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Ciclo di Frenkel e i danni portati dalla moneta unica. Il caso greco

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La teoria del ciclo di Frenkel è un modello economico che spiega le conseguenze della creazione di una moneta unica tra paesi con diversi livelli di produttività e competitività. Secondo questa teoria, l’adozione di una moneta unica comporta una perdita di autonomia monetaria e fiscale per i paesi membri, che non possono più adeguare i tassi di cambio o i tassi di interesse in base alle loro esigenze. Inoltre, la moneta unica implica una convergenza dei prezzi tra i paesi, che favorisce i paesi più produttivi e competitivi a scapito di quelli meno efficienti.

La teoria del ciclo di Frenkel si applica alla crisi greca del 2007-2015, che ha avuto origine dalla crisi finanziaria globale e dalla scoperta del debito pubblico greco superiore a quello dichiarato. La Grecia, essendo membro dell’eurozona, non ha potuto svalutare la sua moneta per aumentare le esportazioni e stimolare la crescita. Al contrario, ha dovuto seguire le politiche di austerità imposte dalla Troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) per ricevere i prestiti necessari a evitare il default. Queste politiche hanno comportato tagli alla spesa pubblica, aumenti delle tasse, riduzioni dei salari e delle pensioni, privatizzazioni e riforme strutturali.

I danni sociali causati dal ciclo di Frenkel alla Grecia sono stati enormi. La Grecia ha subito una profonda recessione, con una contrazione del PIL del 25% tra il 2008 e il 2016. Il tasso di disoccupazione è salito al 27% nel 2013, con un picco del 60% tra i giovani. La povertà è aumentata dal 20% al 36% tra il 2009 e il 2015, con oltre il 40% dei bambini a rischio di esclusione sociale. La sanità pubblica è stata colpita da tagli e carenze di personale e di farmaci, con conseguenze sulla salute fisica e mentale della popolazione. La crisi ha anche provocato una crisi politica e sociale, con la crescita dell’estremismo e della violenza.

Per questi motivi, alcuni economisti e politici sostengono che sarebbe meglio per la Grecia uscire dalla moneta unica che continuare a subire i danni del ciclo di Frenkel. Uscire dall’euro consentirebbe alla Grecia di recuperare la sovranità monetaria e fiscale, di svalutare la propria moneta per riacquistare competitività, di stimolare la domanda interna e la crescita, di ridurre il debito pubblico tramite una ristrutturazione o una cancellazione parziale. Tuttavia, uscire dall’euro comporterebbe anche dei rischi e dei costi elevati, come l’instabilità finanziaria, la fuga di capitali, l’inflazione, il rischio di contagio ad altri paesi dell’eurozona, le reazioni negative dei partner europei e internazionali.

Bisognerebbe chiedere ai greci come la pensano, con un referendum. PErò l’ultima volta che questo venne fatto, nel 2015, il governo fece poi l’opposto di quanto votato dal popolo.

 

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