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Come il centro-sinistra ha governato il Paese senza mai avere i voti del popolo. Ecco tutti i dati degli ultimi 25 anni (di Giuseppe PALMA)

Andiamo subito al sodo.

1994: si vota col Mattarellum. Vittoria elettorale del centrodestra. Dopo sette mesi di governo Berlusconi, la Lega stacca la spina. Con un ribaltone, dal gennaio 1995 all’aprile 1996 si insedia a Palazzo Chigi Lamberto Dini (ex ministro del governo Berlusconi) sostenuto in Parlamento da PDS, Lega e cespugli centristi. Di contro, Forza Italia e Alleanza Nazionale – che avevano vinto le elezioni – passano all’opposizione.

1996: si vota col Mattarellum. Vittoria elettorale del centrosinistra, ma il dato tradisce e va esaminato. Il centrodestra, composto due anni prima dalle tre liste che avevano vinto le elezioni del 1994, nel 96′ corre senza la Lega, che va da sola nei collegi uninominali. Ai punti, cioè nel computo complessivo dei voti a livello nazionale, il centrodestra – anche senza la Lega – ottiene circa due milioni e mezzo di voti in più rispetto al centrosinistra, ma per effetto dei meccanismi previsti dal Mattarellum – con il partito di Bossi che vince in tantissimi collegi uninominali del Nord NON in coalizione coi vecchi alleati -, il centrosinistra ottiene la maggioranza dei seggi in Senato. Alla Camera Prodi ha una maggioranza risicatissima, ma può godere sin da subito dell’appoggio esterno di Rifondazione Comunista grazie al patto di desistenza tra il professore e Bertinotti nei collegi uninominali alla Camera.

2006: si vota col Porcellum. Vittoria elettorale del centrosinistra alla Camera con appena 24.000 voti di scarto sul centrodestra, lo 0,08% di differenza. Al Senato il centrodestra conquista più seggi, ma Prodi ottiene comunque l’incarico di formare il governo perché gli vanno in soccorso i senatori eletti nella Circoscrizione Estero (5 su 6) e tutti i senatori a vita. A Palazzo Madama il governo Prodi II si regge su un solo voto in più rispetto alla maggioranza dei componenti.

2013: si vota col Porcellum. Non vince nessuno. Alla Camera il centrosinistra ottiene più voti (si fa per dire!) con appena il 29,55% dei consensi (cioè uno scarto dello 0,37% sul centrodestra), ma ottiene il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale (premio che attribuisce alla coalizione guidata da Bersani un balzo di seggi mai visto nella storia: dal 29,55% al 54%). Al Senato nessuno ottiene la maggioranza perché il premio è regionale, quindi dopo diversi mesi di trattative nasce il governo di coalizione centrosinistra-centrodestra guidato da Enrico Letta. A gennaio 2014 la Corte costituzionale dichiara l’incostituzionalità del Porcellum (anche nella parte in cui questo prevedeva l’assegnazione del premio di maggioranza senza prevedere una soglia minima di voti perché il premio potesse scattare), ma il centrosinistra governa ugualmente il Paese fino alle elezioni politiche del 2018, anche grazie alla spaccatura nel PdL, con Alfano e Lorenzin che abbandonano Berlusconi e vanno a sostenere i governi Renzi e Gentiloni. Alle elezioni politiche del 2013 primo partito del Paese è il M5S, che per cinque anni resta fuori dal governo.

2019: le elezioni politiche del 4 marzo 2018 (si vota col Rosatellum) le vince la coalizione di centrodestra (col 37% dei voti), ma non ottiene la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, bensì quella relativa (circa il 42%). Il centrosinistra (con a capo il PD) arriva ultimo (circa il 22,8% dei voti), con un distacco di quasi 15 punti percentuali dal centrodestra. Il M5S è il primo partito col 32,7%. Dopo quindici mesi di governo giallo-verde (M5S-Lega), nasce un nuovo governo con lo stesso Presidente del Consiglio (Giuseppe Conte) ma con maggioranza opposta (giallo-rossa, cioè M5S-PD). Nessuna delle liste della coalizione che alle elezioni aveva invece ottenuto la maggioranza relativa dei voti e dei seggi (il centrodestra), fa parte dell’attuale governo. Nel 2013 l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, visto che la legge elettorale prevedeva anche le coalizioni tra liste, nella formazione dei governi favorì il dato delle coalizioni e non quello delle liste. Di contro, sia nel 2018 che nel 2019, nonostante anche l’attuale legge elettorale preveda le coalizioni tra liste, Sergio Mattarella ha invece favorito la formazione dei governi tenendo conto dei voti di lista e non delle coalizioni. Un peso, due misure? Eppure, se le coalizioni tra liste sono previste dalla legge elettorale, come può il Presidente della Repubblica non tenere conto del loro risultato elettorale? E non mi si venga a parlare di “forma di governo parlamentare”: è vero che le maggioranze si formano in Parlamento, questo è indubbio, ma nessun governo può tenere fuori dalla sua composizione chi ha ottenuto nelle urne la maggioranza relativa dei voti e dei seggi. Si chiama “principio democratico”. Oggi, come sopra evidenziato, nessuna delle liste della coalizione che aveva ottenuto più voti nelle urne fa parte dell’esecutivo.

Come che sia, tutte le volte che negli ultimi 25 anni il centrosinistra è andato al governo del Paese, lo ha fatto sempre senza godere di un inequivocabile consenso elettorale. La maggioranza del popolo italiano ha sempre voluto una maggioranza parlamentare – e quindi un governo – che NON fosse di centrosinistra. Ma spesso la volontà popolare è stata tradita.

Questi i dati e i fatti.

Giuseppe Palma

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

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