai capricci statunitensi, ma anche dalle pretese dei costruttori francesi. “Oggi si ottiene con l’Eurofighter, domani con il suo successore. Siamo pronti!”, ha dichiarato.
  • I vertici Airbus (Michael Schöllhorn, CEO): Rifiutano l’idea che il progetto venga preso in ostaggio da modifiche unilaterali. Schöllhorn avverte che, se le esigenze tedesche verranno ignorate, la base industriale nazionale sarà messa a repentaglio.
  • L’Associazione industriale (Marie-Christine von Hahn, CEO BDLI): Sostiene apertamente lo sviluppo di due velivoli distinti su un piano di parità. Uno orientato agli interessi strategici di Berlino, l’altro ritagliato sulle esigenze di Parigi. Un cambiamento però anche costoso che non garantirebbe volumi produttivi sufficienti.
  • La politica bavarese (Florian Herrmann, CSU): Sottolinea l’importanza di un caccia di sesta generazione, ma preferibilmente sotto la guida tedesca e con il pieno coinvolgimento dell’industria locale.

Il FCAS – SCAF a Le Bourget come sagoma a terra

Lo stesso Cancelliere Merz ha recentemente evidenziato come Francia e Germania abbiano esigenze strategiche oggettivamente diverse. Se le asimmetrie negli accordi internazionali rischiano di distruggere l’occupazione qualificata interna, lo Stato ha il dovere di intervenire.

A questo punto, appare evidente come i sindacati e le aziende tedesche non vedano più un futuro per l’attuale configurazione del FCAS. Se il programma produrrà qualcosa, sarà con grande probabilità un progetto sdoppiato o un nuovo velivolo puramente tedesco. E l’integrazione europea? Per ora, resta a terra.

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