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COLPI DI STATO E COLPI DI SOLE

Attico di via del Nazareno. Un sole bandito picchia come un boia sui tetti di una Roma felliniana. Da otto ore, è in

corso una riunione d’emergenza sul caso Consip perché – dopo le sconvolgenti rivelazioni sugli errori del P.m.

Woodcock e del capitano Scafarto – la paranoia si è insinuata nella cittadella sotto assedio del PD.  Il gabinetto di

emergenza nazionale è composto da un pacchetto di mischia da paura. C’è il Capo, ovviamente, e ci sono il Ministro

della Salute Lorenzin, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi e il Ministro della

Giustizia, Orlando. L’idea di tenere la reunion all’aperto è molto californiana, non fosse per la canicola padana che

abbrustolisce persino i peli sintetici del tappeto di moquette verde aiuola. “Qui non si fuma,” dice la Lorenzin, “butta

la cicca, Orlando! È una questione di salute pubblica”. L’Orlando curioso si difende: “Io non c’entro, sono le meningi

del capo che spingono a tutta”. In effetti, il boss è circonfuso da una nube di sfrigolante energia neuronale da cui si

dipanano filamenti d’idee che quasi si toccano e – a toccarli – scottano. La Boschi  fa passare un biglietto, di

nascosto, ai compagni. Ci sta scritto: portate pazienza, ha una parola sulla punta della lingua, ma non gli viene. A un

certo punto, si affaccia Gentiloni: “Scusate, si tiene qui il consiglio oggi?”. Il capo lo fulmina: “Paolo! Perdinci,

almeno quando si lavora tu te lasciaci lavorare, maremma  toscana!”. Il premier si fa piccolo piccolo, trattiene uno

starnuto – allergico com’è alle tempeste cerebrali – e fa per andarsene, quando l’espressione truce del duce lo

inquieta. “Che c’è? Ho detto qualcosa di sbagliato? Vuoi che modifichi la versione da dare ai media sulla faccenda del

caso Consip?”. Intanto, i raggi del sole canaglia non danno tregua. La fronte del capo gronda sudore e inquietudine,

ma lui, sprezzante, resta in piedi come un bronzo di riace senza pace. E dice: “Che hai detto, scusa?”. Gentiloni

rimpicciolisce e sillaba: “Ho detto: la faccenda del caso Consip”. “No, prima, prima che hai detto?”. Gentilini, oramai

miniaturizzato persino nel cognome, sospira: “Ho detto: la versione”. Il conducator esplode di gioia e urla:

“Eversione! Sei un genio, Paolo, l’ho sempre detto io! Eversione”. “Veramente, io ho detto versione” si schermisce il

premier. “Mancava una E. Come sempre, il genio sono io” lo zittisce la guida, “diremo agli italiani che è tutta

questione di eversione. C’è un progetto eversivo contro il governo Renzi maturato tra chi indaga sul mi babbo”. A

quel punto, Orlando abbozza: “Capo, veramente a te ti han mandato a casa gli italiani col no al referendum”.

“Denunciamoli! Basta connivenze: concorso esterno in associazione eversiva”. “Ma sono diciannove milioni!”

protesta la Boschi. Il capo insiste: “Tutti in galera! È  un colpo di stato, un colpo di stato, un colpo di stato!”. A quel

punto negli occhi degli astanti balena un feroce sospetto: lo abbiamo perso per sempre. La Lorenzin, Ministro della

Salute non per caso, si avvicina, premurosa, al paziente e gli mette la mano sulla fronte. “E’ un colpo di stato, vero

Beatrice?”. Lei annuisce, poi si gira e fa un cenno agli altri due: “Tranquilli, è un colpo di sole”.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 

 

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