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Cina, valigie pronte nel 2026: boom di viaggi all’estero, ma il Giappone resta a terra
Previsti 10 milioni di viaggi in più dalla Cina nel 2026, spinti da Yuan forte e zero visti. Tokyo però perde il 50% dei visitatori: le tensioni su Taiwan costano caro all’economia giapponese.

Il 2026 si preannuncia come un anno record per il turismo in uscita dalla Cina, con un incremento previsto di 10 milioni di viaggi rispetto all’anno precedente. Tuttavia, non tutte le destinazioni rideranno: Tokyo si prepara a un dimezzamento dei flussi turistici cinesi, vittima delle crescenti tensioni geopolitiche. È la classica dimostrazione di come la politica estera possa impattare, e duramente, sui bilanci economici.
Il ritorno del turista cinese: i numeri
Secondo le stime di China Trading Desk, i viaggiatori della Cina continentale effettueranno tra i 165 e i 175 milioni di viaggi transfrontalieri nel 2026, in netto aumento rispetto ai 155 milioni stimati per il 2025. Questo flusso enorme di persone e capitali non si muove a caso, ma segue due direttrici principali: la facilità di accesso burocratico e il potere d’acquisto.
Il rafforzamento dello Yuan, che ha guadagnato oltre l’1% sul dollaro nell’ultimo mese, gioca un ruolo, seppur marginale secondo alcuni analisti, nel rendere più accessibili le destinazioni legate al biglietto verde. Molto più impattante è la “diplomazia dei visti”: l’apertura delle frontiere senza necessità di visto da parte di diversi paesi sta ridisegnando la mappa del turismo globale.
Il crollo del Giappone: quando la politica affonda l’economia
La nota dolente, e decisamente interessante dal punto di vista geopolitico, riguarda il Giappone. Le previsioni sono impietose:
- 2025: 9,3 milioni di arrivi cinesi.
- 2026 (stima): Tra 4,8 e 5,8 milioni di arrivi.
Si tratta di un crollo verticale, vicino al 50%. La causa non è economica, ma squisitamente politica. Le tensioni sono esplose dopo che il Primo Ministro giapponese, Sanae Takaichi, ha indicato lo scorso novembre un possibile intervento di Tokyo in caso di conflitto armato nello Stretto di Taiwan. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: avvertimenti sulla sicurezza ai propri cittadini e un conseguente congelamento dei flussi.
I dati sono già evidenti: dagli oltre 715.000 arrivi di ottobre, si è scesi a 530.000 a dicembre. Una narrativa costante che invita a “evitare il Giappone” sta spingendo i viaggiatori indipendenti verso altri lidi, lasciando le compagnie aeree giapponesi, come ANA, a cercare di compensare con il traffico business o con gli espatriati che tornano a casa.
Chi vince: le nuove mete preferite
Se il Giappone piange, altri vicini asiatici sorridono. I turisti cinesi non smetteranno di viaggiare, semplicemente cambieranno rotta verso paesi percepiti come più “amichevoli” o convenienti. Ecco la classifica delle destinazioni che beneficeranno di questo travaso nel 2026:
- Corea del Sud
- Vietnam
- Thailandia
A queste si aggiungono le nazioni che hanno allentato i requisiti d’ingresso:
- Russia: Visto non necessario da dicembre.
- Turchia: Politica visa-free introdotta recentemente.
- Cambogia: Esenzione dai visti prevista tra giugno e ottobre.
Prospettive future
Nonostante le frizioni locali, il quadro macroeconomico rimane positivo per il gigante asiatico. Il World Travel and Tourism Council prevede che il mercato cinese crescerà del 7% annuo nel prossimo decennio, arrivando a contribuire per 3.800 miliardi di dollari al PIL nazionale entro il 2035. Entro il 2031, la Cina dovrebbe superare gli Stati Uniti diventando il più grande mercato turistico del mondo.
Resta da vedere se Tokyo deciderà che Taiwan vale la perdita di milioni di turisti paganti, o se il pragmatismo economico tornerà a prevalere sulla retorica militare.
Domande e risposte
Perché si prevede un crollo del turismo cinese in Giappone nel 2026? Il calo, stimato intorno al 50%, è dovuto principalmente a tensioni politiche. Le dichiarazioni del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi su un possibile intervento militare nello Stretto di Taiwan hanno irritato Pechino. La Cina ha emesso avvisi di sicurezza scoraggiando i viaggi verso il Giappone, creando una narrativa negativa che ha spinto i turisti cinesi a cancellare le prenotazioni e a scegliere altre mete.
Quali fattori stanno spingendo la crescita generale dei viaggi cinesi all’estero? La crescita è guidata da una combinazione di fattori economici e burocratici. Da un lato, il rafforzamento dello Yuan rende i viaggi internazionali più accessibili. Dall’altro, molti paesi stanno adottando politiche “visa-free” (senza visto) per i cittadini cinesi, semplificando notevolmente le procedure d’ingresso. Inoltre, il miglioramento della connettività aerea internazionale, con nuove rotte verso destinazioni come Europa e Medio Oriente, facilita gli spostamenti.
Quali paesi beneficeranno maggiormente del calo dei flussi verso Tokyo? I turisti cinesi che eviteranno il Giappone si dirigeranno principalmente verso i vicini asiatici che mantengono buone connessioni e relazioni stabili. Le mete principali saranno Corea del Sud, Vietnam e Thailandia. Anche paesi come Russia, Turchia e Cambogia vedranno un incremento degli arrivi grazie alle loro recenti politiche di esenzione dal visto, che attirano i viaggiatori in cerca di procedure semplificate.







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