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CINA: INQUINAMENTO INDICA UNO STOP TOTALE

 

 

Pechino città deserta, sotto quarantena

Non è per nulla semplice comprendere se le attività economiche e produttive in Cina siano effettivamente ferme o meno. Le voci sono contrastanti: prima Foxconn afferma di aver ricominciato, almeno parzialmente , le attività, quindi  viene smentita dalle autorità locali. Si hanno notizie di aziende aperte e subito chiuse, perchè da un lato ci sono grandi ordini che giacciono, dall’altro i pericoli legati al raduno dei lavoratori in fabbrica sono ancora molto, troppo alti.

Però esistono degli indicatori oggettivi non modificabili dal governo cinese, neanche volendo, e Pechino ha dimostrato che, se vuole, può dare un po’ i numeri che vuole. Tra questi quelli più interessanti sono quelli dell’inquinamento nelle regioni più importanti ed industrializzate, come Shanghai, Pechino, Guanghzou, Changdou. Vediamo i dati:

Sulla destra abbiamo la percentuale dell’inquinamento attuale rispetto alla media deisei anni precedenti, in modo da permettere una valutazione seria dell’attività produttiva in quelle aree Come si può vedere l’inquinamento attuale, pur con forti variazioni, dovute anche a fattori atmosferici, è anche di un quinto rispetto a quello storico. Ora anche se i processi produttivi possono essere più ecologici è impossibile che un calo simile sia delle dimensioni attuali senza un totale, o quasi, arresto delle attività produttive: infatti almeno l’inquinamento derivante dal riscaldamento domestico e dal minimo di attività logistica di sussistenza deve sussistere. I dati quindi parlano di un arresto totale, e, per ora, non si vede la possibilità di una ripartenza.

 


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