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EnergiaScienza

Cotone “Elettrico”: la rivoluzione energetica che arriva dall’umidità (e dal sudore). Addio batterie?

Ricercatori trasformano il cotone in una fonte di energia infinita sfruttando l’umidità dell’aria e il sudore. Una tecnologia economica che sfida le batterie al litio per i dispositivi indossabili.

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C’è un fiume invisibile sopra le nostre teste. Secondo la NASA, il ciclo globale dell’acqua sposta circa 500.000 chilometri cubi di vapore attraverso l’atmosfera ogni anno. È una quantità di energia latente colossale, circa 2.000 volte superiore al consumo energetico annuale dell’intera umanità. Eppure, fino ad oggi, questa energia è rimasta lì, sospesa e inutilizzata, mentre noi continuiamo a scavare litio e bruciare idrocarburi.

La fisica ci dice da tempo che sfruttare questa energia è possibile, ma la pratica si è sempre scontrata con un muro tecnico. Almeno fino ad ora. Una ricerca pubblicata su Advanced Materials da un team di università cinesi sembra aver trovato la quadratura del cerchio, utilizzando uno dei materiali più antichi e diffusi al mondo: il cotone.

Il problema dell’equilibrio

Per generare elettricità dall’acqua, o meglio dall’umidità, si sfrutta un principio noto dal XIX secolo: quando l’acqua scorre attraverso canali stretti rivestiti di molecole cariche, si crea una separazione di ioni che genera corrente. I nanomateriali moderni (grafene, nanofili proteici) hanno amplificato questo effetto, ma con un limite strutturale enorme.

Il problema è l’equilibrio: una volta che il materiale assorbe l’acqua, si satura. Il gradiente (la differenza) che spinge il flusso di ioni sparisce, e la corrente si ferma. È come una diga che si riempie fino all’orlo: l’acqua smette di scorrere. I tentativi di usare il sole per far evaporare l’acqua spesso portavano all’effetto opposto: il materiale si seccava troppo in fretta.

La soluzione: l’asimmetria intelligente

I ricercatori cinesi hanno aggirato l’ostacolo ingegnerizzando un tessuto di cotone con un approccio che imita la traspirazione delle piante (foglie che evaporano, radici che tirano su l’acqua). Il segreto sta in un rivestimento asimmetrico:

  • Lato A (Polipirrolo): Un rivestimento nero e conduttivo che assorbe il 98% della luce solare, convertendola in calore e forzando una rapida evaporazione.
  • Lato B (Polidopamina): Un film viola iridescente (simile all’effetto delle bolle di sapone) che riflette parte della luce e trattiene l’umidità.

Questa differenza crea un motore termico e chimico. Sotto la luce, il lato nero si scalda molto più di quello viola (un divario di circa 8,3 °C). Questo calore spinge l’acqua a evaporare velocemente dal lato nero, “tirando” continuamente nuova acqua dal lato umido attraverso le fibre di cotone per azione capillare. Risultato? Un flusso costante di ioni, e quindi di elettricità, che non raggiunge mai la saturazione.

Risultati da non sottovalutare

Non stiamo parlando di centrali nucleari, sia chiaro, ma i dati sono impressionanti per un pezzo di stoffa:

  • Potenza: Un pezzo di tessuto di 3×6 cm genera 0,74 Volt e una densità di potenza nettamente superiore ai tentativi precedenti.
  • Funzionamento notturno: Anche senza sole, la differenza chimica tra i due lati mantiene un gradiente sufficiente a generare elettricità (circa 0,12 V).
  • Resistenza: Il tessuto continua a funzionare dopo essere stato piegato, strofinato e lavato.

Ecco una sintesi delle capacità dimostrate dai prototipi:

ApplicazioneRisultato
Illuminazione LED6 unità in serie hanno acceso LED bianchi per oltre 24 ore.
Wearable TechUn gilet da 15 unità ha generato 3,9 V sfruttando sudore e umidità.
CondensatoriRicarica di un condensatore da 1 F a 3,5 V in 25 minuti.

Dalla teoria all’economia reale

L’aspetto più “Keynesiano” e interessante della vicenda non è solo la tecnologia, ma la scalabilità. Non servono metalli rari o processi costosi. Il substrato è il cotone, flessibile, traspirante e producibile su scala industriale con processi tessili già esistenti.

Mentre l’elettronica indossabile odierna dipende da batterie pesanti che prima o poi si esauriscono e diventano rifiuti speciali, questo approccio suggerisce un futuro in cui la nostra stessa attività fisica (il sudore) e l’ambiente circostante alimentano i nostri device. Una piccola, ironica rivincita dell’uomo sulla macchina: finalmente sudare serve a qualcosa di più che a rovinare le camicie.


Domande e risposte

Il sistema funziona solo se c’è il sole?

No, il tessuto genera elettricità anche di notte. Sebbene la luce solare amplifichi notevolmente l’effetto creando un forte divario termico, l’asimmetria chimica tra i due rivestimenti permette al tessuto di assorbire e gestire l’umidità in modo diverso sui due lati anche al buio. Questo mantiene attivo il flusso di ioni, producendo circa 0,12 Volt anche in assenza di luce, garantendo un funzionamento “all-weather”, ovvero con ogni condizione meteorologica.

È un tessuto delicato o si può usare davvero?

Dalle prove effettuate, sembra molto robusto. I ricercatori lo hanno sottoposto a 100 cicli di piegatura completa e 100 passaggi di attrito con carta vetrata, senza perdite significative di voltaggio. Anche il lavaggio non ha compromesso le proprietà riflettenti del film di polidopamina. Questo suggerisce che la tecnologia potrebbe essere integrata in abiti reali, come gilet sportivi o tecnici, senza la fragilità tipica di molti prototipi da laboratorio.

Potrà ricaricare il mio smartphone?

Al momento è improbabile che possa ricaricare rapidamente uno smartphone moderno, che richiede molta energia. Tuttavia, la tecnologia è perfetta per l’elettronica a basso consumo: sensori biometrici, orologi, cuffie Bluetooth o luci di sicurezza. Il gilet sperimentale ha generato 3,9 Volt, sufficienti per alimentare piccoli dispositivi o caricare condensatori. È un complemento alle batterie, o un sostituto per dispositivi che richiedono micro-energia costante, non (ancora) una centrale elettrica portatile.

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