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Certo, il lavoro lo si crea per decreto legge. Perché il lavoro non manca mai.


di Davide Gionco

L’art. 1 della Costituzione dice chiaramente che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Dopo di che ci ritroviamo in Italia con milioni di disoccupati, con imprese che operano ben al di sotto del loro potenziale, con i nostri giovani (e non solo) che emigrano all’estero per cercare opportunità di lavoro.
E il tutto sembra confermato dalla frase lapidaria di molti sedicenti “economisti”, come l’ex ministro Elsa Fornero, i quali ripetono in ogni sede lo slogan “Il lavoro non si crea per decreto”.

A me sembra, invece, del tutto evidente che il lavoro lo si crea certamente per decreto legge e che se non c’è lavoro è per conseguenza di decisioni politiche sbagliate, non finaizzate a creare posti di lavoro. Concetto che ora andiamo a dimostrare.

Prima di tutto analizziamo come funziona il mercato del lavoro.
Molti pensano che “sono le imprese private” a creare lavoro, ma in realtà è una frase che non significa nulla. Una impresa privata crea posto di lavoro se c’è qualcuno, dei clienti, che domanda di produrre qualche cosa ed è disposto a pagarlo.
La produzione di “quella cosa” (un gelato, una cura medica, un ponte autostradale, un parco ben curato e pieno di fiori in cui passare il mio sabato pomeriggio) consentirà ai clienti di godere di un beneficio, motivo per il quale l’hanno richiesta.
Il pagamento in denaro, invece, consente al produttore, ovvero all’impresa con tutte le persone che vi lavorano, di ricevere in cambio un “certificato di valore” di quanto hanno prodotto e venduto, il quale potrà essere utilizzato in futuro per l’acquisto di altri beni e servizi utili, a beneficio di coloro che hanno venduto “quella cosa”.

Il denaro è, quindi, uno strumento per lo scambio di valore. Nessuna impresa privata “produce” denaro. Una impresa privata produce beni e servizi di valore che, se venduti, ovvero se scambiati con deli clienti, consente all’impresa di remunerare i propri lavoratori, i quali completeranno lo scambio di valore cedendo quel denaro ad altri produttori di beni e servizi.
Il denaro è uno strumento di supporto agli scambi che circola, passando di mano in mano e che viene “guadagnato” come forma di misura del valore dei beni servizi che un lavoratore ha prodotto e venduto.

La creazione di lavoro, quindi, è composta da 3 condizioni fondamentali:
1) La richiesta di beni e servizi da parte di un cliente
2) La capacità di produrre i beni o servizi richiesti
3) La disponibilità di denaro per effettuare il pagamento

L’affermazione per cui lo Stato non sarebbe in grado di creare lavoro per decreto significa, quindi, che lo Stato non sarebbe in grado di soddisfare le 3 condizioni di cui sopra.
Ma questo è evidentemente falso.

1) Lo Stato è certamente in grado di esprimere una richiesta di beni e servizi, diventando cliente di soggetti privati, singoli lavoratori (che potrebbero essere assunti), consulenti esterni, imprese che partecipano a delle gare d’appalto.
Se iniziassimo a scrivere la lista di tutto ciò che oggi sarebbe necessario, utile o semplicemente piacevole che lo Stato facesse, passeremmo ore ed ore, perché il lavoro da fare non manca mai!
A partire dalle opere indispensabili di messa in sicurezza del territorio e degli edifici, passando per il potenziamento dei servizi pubblici, fino anche all’abbellimento delle nostre città e del paesaggio.
Chi abbia già visitato la Svizzera, fra i paesi al mondo con il più alto tasso di occupazione, avrà notato la cura maniacale per i giardini pubblici, pieni di fiori, di siepi, di prati verdi, mentre in Italia nei parchi pubblici ci troviamo troppo spesso erbacce e rifiuti.
La Svizzera garantisce un lavoro a molte persone semplicemente impiegandole nei lavori di giardinaggio. Ed è solo un esempio di come lo Stato possa creare delle nuove opportunità di lavoro per i disoccupati e per le imprese. La piena occupazione non è conseguita perché tutti sono medici, ingegneri e ricercatori, ma anche con molti impiegi umili e semplici.
Quindi lo Stato può certamente, per decreto legge, creare una domanda di lavoro sufficiente ad impiegare tutti i disoccupati.

2) Evidentemente affinché il cliente veda soddisfatta la propria richiesta è necessario che esista la capacità di realizzare quel tipo di lavoro. Questo dipende evidentemente dalla formazione professionale. Se il “popolo di lavoratori potenziali” ha una scarsa formazione professionale, non sarà possibile creare posti di lavoro qualificati.
Il sistema produttivo è quindi in grado di produrre non tutto ciò che viene richiesto, ma solo ciò che è professionalmente in grado di realizzare. Tuttavia l’esistenza di una domanda stabile di beni e servizi sempre più qualificati unita ad investimenti nella formazione professionale consente gradualmente di aumentare la qualità e la quantità di beni e servizi prodotti.
Quindi lo Stato può certamente, per decreto legge, indirizzare il settore privato ed i propri dipendenti in modo che diventino capaci di produrre quanto richiesto, per soddisfare la domanda espressa al punto 1).

3) Ma veniamo al punto critico: il denaro. Se lo Stato non dispone di denaro, non può soddisfare la terza condizione per la creazione di posti di lavoro.
Elsa Fornero è convinta che lo Stato non può creare denaro per decreto, in quanto lo Stato non potrebbe spendere più di quanto incassa e, anzi, dovrebbe spendere meno di quanto incassa, per “ridurre il debito”.
Ma questa affermazione corrisponde al falso.
Come avviene oggi la creazione di denaro?
Avviene nel seguente modo: un ente di rappresentante dello Stato, chiamato banca centrale, commissione ad una tipografia la stampa di biglietti di carta colorati chiamati banconote, il cui costo di stampa si aggira sui 30 centesimi a biglietto.
Dopo di che, per legge, si dichiara che quei pezzi di carta hanno un valore legale monetario pari al numero che ci è stampato sopra: 5 €, 10 €, 20 €, ecc.
A questo punto chi detiene quel “nuovo denaro” lo mette in circolazione, spendendolo. Attualmente, sempre per legge, la messa in circolazione del denaro avviene tramite l’acquisto di titoli di stato, dopo di che il denaro perviene allo Stato che lo spende pagando stipendi di dipendenti e forniture da parte di imprese private.
Quindi la creazione di denaro e la sua messa in circolazione avvengono “per decreto legge”. Ovvero: nulla vieta che via sia una legge che dichiara “denaro” dei pezzi di legno o delle cifre scritte su dei computers, come fanno le banche. E nulla vieta che la messa in circolazione del denaro avvenga attribuendo la proprietà del denaro creato non alla banca centrale, ma direttamente al Tesoro dello Stato. Cosa che storicamente è già avvenuta e con successo.
Si tratta in tutti i casi di disposizioni giuridiche.
Quindi è falso che “per decreto legge” lo Stato non possa disporre di denaro aggiuntivo rispetto agli incassi fiscali, in quanto il denaro è già di per sè una creazione giuridica, così come lo sono le sue modalità di messa in circolazione.

Essendo lo Stato in grado, per decreto legge, di soddisfare le condizioni fondamentali 1) domanda, 2) capacità produttiva, 3) disponibilità di denaro, si conclude che lo Stato è certamente in grado, per decreto legge, di creare opportunità di lavoro per cittadini e imprese.

Anzi, diciamo di più.
La creazione di nuovi posti di lavoro, realizzata grazie a nuove immissioni di denaro, fa pervenire più denaro nelle tasche di dipendenti pubblici ed imprese fornitrici dello Stato, i quali a loro volta disporranno di più denaro da spendere, il che significherà un aumento della domanda privata di beni e servizi, a cui il sistema produttivo risponderà assumendo nuovo personale ed aumentando i posti di lavoro.
Il tutto fino al limite fisico della condizione 2), la capacità produttiva.
Il limite della capacità di produrre infatti è costituito dal pieno impiego di tutte le risorse. Una nazione che arrivi alla piena occupazione potrà ancora aumentare la produzione migliorando la qualifica professionale dei lavoratori ed investendo in nuovi macchinari, ma non sarà più possibile aumentarla mediante l’impiego di nuovi lavoratori, se non facendo arrivare degli immigrati.

A questo punto Elsa Fornerò ci dirà che “l’economia è complessa” (ma non ci dice come, ci lascia nel mistero, perché noi comuni mortali non saremmo in grado di comprendere) e che, magari, stampando denaro si potrebbe creare inflazione.
Ci siamo già occupati della questione in passato, dimostrando l’infondatezza di queste tesi.
Ma in questo articolo volevamo dimostrare che lo Stato può decreto legge effettivamente creare dei posti di lavoro.
Il fatto che una cattiva gestione del denaro possa in certi casi portare ad un aumento dell’inflazione, non dimostra che lo Stato non sia in grado, per decreto legge, di garantire la piena occupazione, ma casomai dimostra che le politiche monetarie devono essere gestite con attenzione per evitare degli effetti collaterali, come ad esempio ha fatto Mario Draghi che, pur creando con la BCE 2’500 miliardi di nuovi euro negli ultimi anni, li ha fatti quasi tutti andare a gonfiare la speculazione finanziaria internazionale, lasciando l’economia reale in depressione.

Avendo dimostrato che lo Stato è certamente grado, per decreto legge, di creare posti di lavoro e che è possibile farlo senza per forma generare una devastante iper-inflazione, la conclusione è che la non attuazione dell’art. 1 della Costituzione non è dovuto ad una impossibilità dettata dalle leggi della fisica o dell’economia, ma solo dalla decisione politica, consapevole o inconsapevole, di ha amministrato ed amministra il nostro paese.


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