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COMMENTI SU HIROSHIMA E LA MORALE

L’articolo di Friedman sulla morale e il bombardamento di Hiroshima ha provocato qualche interessante commento.
Secondo C.G., “La bomba di Hiroshima fu l’anticamera della pace nel mondo”. La mutual assured destruction, cioè la paura di ciò che può conseguire all’uso dell’arma nucleare ha dato vita, secondo C.G., all’ “antipatico ma utilissimo equilibrio del terrore”. Sono dolente, ma non posso essere d’accordo.
Innanzi tutto credo fondata la cosiddetta “legge di Murphy”: “Se qualcosa può andar male, andrà male”. Detta così, naturalmente, la legge è falsa. Ma il senso è un altro: tutto ciò che è possibile, una volta o l’altra si verificherà. Dai peggiori crimini ai massimi atti di eroismo, alle più impensate combinazioni di fattori, è soltanto questione di probabilità, e alla lunga soltanto di tempo.
Ogni volta che un aereo cade si studia l’incidente per essere sicuri che esso non possa più verificarsi. E tuttavia, seppure molto raramente, gli aerei continuano a cadere. Perché? Perché sono state evitate le cause dei precedenti incidenti, ma si hanno le più impensate e nuove combinazioni di fattori. Per esempio, per impedire che dei dirottatori entrino in cabina di pilotaggio, si è creata la porta a prova di intrusione violenta. Il risultato industuna volta è stato che un copilota deciso a suicidarsi si è cavato il capriccio di uccidere, nello stesso tempo, altre centocinquanta persone, approfittando del fatto di essere rimasto momentaneamente solo nella cabina di pilotaggio. Ecco verificata la legge di Murphy.
In base allo stesso principio, perché non ci dovrebbe essere una volta o l’altra un capo di stato, un dittatore, un pazzo qualunque che, incurante della risposta, lancerà la prima bomba all’idrogeno? Hitler l’avrebbe fatto. Anche se il nemico l’avesse anch’egli avuta. L’equilibrio del terrore vale soltanto fra governi equilibrati, sperando che siano la maggior parte. Nulla di più.
S.S. scrive: È “La logica della guerra… Ma allora usiamo anche le armi batteriologiche, distruggiamo tutta la razza umana (e potendo animale)”. Naturalmente non invitiamo nessuno a farlo. Ma come escludere che qualcuno lo faccia, una volta o l’altra? Non è perché noi ammettiamo o rigettiamo la logica della guerra che ciò cambierà la realtà.
“Il fatto che la bomba atomica non sia più stata adoperata da nessuno dovrebbe suggerire qualcosa”. Soltanto che fino ad ora essa è stata in mano a governi non dementi. Ma se un giorno l’avesse al Baghdadi? Caligola rimpiangeva che il popolo romano non avesse una sola testa, in modo da poterla tagliare.
“Tutti gli argomenti pro-bomba, ben noti a tutti, e accettabili in sé stessi, non sono bastati, a quanto pare, a controbilanciare l’orrore”. L’orrore non impedisce il verificarsi degli eventi. Altrimenti non avremmo avuto la Shoah.
Scrive invece N.D.V. “Friedman quasi giustifica Hiroshima e Nagasaki mediante un processo di estrapolazione”, dal moschetto agli armamenti industriali e all’uccisione deliberata di migliaia di civili. “Ma un’estrapolazione non si ferma facilmente. Continuando ad estrapolare, forse sara’ morale un giorno annientare con le atomiche un’intera nazione (ad esempio Israele, o l’Iran), distruggendone completamente la popolazione”. Si può sperare che ciò non avvenga mai, ma lo stesso non si comprende l’accenno alla morale. La logica della guerra ne prescinde totalmente. Lo stesso Friedman confina la morale allo scopo perseguito nella guerra. Si può giudicare condannabile e immorale lo scopo di aumentare il proprio territorio a spese dei vicini (fu una delle tesi del Processo di Norimberga), legittimo e commendevole lo scopo di difendersi da un aggressore malvagio, ma i mezzi posti in essere nell’uno come nell’altro caso dipendono dalla logica della guerra, non dal suo scopo.
Quando dunque D.V. domanda: “In guerra, può esistere una morale?” la risposta è che può esistere riguardo agli scopi (e rimane ancora largamente opinabile, normalmente ognuno si dà ragione), ma certamente non riguarda i mezzi. Anche perché, pur se qualcuno comincia una guerra con l’intenzione di combattere lealmente e nel modo più “umano” possibile, se poi il nemico si comporta in modo sleale o inumano, gli risponderà con la stessa moneta, e se possibile con gli interessi.
Tutta la logica di Friedman è semplicemente fondata sulla realtà. Su ciò che è, non su ciò che vorremmo che fosse.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
12 agosto 2015

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