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Cina: parte il Plenum del PCC. Linea Guida: fedeltà assoluta a Xi Jinping
A Pechino si apre il quinto plenum del PCC tra epurazioni record nell’esercito, culto della fedeltà assoluta a Xi Jinping e il timore che il terrore tra i burocrati paralizzi la spesa pubblica.

Il Partito Comunista Cinese ha aperto a Pechino i lavori del quinto plenum del ventesimo Comitato Centrale in un’atmosfera da resa dei conti finale. Quattro giorni blindati all’interno della Grande Sala del Popolo, dove la parola d’ordine non è il rilancio dei consumi o la distensione internazionale, ma la disciplina ferrea e la devozione totale alla leadership di Xi Jinping.
Mentre l’organo di stampa ufficiale Renmin Ribao (il Quotidiano del Popolo) pubblica editoriali solenni sulla necessità di “offendere migliaia di funzionari piuttosto che deludere 1,4 miliardi di cittadini”, la realtà che trapela dalle stanze del potere descrive una situazione che esalta e accentua la fedeltà assoluta ai vertici, pena il vedersi tagliati fuori dal potere, quando va bene.
Si tratta di una stretta verticale che sta divorando le fondamenta stesse dello Stato e non solo di una pulizia dei soliti problemi di provincia.
I numeri del terremoto interno fotografano una crisi di sfiducia mai vista negli ultimi decenni:
- Vertici militari cancellati: La potente Commissione Militare Centrale, il sancta sanctorum delle forze armate, è stata decimata dalle inchieste. Dopo l’allontanamento forzato del vicepresidente Zhang Youxia e del generale Liu Zhenli, dell’organismo originario composto da sette elementi ne sono rimasti soltanto due, compreso lo stesso Xi.
- Comitato Centrale decimato: Su 205 membri effettivi del massimo organo politico cinese, ben 35 sono stati arrestati, cacciati o spogliati delle loro cariche per dislealtà politica e deviazionismo.
- Migliaia di quadri locali nel mirino: La lente degli ispettori non cerca più soltanto conti all’estero o tangenti milionarie, ma colpisce cene sfarzose, regali vietati e “progetti di vanità” faraonici costruiti dai burocrati solo per fare carriera.
Il discorso inaugurale pronunciato da Xi Jinping chiarisce il cambio di passo: il nemico da abbattere adesso sono i funzionari cosiddetti “a due facce”. Si tratta di quei dirigenti che battono le mani con fervore durante i comizi pubblici, ma che poi, nel silenzio della gestione quotidiana, boicottano le direttive, prendono tempo o cercano scorciatoie personalistiche per aggirare le linee guida imposte dal centro. Per Pechino l’obiettivo dichiarato è blindare la continuità istituzionale in vista del quarto mandato consecutivo di Xi, atteso per il prossimo anno.
Questa ricerca della conformità assoluta, dell’aderenza e fedeltà ai messaggi centrali, richia di essere controproducente. n tutti i sistemi unami organizzati il centro non è il cuore del successo. Questo dipende soprattutto dalla capacità dei quadri provinciali di autorizzare cantieri, stanziare fondi per le infrastrutture, negoziare con le banche statali e sostenere la domanda interna attraverso la spesa pubblica locale.
Oggi quel meccanismo virtuoso si è bruscamente inceppato per pura autodifesa. Un amministratore locale sottoposto alla minaccia costante di finire sotto inchiesta per “formalismo”, “inazione” o “spesa non conforme” sceglie la via di sopravvivenza più elementare: non firmare alcun atto, rinviare qualsiasi appalto e bloccare i progetti di spesa.
Se ogni decisione amministrativa può essere retroattivamente giudicata come un atto di dislealtà o uno spreco sanzionabile con la prigione, il vuoto decisionale diventa la norma. È la trappola del terrore burocratico: per paura di sbagliare o di sembrare troppo intraprendenti, gli uffici pubblici si trasformano in fortezze di carte immobili.
Con il settore immobiliare ancora zoppicante e la domanda dei consumatori privati che stenta a decollare, la Cina avrebbe bisogno di una spesa pubblica espansiva, rapida e coraggiosa. Invece, il quinto plenum consegna al Paese una burocrazia paralizzata dal sospetto reciproco, dove la fedeltà cieca ha ormai sostituito del tutto l’efficienza economica.







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