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Copiare l’idea dell’Austria sull’immigrazione può essere la soluzione al problema.

 

L’Austria ha deciso di cambiare in modo radicale l’approccio all’accettazione dei rifugiati. Secondo quanto riportato da Capezzone per La Verità il ministro degli interni della FPO, Herbert Kickl, in accordo con il premier Sebastian Kurz, ha deciso un approccio radicale alla questione. Da ora in poi il comportamento standard del governo sarà quello di respingere la richiesta di status di rifugiato, tranne che , in un determinato tempo, il richiedente non dimostri oggettivamente di averne diritto. Si tratta di un’inversione dell’onere della prova molto importante, pr cui non ci saranno ammissioni standard, e queto con la finalità di distruggere il traffico di esseri umani: chi infatti pagherebbe per un viaggio pericoloso quando, una volta a disposizione, fosse certo che la sua domanda sia destinata ad essere respinta, tranne la dimostrazione di avere effettivamente diritto alla protezione? Se una persona è effettivamente perseguitata perchè allora non si presenta direttamente all’ambasciata del paese o di uno confinante, senza ingrassare i trafficanti?

Chiediamoci se questo non possa essere un modello. Invece che creare delle categorie protette , standard, alla fine garantendo aiuto a chi nella società d’originine è più forte e quindi può pagare i trafficanti di carne ed i loro assistenti oggettivi (Onlus, uffici legali etc) respingere tutti, tranne chi, con prove oggettive, può dimostrare di aver diritto alla protezione e, magari anche di volere veramente integrarsi nella società del paese dove vuole risiedere. Perchè questo secondo punto è essenziale come il primo. Prendiamo il caso in cui un imam estremista lo sia a tal punto dall’essere punito nel suo paese. Sarebbe giusto proteggerlo nel nostro paese quando la sua volontà fosse talmente estremista e folle da vederlo perseguitato perfino fra i suoi correligionari? Un approccio in cui l’elemento persecutorio e l’elemento di integrazione dovessero essere dimostrati dal richiedente asilo, in un tempo determinato, magari con atti conclusivi, permetterebbe di distinguere il grano dal loglio e di aiutare chi veramente lo merita, non chi ha magari rubato per pagare uno scafista.

 


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  • […] Chiediamoci se questo non possa essere un modello. Invece che creare delle categorie protette , standard, alla fine garantendo aiuto a chi nella società d’origine è più forte e quindi può pagare i trafficanti di carne ed i loro assistenti oggettivi (Onlus, uffici legali etc) respingere tutti, tranne chi, con prove oggettive, può dimostrare di aver diritto alla protezione e, magari anche di volere veramente integrarsi nella società del paese dove vuole risiedere. Perchè questo secondo punto è essenziale come il primo. Prendiamo il caso in cui un imam estremista lo sia a tal punto dall’essere punito nel suo paese. Sarebbe giusto proteggerlo nel nostro paese quando la sua volontà fosse talmente estremista e folle da vederlo perseguitato perfino fra i suoi correligionari? Un approccio in cui l’elemento persecutorio e l’elemento di integrazione dovessero essere dimostrati dal richiedente asilo, in un tempo determinato, magari con atti conclusivi, permetterebbe di distinguere il grano dal loglio e di aiutare chi veramente lo merita, non chi ha magari rubato per pagare uno scafista. scenarieconomici.it […]

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