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Cina: la manifattura rialza la testa a dicembre, ma l’occupazione piange. Il paradosso del Dragone

Cina, manifattura a sorpresa sopra quota 50 a dicembre. Ma è allarme rosso per l’occupazione: le fabbriche producono, ma licenziano.

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Arriva una piccola, inattesa boccata d’ossigeno per l’economia cinese, proprio mentre ci prepariamo a salutare il 2025. I dati appena rilasciati relativi al RatingDog China General Manufacturing PMI, indice previsionale PMI,  mostrano un settore manifatturiero che, contro ogni previsione, torna in territorio di espansione.

L’indice è salito a 50,1 punti in dicembre, risalendo dal minimo di quattro mesi registrato a novembre (49,9) e battendo le stime degli analisti che, con il consueto pessimismo, si aspettavano un ulteriore scivolamento a 49,8. Ricordiamo che quota 50 è la linea del Piave: sopra si espande, sotto si contrae.

Ecco il grafico relativo di Tradingeconomics:

Una ripresa “autarchica”

Cosa ha spinto questa inversione di tendenza? Non l’export, che anzi continua a soffrire con un calo delle vendite estere, ma la domanda interna. Gli sforzi del governo di Pechino per stimolare la spesa domestica sembrano aver dato qualche frutto, portando a un aumento dei nuovi ordini. Le fabbriche lavorano, insomma, ma quasi esclusivamente per il mercato di casa.

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. Se guardiamo sotto il cofano di questo motore ingolfato, notiamo segnali preoccupanti:

  • Attività di acquisto stagnante: Le aziende non stanno comprando nuovi materiali, preferendo smaltire le scorte di materie prime e semilavorati già in magazzino. La fiducia non è ancora tale da far costituire scorte.

  • Margini sotto pressione: L’inflazione dei costi di input ha toccato i massimi da tre mesi (materie prime più care), ma i prezzi di vendita continuano a scendere. Le aziende tagliano i listini per sostenere le vendite, erodendo i propri profitti.

Ecco una sintesi dei dati principali:

IndicatoreDicembre 2025Novembre 2025Trend
PMI Manifatturiero50.149.9▲ Espansione (Lieve)
Nuovi OrdiniIn aumento▲ Trainati dal mercato interno
ExportIn calo▼ Contrazione
OccupazioneIn calo▼ Secondo mese consecutivo
Prezzi InputIn aumento▲ Inflazione costi

Il vero problema: una crescita senza lavoro

L’aspetto più critico, e squisitamente keynesiano, di questa lettura riguarda il mercato del lavoro. Nonostante l’aumento degli ordini, l’occupazione è scesa per il secondo mese consecutivo.

Le aziende cinesi, strette tra costi in aumento e prezzi di vendita in calo, stanno “razionalizzando”. Questo termine, nel gergo aziendale, significa due cose: dimissioni non rimpiazzate e licenziamenti diretti. Siamo di fronte a una manifattura che, pur producendo tecnicamente di più, non distribuisce ricchezza sotto forma di salari.

Il sentimento generale delle imprese rimane debole, offuscato da preoccupazioni sulla crescita futura. Una manifattura che non crea occupazione rischia di trasformarsi in un boomerang per lo Stato: senza stipendi non ci sono consumi, e senza consumi gli stimoli governativi alla domanda interna rischiano di essere solo un palliativo temporaneo. La Cina è ottimista sui numeri, molto meno sulle persone.


Domande e risposte

Perché un indice PMI di 50.1 è considerato una notizia positiva?

L’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) utilizza la soglia di 50 punti come spartiacque tra contrazione ed espansione economica. Un valore superiore a 50 indica che l’attività manifatturiera è in crescita rispetto al mese precedente. Essendo il dato di novembre (49.9) in contrazione e le previsioni per dicembre negative (49.8), il raggiungimento di quota 50.1 rappresenta un segnale inatteso di resilienza, suggerendo che il settore industriale sta tecnicamente, seppur lievemente, ripartendo.

Qual è la contraddizione principale evidenziata dai dati di dicembre?

La contraddizione risiede nella “crescita senza lavoro”. Normalmente, un aumento degli ordini e della produzione dovrebbe trainare le assunzioni. In Cina sta accadendo il contrario: la produzione sale leggermente grazie agli stimoli statali interni, ma le aziende licenziano o non sostituiscono il personale per tagliare i costi. Questo crea un paradosso economico in cui il PIL o la produzione industriale possono salire, ma il benessere sociale e la capacità di spesa delle famiglie rischiano di scendere.

Perché le aziende cinesi stanno abbassando i prezzi di vendita se i costi delle materie prime aumentano?

È una strategia di sopravvivenza difensiva tipica delle fasi di domanda incerta. Nonostante paghino di più per l’energia o i materiali (inflazione dei costi di input), le imprese non riescono a scaricare questi rincari sui clienti finali perché la concorrenza è spietata e la domanda, seppur in ripresa, è fragile. Preferiscono quindi ridurre i propri margini di profitto pur di mantenere le quote di mercato e sostenere i volumi di vendita.

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