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Crisi energetica e caos in Medio Oriente: il Bangladesh bussa agli USA per il gasolio russo
Il blocco dello Stretto di Hormuz spinge il petrolio WTI a 104 dollari. Il Bangladesh chiede agli USA una deroga per il gasolio russo, ma l’FMI lancia l’allarme: rischio shock energetico globale.

La crisi energetica sta obbligando tutti a cercare soluzioni per evitare di restare al buio. Il Bangladesh ha richiesto formalmente agli Stati Uniti una deroga temporanea alle sanzioni per importare circa 600.000 tonnellate metriche di gasolio russo, al fine di coprire il fabbisogno di due mesi mentre la crisi energetica nel Paese si aggrava, secondo quanto riportato lunedì da Reuters; i funzionari hanno citato come precedente la recente deroga di 30 giorni concessa da Washington all’India.
La mossa arriva mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) avverte che la guerra in Iran sta provocando uno shock energetico globale, con i flussi petroliferi interrotti che fanno salire i costi del carburante, inaspriscono le condizioni finanziarie e mettono sotto forte pressione le economie dipendenti dalle importazioni, ora alle prese per assicurarsi forniture di emergenza.
Il Bangladesh dipende dalle importazioni per circa il 95% del proprio fabbisogno energetico. L’elevata dipendenza dalle importazioni ha reso il Paese vulnerabile a gravi interruzioni dell’approvvigionamento energetico, con la sospensione quasi totale del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz che ha bloccato le consegne programmate dai Paesi del Golfo. L’aumento dei prezzi globali e la carenza di approvvigionamenti hanno costretto il governo bangladese a cercare affannosamente forniture alternative da India e Cina, ad attuare il razionamento del carburante e a cercare oltre 2,5 miliardi di dollari di finanziamenti esterni per sostenere le importazioni di energia. La forte dipendenza dai combustibili fossili importati, tra cui il GNL e il diesel, costa al Paese circa 12 miliardi di dollari all’anno, creando una pressione significativa sulle riserve valutarie e causando un’elevata inflazione.
I prezzi del petrolio e del gas rimangono elevati mentre il conflitto in Medio Oriente entra nella quinta settimana. Il greggio WTI a 104 dollari al barile nella sera di lunedì. con il Brent ovviamente superiore.
Le notizie relative all’ingresso nel conflitto dei militanti Houthi sostenuti dall’Iran, insieme all’arrivo di migliaia di soldati statunitensi nella regione, hanno acuito i timori di una più ampia offensiva terrestre. Sabato, gli Houthi hanno rivendicato la responsabilità del lancio di missili balistici contro siti militari israeliani sensibili nel sud di Israele, segnando il loro primo coinvolgimento militare diretto dall’inizio della guerra. Nel frattempo, Trump ha minacciato di far saltare in aria gli impianti petroliferi iraniani se non verrà raggiunto un accordo di cessate il fuoco.
Lunedì il FMI ha avvertito che la guerra in Iran sta provocando un grave shock energetico all’economia globale, con interruzioni dei flussi petroliferi che spingono al rialzo i prezzi del greggio e inaspriscono le condizioni finanziarie, aumentando al contempo il costo di carburante, cibo e fertilizzanti in tutto il mondo; l’impatto sta colpendo più duramente i paesi dipendenti dalle importazioni e a basso reddito, dove le bollette energetiche più elevate stanno alimentando l’inflazione, rallentando la crescita e costringendo i governi a cercare accordi di approvvigionamento d’emergenza o sostegno esterno mentre la crisi si aggrava. Inoltre molti paesi stanno tornando al carbone per dimninuire la propria dipendenza dal gas naturale.
L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link







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