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Come l’industria dei videogiochi e dei giochi online sta modificando la mappa economica dell’intrattenimento

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Persona con smartphone in mano
Persona con smartphone in mano (© Freepik)

Negli ultimi anni l’industria dei videogiochi è passata dall’essere un “settore creativo” a una vera infrastruttura globale dell’intrattenimento digitale: muove capitali, influenza la cultura pop, ridisegna i modelli di business (abbonamenti, live service, microtransazioni), spinge l’innovazione tecnologica (cloud, IA, motori grafici) e crea nuove filiere professionali, dal game design alla sicurezza informatica. 

Il dato più semplice per capire la portata del fenomeno è la scala: secondo Newzoo, il mercato mondiale dei videogiochi vale circa 187,7 miliardi di dollari nel 2024 e sale a 188,8 miliardi nel 2025, con un’ulteriore crescita prevista verso oltre 206 miliardi entro il 2028.

Un pubblico enorme e sempre in crescita

Se per decenni “videogiocare” è stato percepito come un hobby di nicchia, oggi è un comportamento trasversale per età, device e geografie. Newzoo stima che nel 2025 la platea globale arrivi a circa 3,6 miliardi di giocatori, con una traiettoria che continua a crescere nel medio periodo. Questa diffusione non significa automaticamente che tutti siamo propensi a spendere: significa però che i videogiochi sono diventati un canale di intrattenimento quotidiano, spesso integrato con socialità, contenuti live, community e creatività (mod, mappe, UGC).

Un indicatore utile della normalizzazione del gaming arriva anche da ricerche associative: l’ESA (Entertainment Software Association), ad esempio, descrive un profilo di “player medio” più adulto rispetto allo stereotipo, con anni di esperienza alle spalle (è un segnale di maturità del mercato e di continuità generazionale).

Il mobile è ancora il settore dominante

Il cuore economico del gaming resta sempre più “online” e sempre più legato ai servizi. Newzoo indica che nel 2025 il mobile rimane la fetta più grande della spesa, intorno al 55% e circa 103 miliardi di dollari: è un’enormità, ma con ritmi di crescita meno esplosivi rispetto al passato, anche per saturazione di alcuni mercati.

Sul fronte app, i report di settore aiutano a capire l’altra faccia della medaglia: la domanda (tempo e download) può restare alta mentre la spesa oscilla, perché l’utente è più selettivo e l’offerta è iper-competitiva. Le analisi “State of Mobile” mostrano numeri di utilizzo molto elevati e un contesto in cui le app—giochi inclusi—continuano a essere centrali nella vita digitale.

Il cambio di paradigma e gli esempi concreti

Negli ultimi anni si è consolidato un cambio di paradigma: non conta solo vendere un titolo, conta gestire una relazione continuativa (stagioni, contenuti, pass, eventi, servizi). Questo ha due macro effetti:

  1. Ricavi più ricorrenti e prevedibili per gli operatori (quando il modello regge).
  2. Aumento del valore delle piattaforme (store, abbonamenti, cloud, ecosistemi).

Un esempio concreto è Steam: la pagina ufficiale delle classifiche mostra metriche pubbliche come “online now” e “peak online”, che rendono visibile la dimensione quotidiana dell’ecosistema PC. In parallelo, l’attenzione degli investitori verso il settore gaming/eSports è stata alimentata proprio da questa trasformazione in “servizio” e dalla centralità tecnologica del comparto.

Il videogioco come media culturale

Il gaming oggi non è solo interattività: è anche spettacolo, contenuto e linguaggio culturale. Le piattaforme di streaming sono un termometro: nel 2024 su Twitch sono state guardate decine di miliardi di ore di contenuti (ordine di grandezza che dà la misura dell’attenzione collettiva).

E gli eventi globali legati ai videogiochi competono con i format dell’intrattenimento mainstream: i Game Awards 2025 hanno comunicato 171 milioni di livestream globali stimati per il broadcast completo, in crescita rispetto all’anno precedente.

Questa “mediatizzazione” ha un impatto economico indiretto: sponsorizzazioni, pubblicità, talent, produzioni video, agenzie, diritti, merchandising, fino alle ricadute turistiche di fiere e competizioni.

La crescita dei giochi online regolamentati

Quando si parla di giochi online in senso ampio, dentro lo stesso ecosistema digitale convivono anche forme di intrattenimento regolamentate come lotterie, scommesse e casinò online—ambiti che hanno dinamiche economiche diverse e, soprattutto, cornici normative più stringenti (licenze, compliance, tutela dei consumatori, limiti di comunicazione).

In Europa, l’EGBA (European Gaming and Betting Association) stima che nel 2024 il mercato del gioco (land-based + online) possa raggiungere 123,4 miliardi di euro di gross gaming revenue, con l’online attorno a 47,9 miliardi (circa il 39% del totale). 

In questo scenario, il tema centrale non è tanto l’incentivazione all’utilizzo, quanto la capacità di distinguere tra operatori autorizzati e realtà prive di regolamentazione. È all’interno di questo tipo di analisi che, nei contenuti informativi dedicati al settore, possono comparire riferimenti a piattaforme attive nel mercato regolamentato, come il casinò online di DomusBet, citato come esempio quando si parla di modelli operativi conformi e sistemi di controllo adottati dagli operatori autorizzati.

L’impatto globale di un’industria sempre al top

Mettere insieme videogiochi e giochi online significa guardare a un impatto multilivello:

  • Innovazione tecnologica: motori grafici, reti, cloud, strumenti di creazione e test, IA per animazione e localizzazione.
  • Economia dei creator: streamer, editor, modder, community manager, e tutto l’indotto.
  • Concorrenza e concentrazione: le grandi piattaforme e i grandi publisher aumentano il potere di mercato, mentre gli studi indipendenti cercano sostenibilità tra store, abbonamenti e discoverability.
  • Questioni sociali: benessere digitale, tempo di utilizzo, protezione dei minori, e—nel caso del gioco regolamentato—attenzione a prevenzione e controlli.

La sintesi è questa: il gaming globale non è più soltanto “un’industria di contenuti”, ma un ecosistema che intreccia tecnologia, cultura, piattaforme e regole. E proprio perché così centrale, oggi vale doppio: come opportunità economica e creativa, e come terreno in cui servono dati solidi, governance e responsabilità.

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