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Controsensi italici: come spendere 30 mila euro per un convegno su un aeroporto in cassa integrazione

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Uno dei problemi italiani, non secondari, è che mancano dei buoni assistenti per gli uomini politici. Assumere solo gente che magari ti ha portato una ventina di voti fa sì che la qualità del personale sia spesso, pur con le dovute eccezioni, piuttosto bassa e quindi porti a delle gaffe divertenti e tragiche.

Ad esempio in Sicilia, l’aeroporto di Catania organizza un bel convegno sulla ripresa del trasporto aereo post covid, con la partecipazione di un vastissimo parterre, fra cui il presidente della regione Nello Musimeci, investendo la bella cifra di bel 30 mila euro, una location prestigiosa, un parterre prestigioso etc, welcome coffe…

Peccato che l’aeroporto sia praticamente quasi chiuso e il personale sia in massima parte in cassa integrazione. Quindi si investono 30 mila euro in comunicazione istituzionale per comunicare… il nulla, o meglio, se si è onesti, il fallimento della politica di programmazione turistica e degli aeroporti siciliani, dato che Comiso ha comunque il personale in cassa integrazione.

Evidentemente nessuno ha avvertito il presidente della Regione Sicilia quanto fosse fuori luogo fare un convegno pagato da un’attività in crisi e che mette i dipendenti in cassa integrazione. Allo stesso modo nessuno degli assistenti alla dirigenza dell’aeroporto ha avvertito quanto fosse fuori luogo questa iniziativa ma, magari, questi sono in cassa integrazione e neppure lavorano.

In Italia non si nega un convegno a nessuno, peccato che poi si mettano i bastoni fra le ruote proprio a chi il convegno dovrebbe aiutare. Un classico italiano.  Magari potremmo farci sopra un convegno per discuterne.


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