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Conferenza di Monaco 2026: L’Europa al Bivio tra il Riarmo Nazionale Tedesco, il Keynesismo di Macron e lo Strappo degli Stati Uniti

Monaco 2026: gli USA di Trump scaricano l’Europa. La Germania si riarma per conto proprio, mentre Macron propone gli Eurobond della difesa. L’analisi economica del nuovo assetto geopolitico globale.

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 Se esiste un luogo dove i destini della geopolitica globale si incrociano con le spietate logiche della spesa pubblica, questo è l’Hotel Bayerischer Hof durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (MSC). L’edizione 2026, la sessantaduesima della sua storia, si è aperta sotto un simbolo che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche: una wrecking ball, la pesante sfera d’acciaio utilizzata per demolire i vecchi edifici. E l’edificio in corso di smantellamento, sotto i colpi di una nuova amministrazione americana sempre più isolazionista, è l’ordine mondiale transatlantico che abbiamo conosciuto dal 1945 a oggi.

La domanda che aleggia tra i saloni bavaresi è essenzialmente una: l’Unione Europea si sta veramente staccando dagli Stati Uniti? E, parallelamente, stiamo assistendo alla nascita di una nuova e autonoma potenza militare tedesca? L’analisi dei fatti, depurata dalla consueta retorica europeista, ci restituisce un quadro macroeconomico e strategico in cui la necessità si scontra con l’incapacità cronica di trovare una sintesi fiscale e industriale comune.

Lo strappo di Washington: l’America pensa a se stessa

Per comprendere le mosse europee, occorre prima analizzare il vuoto lasciato da Washington. Un anno fa, l’intervento dell’attuale vicepresidente americano J.D. Vance aveva scioccato le cancellerie del Vecchio Continente, accusando l’Europa di essere un fardello e di limitare la libertà d’espressione. Oggi, il Segretario di Stato Marco Rubio, pur utilizzando toni apparentemente più diplomatici, non ha cambiato la sostanza del messaggio. Ai giornalisti ha dichiarato senza mezzi termini che “il vecchio mondo è scomparso” e che viviamo in una nuova era in cui il ruolo degli alleati deve essere profondamente riesaminato.

I segnali di questo disimpegno sono evidenti e tangibili. Rubio ha disertato un incontro fondamentale sull’Ucraina a margine della conferenza, un gesto che certifica come la priorità americana si sia spostata altrove, presumibilmente verso il Pacifico e la difesa dei propri confini economici interni. A peggiorare il quadro c’è la paralisi del Congresso degli Stati Uniti: fonti governative tedesche hanno espresso forte delusione per il mancato varo del “Graham Bill”, un pacchetto di dure sanzioni contro la Russia che i Repubblicani tengono bloccato. Di fronte alle preoccupazioni degli alleati, il Presidente Donald Trump ha risposto con una battuta dal sapore quasi sarcastico, affermando che i leader NATO “sono tutti miei amici”, ma tralasciando accuratamente qualsiasi garanzia concreta di intervento o di supporto finanziario.

In sintesi, l’Europa non sta scegliendo di staccarsi dagli Stati Uniti per un improvviso rigurgito di indipendenza, ma sta subendo un processo di allontanamento strutturale deciso a Washington.

La Germania: il risveglio del gigante o del nano?

Rispondendo alla prima domanda cruciale, sì, stiamo assistendo alla nascita di una potenza militare tedesca. Tuttavia, si tratta di una potenza riluttante, spinta dagli eventi esterni e fortemente ancorata a una logica di spesa strettamente nazionale.

Il Cancelliere Friedrich Merz ha compiuto una mossa senza precedenti, chiedendo e ottenendo di aprire personalmente i lavori della Conferenza, un ruolo tradizionalmente lasciato agli ospiti stranieri. Questo atto simbolico sancisce che la Germania sta riscoprendo la politica di potenza. L’iniezione di centinaia di miliardi di euro nel riarmo, promossa dal nuovo governo uscito dalle elezioni del 2025, sta trasformando radicalmente le forze armate di Berlino.

Dal punto di vista industriale ed economico, questa è una manna dal cielo per i campioni nazionali tedeschi, primo fra tutti il colosso Rheinmetall. E qui risiede il punto di rottura potenziale con il resto d’Europa. Merz, pur affermando che la Germania non vuole fare politica di grande potenza da sola per ovvie ragioni storiche, rifiuta categoricamente l’idea di mutualizzare i costi della difesa a livello europeo. Berlino paga per sé e compra ciò che serve, privilegiando le proprie industrie o acquistando sistemi d’arma americani già pronti per l’uso. La strada del riarmo la percorre da sola, nella direzione che desidera.

Inoltre, il Cancelliere ha chiarito che non vi è alcuna intenzione di recidere il cordone ombelicale con gli Stati Uniti. La riorganizzazione globale è troppo rapida per consentire all’Europa di fare da sola, ma a questo punto l’appoggio degli USA tende a diventare secondario, a livello di allineamento globale e non tattico. Il ministro presidente della Baviera, Markus Söder, ha riassunto magistralmente questa postura con un paragone alcolico: “Ho sempre amato la mia birra bavarese, ma se ho un dubbio, preferisco il whisky alla vodka”. In parole povere, di fronte alla minaccia russa, l’ombrello dell’intelligence e della logistica americana rimane, per i tedeschi, un’assicurazione sulla vita a cui è impossibile rinunciare.

Sistema tedesco GMARS Rheinmetall

La Francia e il Keynesismo Militare Europeo

Di fronte al pragmatismo tedesco, si erge la visione del Presidente francese Emmanuel Macron. Con il suo consueto piglio intellettuale, Macron ha accusato l’Europa di essere “troppo timida” e ha respinto al mittente le accuse della destra americana, difendendo le istituzioni e lo stato di diritto del Vecchio Continente. Ormai è un conflitto quasi aperto fra Macron e Trump.

Tuttavia, il fulcro del ragionamento francese è squisitamente macroeconomico. Macron chiede che l’Europa diventi un “potere geopolitico” autonomo in tutte le sue componenti, dalla difesa alla tecnologia. Per farlo, ripropone una sua ricetta: l’emissione di debito comune europeo per finanziare l’industria bellica. Secondo il capo dell’Eliseo, se i capitali immessi nel mercato della difesa vengono utilizzati solo per alimentare soluzioni nazionali e frammentate, “perderemo il nostro denaro e il nostro tempo”.

Dietro questa nobile architettura paneuropea, si cela ovviamente l’interesse nazionale francese a sostenere i propri grandi consorzi industriali (come Thales, Dassault o Airbus) e a sbloccare progetti impantanati come il caccia di sesta generazione SCAF/FCAS. Parigi ha bisogno della potenza finanziaria di Berlino per far decollare l’industria europea, ma Berlino non ha alcuna intenzione di fare da bancomat per i sogni di grandezza dell’Eliseo. In realtà questi progetti non sono europei: al massimo sono franco-tedeschi, se non solo francesi. Però il debito che lo alimenta è comune, è quello degli altri.

Il vero tabù infranto da Macron, tuttavia, riguarda la deterrenza nucleare. Il Presidente francese ha proposto di riconsiderare e “articolare” la dottrina nazionale francese della Force de frappe integrandola con gli interessi di sicurezza comuni europei. Un’apertura epocale, su cui Merz ha ammesso di aver intavolato colloqui riservati. Parigi sicuramente cercherà di far leva su questo elemento per ottenere concessioni economiche e militari da Merz, anche se non è detto che sia decisiva, anche perché la Germania ancora sembra preferire la copertura nucleare USA. Che il nucleare serva per convicere Berlino a proseguire con il FCAS?

Un segnale inequivocabile di come la percezione del pericolo stia forzando la mano a decisioni fino a poco tempo fa inimmaginabili.

Missile nucleare francese aviolanciato ASMP/A

Due Visioni Inconciliabili?

L’Europa si trova quindi stretta in una morsa. Da un lato c’è l’alleato americano che fa i bagagli, dall’altro ci sono due nazioni guida che propongono ricette profondamente diverse per affrontare la tempesta. Una vuole armarsi fino ai denti utilizzando la propria industria e comunque seguendo una via puramente nazionale, mentre Macron vorrebbe che l’Europa pagasse per armi comuni, che poi sarebbero soprattutto francesi. 

Possiamo riassumere le divergenze in pochi punti essenziali:

  • Approccio Fiscale: La Francia spinge per gli Eurobond della difesa, considerandoli uno stimolo necessario per creare campioni industriali continentali; la Germania si affida al proprio bilancio nazionale, respingendo l’idea di condividere il debito.
  • Posizionamento Geopolitico: L’Eliseo punta alla totale “autonomia strategica”, sognando un’Europa polo indipendente tra USA e Cina; la Cancelleria tedesca vede il riarmo come un modo per rafforzare il pilastro europeo all’interno della NATO, senza mai sganciarsi da Washington.
  • Libertà d’Espressione e Diritti: Su questo punto, invece, c’è concordia. Entrambi i leader difendono il modello costituzionale europeo contro le ingerenze della guerra culturale del movimento MAGA. Nel controllo delle comunicazioni social sono tutti d’accordo. Quando si tratta di libertà hanno tutti paura.

Tabella Riassuntiva: Lo Scontro Fiscale e Industriale

Tema AnalizzatoLa Visione di Parigi (Macron)La Visione di Berlino (Merz)
Finanziamento MilitareDebito comune europeo (Eurobond).Bilancio nazionale e rigore europeo.
Politica IndustrialeConsorzi europei per evitare frammentazioni (SCAF).Sviluppo campioni nazionali (Rheinmetall) e acquisti USA.
Ruolo della NATOSostituibile nel lungo termine tramite indipendenza UE.Insostituibile, priorità assoluta per la sicurezza continentale.
Rapporto con gli USADistacco rivendicato, l’Europa deve farsi rispettare.Legame da rifondare, ma indispensabile contro la Russia.

 

Per tirare le fila di questa complessa analisi, la Conferenza di Monaco 2026 ci consegna una realtà amara per i sognatori dell’integrazione europea. Non siamo di fronte a un distacco volontario e coordinato dell’Unione Europea dagli Stati Uniti, ma di un cammino legato alla riconsiderazione delle priorità americane.

La Germania sta indubbiamente costruendo una macchina militare nuova, ma lo fa seguendo un percorso strettamente nazionale che rassicura il proprio elettorato e arricchisce la propria industria pesante. La Francia, con la sua classica impostazione dirigista, tenta di imbrigliare questo risveglio tedesco in una cornice europea finanziata a debito comune, ma senza grandi speranze di successo a breve termine. Alla fine nessuno vuole veramente arricchire Parigi, anche se questa, ora, si presta a condividere l’ombrello nucleare.

Alla fine comunque la situazione è confusa: ci si avvia a un riarmo diffuso europeo? Vero chi? Chi costruirà cosa? Tutto si convertirà in un enorme flusso di denaro a un pugno di grandi aziende della difesa che coi,, alla fine, produrranno quello che loro desiderano, non quello che sarebbe utile o necessario?  Questa situazione non è stata per niente chiarita a Monaco e probabilmente non lo sarà neanche nel prossimo futuro. La situazione è confusa.

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