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CEO DELLA PORSCHE SOTTO INCHIESTA PER REATI FINANZIARI

 

L’amministratore delegato della Porsche, Oliver Blume, è sotto inchiesta da parte della magistratura di Stoccarda a seguito dei gravi sospetti di reati finanziari che hanno anche portato ad una massiccia perquisizione della sede della società con l’intervento di oltre 180 poliziotti. Secondo quanto riportato dallo Stuttgarter Nachrichten,

Le accuse per Blume sono piuttosto pesanti e, se confermate, porterebbero a condanne sino a 10 anni di carcere. Si tratterebbe di un caso di corruzione che vede coinvolto il capo del “BretriebRat” il consiglio di fabbrica istituzionale, previsto dal modello tedesco di cogestione delle fabbriche, Uwe Huck, che avrebbe ricevuto da Blume e da vari membri del consiglio di amministrazione pagamenti illeciti per diverse centinaia di migliaia di euro, evidentemente per “Addomesticare” le visioni dei rappresentati dei lavoratori nel confronti delle politiche aziendali. Questa pratica oltre ad essere specificamente vietata dalla legislazione tedesca, configura un vero e proprio caso di corruzione che quindi si accompagna anche ad accuse di evasione fiscale legate all’origine dei denari stessi.  La normativa prevede che la remunerazione per i membri del consiglio di fabbrica sia uguale a quella dei dei lavoratori con carriere simili, invece Huck pare che per molti anni abbia percepito 500 mila euro in più, ma , curiosamente, non appare come accusato, ma  come testimone, probabilmente un premio per la sua collaborazione.

Questo caso comunque apre una luce sul reale funzionamento dei sistema di cogestione tedesco, spesso preso a modello per molti paesi, ma con aspetti corruttivi inaspettati in un paese che dovrebbe fare dell’onestà aziendale il proprio vanto. Evidentemente molto della superiorità morale ed industriale tedesco è un mero vanto.

 

 


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