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Scienza

Clamoroso dalla Groenlandia: 7.000 anni fa i ghiacci si sciolsero completamente (e l’uomo non c’entrava nulla)

Nuovi dati dal sottosuolo: temperature più alte di 5°C in epoca pre-industriale. La natura fa il suo corso, ma noi paghiamo il conto dell’ideologia green.

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C’è una narrazione dominante, quasi dogmatica, che pervade i corridoi di Bruxelles e le redazioni mainstream: il clima è stato una tavola piatta e immutabile fino all’arrivo della Rivoluzione Industriale, momento in cui l’uomo cattivo ha rotto il termostato planetario. Ebbene, la realtà scientifica, quella basata sui dati e non sull’ideologia green punitiva, bussa alla porta. E porta notizie scomode per i profeti della catastrofe imminente.

Un nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa Nature Geoscience, ci rivela un fatto che dovrebbe far tremare i polsi a chi pianifica la deindustrializzazione forzata dell’Europa: la Groenlandia nord-occidentale si è già sciolta in passato. Completamente. E lo ha fatto in un’epoca in cui non c’erano SUV, centrali a carbone o plastiche monouso.

La scoperta del progetto GreenDrill

Il progetto GreenDrill, guidato dall’Università di Buffalo e dalla Columbia University, ha compiuto un’impresa ingegneristica notevole: perforare la calotta glaciale della Groenlandia fino a raggiungere il substrato roccioso sottostante. L’obiettivo? Capire cosa ci sia sotto chilometri di ghiaccio per leggere la storia climatica del pianeta.

I ricercatori hanno estratto carote di sedimento da una profondità di oltre 500 metri (1.669 piedi) sotto la vetta del Prudhoe Dome. Utilizzando una tecnica chiamata “datazione a luminescenza” – che misura quando il sedimento è stato esposto l’ultima volta alla luce solare – hanno scoperto qualcosa di incredibile: quel terreno è stato baciato dal sole tra 6.000 e 8.200 anni fa.

Prudhoe Dome

Il caldo dell’Olocene: un “disastro” naturale?

Cosa significa questo dato in termini climatici? Significa che durante l’Olocene, il nostro attuale periodo interglaciale, la calotta glaciale del Prudhoe Dome è sparita.

  • Il dato: Lo scioglimento è avvenuto circa 7.000 anni fa.
  • La temperatura: All’epoca, le temperature erano tra i 3 e i 5 gradi Celsius più alte di oggi.
  • La causa: Cicli naturali, orbita terrestre, insolazione. Non l’attività umana.

Jason Briner, professore all’Università di Buffalo, ammette candidamente: “Per un cambiamento climatico naturale e mite di quell’epoca aver sciolto il Prudhoe Dome… potrebbe essere solo una questione di tempo prima che accada di nuovo”.

Qui sta il punto critico. Se il ghiaccio si è sciolto naturalmente 7.000 anni fa, quando l’umanità muoveva i primi passi verso l’agricoltura, e l’umanità ha comunque prodotto grandi civiltà antiche in quel periodo (pensiamo ai primi passi dei Sumeri, degli Egizi, della cività cinese e dell’Indo), allora l’effetto non deve essere stato così negativamente impattante.

La fragilità delle previsioni e il realismo economico

Lo studio, condotto da Caleb Walcott-George, sottolinea che potremmo raggiungere quei livelli di riscaldamento (+3-5°C) entro il 2100. Certo, è un rischio. Ma inquadriamo il dato: se la Groenlandia “verde” è un fenomeno ciclico che si è già verificato in un passato recente (geologicamente parlando), forse dobbiamo comprenderne bene le implicazioni, che non devono essere stare poi così negative.

La narrazione ufficiale ci dice che dobbiamo soffrire oggi per “salvare” il clima domani. I dati geologici ci dicono invece che il clima ha una variabilità intrinseca molto più violenta di quanto i modelli statici dell’IPCC vogliano ammettere.

 L’umiltà della scienza contro l’arroganza della politica

La scoperta del GreenDrill è, nelle parole dello stesso Walcott-George, “umiliante”. Vedere ghiaccio in tutte le direzioni e sapere che lì, poco tempo fa, c’era roccia nuda, ci ricorda quanto siamo piccoli. Il progetto, che si svolge non troppo lontano da Camp Century, una famosa base militare della Guerra Fredda, ha già degli imitatori che pensano di ripetere le trivellazioni in altre zone dello stesso ghiacciaio.

Quindi la Groenlandia non è stata sempre coperta di ghiaccio. Accettare questa verità non significa negare l’impatto dell’uomo, ma ridimensionarlo in un contesto storico più vasto. Forse è tempo di smetterla di trattare il cambiamento climatico come una punizione divina per i nostri peccati industriali e iniziare a trattarlo come una sfida ingegneristica ed economica da gestire con pragmatismo, non con isteria.


DOMANDE E RISPOSTE

Questo studio nega il riscaldamento globale causato dall’uomo?

No, non lo nega, ma fornisce un contesto fondamentale spesso omesso. Dimostra che il clima terrestre è estremamente dinamico e che temperature superiori a quelle attuali (fino a +5°C) si sono verificate naturalmente solo 7.000 anni fa. Questo suggerisce che una parte del riscaldamento attuale potrebbe inserirsi in cicli naturali a lungo termine, rendendo le politiche di “emissioni zero” meno determinanti di quanto si creda per il risultato finale.

Se il ghiaccio si scioglie, quali sono i rischi reali per noi?

Il rischio principale è l’innalzamento del livello del mare, che minaccia le comunità costiere. Tuttavia, sapere che questo fenomeno è già avvenuto in passato ci indica la strada: l’adattamento. Piuttosto che distruggere l’economia con tasse verdi punitive sperando di fermare lo scioglimento, dovremmo investire massicciamente in opere pubbliche (MOSE, dighe, rinforzi costieri) per proteggere le nostre città. È una questione di allocazione razionale delle risorse.

Perché questa notizia non è su tutte le prime pagine?

Perché contraddice la narrazione dell’emergenza permanente. Se si ammette che la Groenlandia si è sciolta senza l’intervento dell’uomo, diventa più difficile giustificare sacrifici economici estremi, auto elettriche obbligatorie e case green a carico dei cittadini. La politica ha bisogno di un “nemico” (la CO2 antropica) per giustificare il controllo economico; la natura ciclica è un concetto politicamente scomodo e difficile da tassare.

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